«Pakistan - Nel segno della croce»

Umiliati, discriminati, perseguitati, uccisi. Il Pakistan è ancora uno dei Paesi in cui è più difficile vivere per un cristiano. E luogo di straordinarie testimonianze di fede

Roma, (ACS Italia) | 908 hits

Leggendo «Pakistan - Nel segno della croce» viaggerete insieme ad Aiuto alla Chiesa che Soffre nel Paese asiatico e ascolterete le coraggiose testimonianze di chi è disposto a pagare con la vita il prezzo della sua fede in Dio. Incontrerete Suor Daniela che, nonostante le ripetute minacce dei talebani, continua con le sue consorelle a gestire una piccola libreria cristiana a Karachi. Conoscerete don Ryan, disposto a morire pur di realizzare il suo sogno di diventare sacerdote. Assisterete all’incredibile ritorno a casa del piccolo Samir, sfuggito ai rapitori che volevano portarlo in Afghanistan e trasformarlo in kamikaze.

La quotidianità dei cristiani pachistani è fatta di miseria, ingiustizia e di discriminazione. Perfino i libri scolastici definiscono i non musulmani «cittadini di serie B» e non è difficile che la maestra assegni ai bambini un tema dal titolo «Scrivi una lettera a un tuo amico e invitalo a convertirsi all’Islam».

«Dobbiamo condurre una vita eroica, perché qui in Pakistan le persone vengono uccise continuamente» racconta Suor Miriam.

Lo strumento privilegiato della persecuzione cristiana in Pakistan è la legge anti-blasfemia, la cosiddetta legge nera, che prevede il carcere a vita per chi profana il Corano e la pena capitale per chi insulta il profeta Maometto. È sufficiente un’accusa, senza alcuna prova, per essere bollati come blasfemi e immediatamente incarcerati. Non è necessario dimostrare la colpevolezza dell’imputato, è lui che deve dimostrare la sua innocenza. La norma è facilmente usata come mezzo di vendetta, in special modo contro i cristiani. Dall’introduzione della legge nel 1986 sono oltre 1200 le persone accusate ufficialmente di blasfemia: un’infamia che non può essere lavata neanche dalla completa assoluzione. Chi viene assolto, rischia di essere comunque ucciso dai fondamentalisti. Spesso poi le denunce per blasfemia scatenano veri e propri massacri.

Appena lo scorso 8 marzo, a Lahore, un giovane cristiano è stato incolpato di vilipendio a Maometto. Tremila musulmani hanno invaso il quartiere cristiano in cui viveva il ragazzo, incendiando 178 case e due chiese. Tutto è stato distrutto, ma fortunatamente nessuno ha perso la vita. Memori di altri efferati attacchi subiti dalla minoranza cristiana, gli abitanti erano fuggiti immediatamente.

Potete richiedere il libro inviando un'offerta minima di 8 euro. Scrivete ad acs@acs-italia.org ricordandovi di indicare il vostro indirizzo.