Papa Francesco ci conferma nella Fede

Eletto da quasi un mese, il nuovo Pontefice "è uno di noi"

Milano, (Zenit.org) Padre Piero Gheddo, PIME | 591 hits

Da quasi un mese, dal 13 marzo, abbiamo la gioia di avere Papa Francesco, una gioia condivisa, perché il nuovo Vescovo di Roma ha toccato il cuore di molti. Dall’Algeria, paese musulmano, padre Silvano Zoccarato scrive: “La gente ripete con gioia: “E’ uno di noi”. Dal Bangladesh, altro paese musulmano, padre Paolo Ballan scrive da Dacca che nelle celebrazioni pasquali della sua parrocchia di Mirpur, quartiere popolare della capitale, quest’anno sono convenuti molti musulmani, incuriositi a capire cosa succede nella Chiesa; ha dovuto mettere all’esterno della chiesa degli altoparlanti perché non pochi cristiani erano rimasti fuori.

Lo Spirito Santo ha preso Jorge Mario Bergoglio “quasi dalla fine del mondo” e l’ha portato nelle nostre antiche Chiese d’Europa come un seme di rinnovamento e una sfida al nostro modo di concepire il vescovo, il prete, la parrocchia, la pastorale e la vita cristiana. Già da sacerdote gesuita e poi da vescovo ausiliare (1992) e da arcivescovo di Buenos Aires (1998), Giorgio Mario Bergoglio aveva dato molti segni delle novità di cui era portatore, eppure era stato eletto e scelto per compiti di sempre maggior responsabilità. Seguiva la sua linea con umiltà e pazienza, suscitando anche opposizioni e critiche, ma confidando sempre nello Spirito Santo.

Fino al fatto imprevisto e a priori incredibile: che 115 cardinali (età media 73 anni), provenienti dai cinque continenti, che parlano lingue diverse (si intendono in italiano e latino), hanno vissuto storie diverse, vengono da culture e paesi diversi, in grande maggioranza non si erano mai incontrati; ebbene, questi 115 anziani si riuniscono in clausura nella Cappella Sistina, pregano, discutono, votano e un giorno e mezzo dopo eleggono il Papa che nessuno prevedeva: proprio il Giorgio Mario Bergoglio, conosciuto come prete gesuita, vescovo e cardinale portatore di novità diciamo “rivoluzionarie” nella Chiesa cattolica. Sia pure la “rivoluzione”  del Vangelo che non è mai una rottura col passato, ma un passo in avanti. Verso dove? Verso il modello di Gesù Cristo, l’uomo-Dio che ha salvato l’umanità sacrificandosi sulla Croce e risorgendo il terzo giorno. E poi, i 115 rappresentanti di ogni parte del mondo, eccoli uno dopo l’altro, con tutte le loro grandi diversità che assieme hanno formato una ricchezza, a giurare obbedienza e fedeltà al Papa. Certamente non pochi di essi, all’inizio, non erano favorevoli a tutto quello che  Bergoglio rappresentava e rappresenta. Eppure, un giorno e mezzo nella Cappella Sistina convince tutti: hanno scelto lui con grande coraggio.

Un amico mi dice: “Non avrei mai creduto possibile che 115 anziani avrebbero scelto un giovane di spirito così diverso da quasi tutti loro!”. Nella nostra Italia, più d’un mese dopo le elezioni politiche, i nostri eletti dal popolo non riescono a darci un governo e un nuovo Capo di Stato. E non parliamo dei veti incrociati che bloccano l’Onu e la Comunità Europea! Per noi credenti in Cristo, l’elezione di Papa Francesco, oltre a tutto il resto, è la lampante conferma della nostra Fede nello Spirito Santo che, al di là di ogni crisi, governa e guida la Chiesa. Nulla nel mondo è paragonabile all’unità e fedeltà del miliardo e 200 milioni di cattolici che, chiunque esso sia, credono e vedono nel Papa il Vicario di Cristo e, pur con tutti i limiti, gli alti e bassi e i tradimenti degli uomini, gli obbediscono, lo seguono e si riconoscono nel “Corpo mistico di Cristo” rappresentato visibilmente dal Pontefice romano. Questa volta eletto, come sappiamo, da 115 anziani, non più intelligenti o sapienti di tanti altri come loro, che ancora ricoprono posti di comando. Ma quale altro impero o ente internazionale, quale altra religione o multinazionale, ha prodotto qualcosa di simile a quello che abbiamo visto con i nostri occhi il 13 marzo scorso?

Ma tutto questo non può essere assolutamente un vanto di cui gloriarci. Sarebbe assurdo! E’ una conferma della nostra Fede non solo in Dio Padre, in Gesù Cristo e nello Spirito Santo, ma proprio nella Chiesa cattolica che ha questa vitalità e giovinezza interna per cui, da duemila anni, risorge dopo aver ricevuto batoste mortali, persecuzioni interminabili e sanguinosissime, tradimenti e abbandoni dolorosi che l’hanno umiliata e tramortita. Quanti battezzati dicono: “Gesù Cristo sì, ma la Chiesa e i preti no”. Sappiano, questi cari amici (ne conosco parecchi), che l’autentico Cristo s’incontra solo nella Chiesa cattolica, che apre le porte a tutti. Fuori dell’obbedienza alla Chiesa e al Papa si incontrano molti “cristi fai da te” che non sono autentici e portano fuori strada. Solo Dio giudica le intenzioni dei singoli, ma la verità è questa, come dimostrano l’elezione di Papa Francesco e i suoi primi passi. Ma questo non basta. Tutti noi, credenti in Cristo, siamo impegnati a seguire Papa Francesco e ad accompagnarlo con la preghiera e la testimonianza, cioè la “tensione missionaria” verso l’annunzio ai lontani, agli ultimi, alle pecorelle smarrite.