Paolo di Tarso, Santo ecumenico

Punto di riferimento anche per il mondo protestante

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ROMA, mercoledì, 2 luglio 2008 (ZENIT.org).- “Quando si parla di Paolo, l'apostolo, un protestante ha come l'impressione che si stia parlando anche di lui”, sostiene Luca Baratto, pastore e curatore del programma di Radiouno “Culto Evangelico”, sul settimanale NEV – Notizie Evangeliche.

Paolo, afferma in un editoriale apparso sul numero di questo mercoledì, “è l'apostolo preferito dai protestanti, e non solo perché non ha successori diretti”.

Il Santo di Tarso è infatti “ricollegabile a tutti i principali enunciati teologici della Riforma”: “è incluso nel 'Sola Scriptura' in quanto autore di un cospicuo corpo di epistole che costituiscono i testi più antichi del Nuovo Testamento”, così come “i principi del 'Sola Gratia' e 'Sola Fide' sono il risultato di una profonda riflessione dei riformatori sulle pagine dell'apostolo, sul significato della giustizia di Dio e della giustificazione per grazia mediante la fede che Paolo annuncia nelle lettere ai Romani e ai Galati”.

Allo stesso modo, “anche il 'Solus Christus' ha una chiara impronta paolina, la centralità e l'esclusività del Signore morto e risorto, la 'teologia della croce' contro la 'teologia della gloria' di una chiesa imperante”.

“Non solo Paolo sta all'inizio, alla nascita del protestantesimo, ma è rimasto presente anche nei secoli successivi”, ha osservato Baratto.

“Se parlare di Paolo non significa parlare dei protestanti – ha proseguito –, è invece vero che chiunque voglia parlare di Paolo non può non parlare con i protestanti”.

Se uno degli intenti dell'Anno dedicato all'Apostolo delle genti è apprendere “la verità e la fede in cui sono radicate le ragioni dell'unità tra i discepoli di Cristo”, “questo evento non può non tradursi in un rilancio del dialogo ecumenico tra cattolicesimo e protestantesimo, cioè con quella parte di cristianità occidentale che molto ha riflettuto su Paolo e la cui teologia spesso giudicata mancante, per esempio nella concezione della chiesa, affonda le sue radici nella teologia biblica in generale e in quella paolina in particolare”.

Sul dialogo ecumenico, infatti, “Paolo ha molto da insegnare”.

Vissuto in un ambiente in cui le chiese cristiane nascenti erano molto diverse le une dalle altre, “ha lottato per un cristianesimo inclusivo” e di fronte alla diversità tra le chiese proponeva la centralità di Cristo: “un'unità che si basa sul sapere chi è Gesù Cristo e che spazio ha nella nostra vita di singoli e chiese”.

Il suo essere “portatore di un messaggio che va al di là di barriere culturali, può portarci a riflettere sull'idea di inculturazione dell'evangelo in un mondo globalizzato come il nostro”.

Baratto ha concluso affermando che “sono tantissime le piste di riflessione che partono da Paolo per il nostro presente”.

“Ma se parlate di lui – ha osservato –, parlate anche con noi, con quella tradizione teologica che così tanto deve alla predicazione dell'apostolo”.