Padre Wilhelm Steckling, riconfermato Superiore Generale dei Missionari Oblati di Maria Immacolata

Fra le nuove sfide, l’ “evangelizzazione del mondo secolarizzato”, afferma

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ROMA, giovedì, 16 settembre 2004 (ZENIT.org).- Nel corso del 34° Capitolo generale dei Missionari Oblati di Maria Immacolata (O.M.I), riunito dal 30 agosto fino al 26 settembre a Roma, è stato riconfermato alla guida della Congregazione, padre Wilhelm Steckling.



La Congregazione, fondata nel 1816 da Sant’Eugenio de Mazenod, ha riconfermato il mandato per i prossimi sei anni di padre Wilhelm, cinquantasettenne di origini tedesche, e con una lunga esperienza in America Latina alle spalle.

Il tema del Capitolo che vede riuniti 97 Oblati in rappresentanza dei 4.500 religiosi della Congregazione, presente in 70 Nazioni, è “Testimoni della speranza: una chiamata, la nostra missione”.

In un’intervista apparsa sul sito dei Missionari O.M.I., padre Wilhelm ha illustrato in primo luogo il progetto degli Oblati dal nome “Immensa speranza”, “titolo suggestivo che si riferisce naturalmente non ad una speranza limitata, modesta, ma alla prospettiva completamente nuova che si apre nella storia per l’intervento di Dio nel Figlio Gesù Cristo”.

Secondo padre Wilhelm, il progetto è “un processo comunitario di valutazione”. “L’attenzione di questa dinamica, che è durata quattro anni, focalizza la nostra ‘prassi missionaria’; non i principi o gli ideali, perché abbiamo già un’eccellente base di documenti, ma la pratica”, ha spiegato.

Interrogato sugli argomenti principali del Capitolo, il superiore generale degli Oblati ha affermato che, tra i tanti temi che verranno discussi, avranno particolare importanza “l’attenzione ai poveri di oggi, la formazione missionaria dei nostri candidati in un contesto più internazionale, la pastorale giovanile che è uscita come tema nuovo durante il processo, la domanda su come possiamo avere più missionari nelle parrocchie e la condivisione del carisma di Sant’Eugenio de Mazenod con i laici”.

Per quanto riguarda gli “avamposti missionari degli Oblati”, che Papa Pio XI amava definire gli “specialisti delle missioni difficili”, padre Wilhelm ha detto che una delle più grandi sfide missionarie per la Congregazione è l’ “evangelizzazione del mondo secolarizzato”.

Il secondo avamposto è “il dialogo interreligioso”, che rappresenta “una grande sfida” ed avanza “in alcuni Paesi in maniera serena”, ma in altri deve “confrontarsi col problema del fondamentalismo”.

Il terzo avamposto è, per il superiore, “la riconciliazione e la cura delle ferite del passato”, mentre il quarto è costituito dall’ “aumento della povertà in America Latina e in Africa” .

“Tanti nostri confratelli servono in queste situazioni senza fare troppo notizia – ha ricordato il Superiore Generale –. Emerge però la voglia di non rimanere silenziosi in tante situazioni, e si fortifica in questo contesto il lavoro per Giustizia, Pace e integrità del Creato facendo presente la voce dei poveri laddove si prendono le decisioni che li riguardano”.

“Noi Oblati siamo stati recentemente riconosciuti dall’ONU come Organismo Non Governativo (ONG) e così avremo una voce su questi argomenti”, ha ricordato.

Il quinto avamposto, ha spiegato di seguito, è “un campo di missione speciale e nuovo che si è appena aperto”, cioè i Paesi comunisti ed ex comunisti, in cui “c’è tanto lavoro missionario da fare e anche tanta apertura della gente”, ha proseguito. “Spesso – ha aggiunto – è un lavoro di prima evangelizzazione”.

In alcune dichiarazioni rilasciate questo mercoledì a “Radio Vaticana”, ha parlato di “una nuova frontiera, forse la più difficile” quella del dialogo interreligioso: “Fare missione in Paesi musulmani, quindi, a volte in Paesi caratterizzati da conflitti armati, come il sud delle Filippine”.

“Un’altra frontiera poi è quella dell’est europeo. Alcune nuove fondazioni sono nate in Bielorussia, in Romania e nel resto del mondo ex comunista e ancora comunista. (…) C’è tanto da fare. E io dico sempre: un missionario non resterà mai senza lavoro”, ha aggiunto.

Sempre nell’intervista pubblicata dal sito dei Missionari O.M.I., Padre Wilhelm Steckling è poi passato a trattare del calo numerico degli Oblati, “soprattutto nei Paesi occidentali”, ma ha affermato che costituisce “un segno di speranza” il fatto che, nonostante un calo dell’11% negli ultimi sei anni, i candidati siano aumentati del 4% e siano attualmente 676.

I cambiamenti, ha detto, “corrispondono al cambio demografico generale nelle popolazioni., il che significa che gli Oblati devono essere flessibili e cambiare”. Questo vuol dire “essere aperti agli stranieri, chiudere tanti posti dove siamo stati presenti per cento anni, ma anche aprire nuove missioni”.

Per fare questo, ha proseguito, l’Occidente, “che ha sempre dato all’Africa, all’Asia e all’America latina”, ora “deve umilmente cominciare a ricevere”.

Per padre Wilhelm, il vero problema dell’Occidente “non è il calo dei numeri in sé” perché “si può essere buoni missionari con poca gente”, ma il fatto di “lasciar cadere lo spirito”.

Riguardo al futuro della Congregazione, infine, “si deve condividere di più: personale, finanze, esperienza” e condizione indispensabile per farlo è “una formazione in contesto più internazionale e missionaria”, ad esempio cooperando tra Nazioni vicine, come fanno già Italia e Spagna.

Il Regno di Cristo, del resto, “non conosce frontiere”, ha quindi concluso.