Papa Francesco e Giovanni Paolo II: un cerchio che si chiude

Otto anni fa il Beato Wojtyla tornava alla Casa del Padre. Le parole dell'allora cardinale Bergoglio dopo la sua morte e la speranza del cardinale Dziwisz della canonizzazione entro l'Anno della Fede

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 1301 hits

Sono trascorsi otto anni, eppure sembra ieri quando, nel pomeriggio di questo stesso giorno, folti gruppi di fedeli iniziavano ad affollare piazza San Pietro per esprimere la loro vicinanza a Giovanni Paolo II in quello che, tutti affermavano con certezza, sarebbe stato il suo ultimo giorno.

Già parecchie settimane prima le condizioni cliniche di Papa Wojtyla erano peggiorate e il 2 aprile, nella tarda mattinata, si era aggiunta una preoccupante febbre alta. Tuttavia, il Pontefice, “opportunamente sollecitato” rispondeva ancora “correttamente” alle domande, come dichiarò l’allora portavoce della Santa Sede, Joaquin Navarro-Valls.

Alle 19.58, però, circola già la notizia dell’aggravarsi della salute del Santo Padre per alcune complicazioni cardiache. Qualche ora dopo, alle 21.37, Giovanni Paolo II pone fine alle sofferenze della sua vita terrena e torna alla Casa del Padre.

Lo annuncia, alle 22.03, mons. Leonardo Sandri, con la voce rotta dal pianto, ai 60.000 fedeli radunatisi nel frattempo in San Pietro. Dalla piazza parte un unico, lunghissimo, applauso. Le televisioni di tutto il mondo mostrano i volti rigati dalle lacrime e gli occhi della gente ancora rivolti verso la finestra illuminata al terzo piano del Palazzo apostolico.

Il cardinale Angelo Sodano, allora segretario di Stato Vaticano, intona al microfono la preghiera del De Profundis, e, alle 22.39, suona il primo rintocco del campanone della Basilica, a cui, dopo un'ora, si aggiungono quelli delle campane di tutte le chiese di Roma.

Anche in Polonia, terra natia del Pontefice defunto, i rintocchi baritonali della grande campana di Sigismondo a Cracovia, comunicano la triste notizia alla moltitudine di persone che, dalle 22, si era riversata nel piazzale antistante l'arcivescovado e sulla collina dell'antica cattedrale del castello del Wawel. 

La notizia si diffonde in tutto il globo e nei giorni successivi non si parla d’altro. Giovanni Paolo II è un Papa che ha lasciato il segno, e il popolo di Dio sparso in tutto il mondo vuole commemorarlo nel modo migliore possibile, come merita.

Anche Oltreoceano, in Argentina, l’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio ricorda Wojtyla, celebrando il 4 aprile una Messa nella Cattedrale metropolitana. Il legame tra il Beato e l’attuale Papa Francesco è sempre stato molto stretto; fu proprio Giovanni Paolo II a nominare Bergoglio vescovo nel 1992, per poi crearlo cardinale nel 2001.

Durante la Messa nella Cattedrale , l’arcivescovo di Buenos Aires centrò la sua omelia sulla “coerenza”, quale prima virtù per seguire il cammino di Cristo e segno caratteristico della personalità del Papa defunto. “Giovanni Paolo II - disse - è semplicemente stato coerente, non ha mai ingannato, mai ha mentito, mai ha manipolato. Era in comunione con il suo popolo, con la coerenza di un uomo di Dio, con la coerenza di chi tutte le mattine passava molte ore in adorazione e, proprio perché pregava, si lasciava plasmare dalla forza di Dio”.

Come Gesù quando vide Natanaele venirgli incontro disse “Ecco davvero un israelita in cui non c’è falsità” (Gv 1, 47-51), “anche noi – affermò l’allora cardinale – possiamo dirlo di Giovanni Paolo II, il coerente”. Ma tale coerenza, precisò, “non si compra”, “non si studia”, ma “va coltivata nel cuore con l’adorazione, con l’unzione del servizio agli altri e una retta condotta”. Wojtyla era coerente, quindi, “perché si è lasciato cesellare dalla volontà di Dio. Si è lasciato umiliare dalla volontà di Dio. Lasciò che crescesse nel suo animo questa attitudine all’obbedienza che ebbe il nostro padre Abramo e poi tutti coloro che lo seguirono”.

E il cardinal Bergoglio continuò a seguire Giovanni Paolo II e la linea di coerenza da lui tracciata fino in fondo. Il 1° maggio 2011, poi, mentre a Roma Benedetto XVI presiedeva la Messa di Beatificazione di Karol Wojtyla, la Chiesa argentina viveva un giorno di festa.

Ancora una volta l’arcivescovo Bergoglio celebrò una solenne Messa nella Cattedrale di Buenos Aires per ringraziare Dio del dono del Pontefice Beato. Anche in quell'occasione parole commosse e sentite: “Giovanni Paolo II non ha avuto paura perché ha vissuto la sua vita contemplando il Signore Risorto”, e proprio in virtù di questo “abbatté le dittature”. Auspicò quindi: “Possano risuonare anche oggi nel nostro cuore le parole di Gesù e del Beato Giovanni Paolo: Non abbiate paura”. 

Il legame tra Wojtyla e Bergoglio è oggi ancora più forte e vivo. Dal momento in cui Francesco è salito al Soglio di Pietro, i media si sono sprecati in confronti e paragoni tra i due Papi. Se Bergoglio è da subito sembrato troppo diverso da Benedetto XVI, il richiamo è andato subito al suo ‘pre-predecessore’: per il carisma, per il modo di relazionarsi alla gente e per lo stile di comunicazione chiaro e diretto.

Non solo i giornalisti e la gente comune, ma anche chi ha vissuto realmente al fianco del Beato si è accorto dei punti di vicinanza tra il Papa polacco e il Papa argentino. Su tutti, il cardinale Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia, storico segretario particolare di Giovanni Paolo II, che in un’intervista a Vatican Insider ha esplicitamente dichiarato: “Sono contento della nostra scelta in Conclave per tanti motivi, uno su tutti: perché Bergoglio parla la lingua della povertà, con discorsi freschi, e la Chiesa ha bisogno di questo carisma. E poi perché assomiglia a Karol Wojtyla”.

“Sono convinto – ha detto - che la storia li accomunerà in un’opera: avere aperto le porte della Chiesa a tutti, rendendola più vicina alla vita quotidiana e concreta della gente; avere creato ponti anche con ‘mondi’ lontani e avversi”.

Inoltre, secondo Dziwisz, i due Papi “non hanno identificato nel marxismo la soluzione dei problemi sociali”, lottando uno “contro gli estremismi del comunismo”, l’altro “contro le distorsioni della ‘Teologia della Liberazione’”.

Il cerchio sembra dunque chiudersi. I pilastri gettati dalle intuizioni di Giovanni Paolo II già avevano trovato una loro ‘sistemazione’ teologica e dottrinale con Benedetto XVI. Ora, forte di questo ‘lavoro’, Papa Francesco può proseguire nella costruzione di una Chiesa rinnovata, adatta ai tempi moderni, senza alcuna esitazione, raccogliendo importanti frutti.

Uno di questi, potrebbe essere proprio la canonizzazione di Giovanni Paolo II, evento che la Polonia e tutto il mondo invoca già da un anno. Il cardinale Dziwisz, in proposito, ha manifestato la speranza che avvenga a conclusione dell’Anno della Fede: “Sarebbe meraviglioso a ottobre - ha detto - a 35 anni dalla elezione di Wojtyla al Soglio di Pietro”. In ogni caso, ha sottolineato, “sono felice che sarà proprio Francesco a celebrarla”.

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Per approfondimenti:

http://www.aica.org/aica/documentos_files/Obispos_Argentinos/Bergoglio/2005/2005_04_04_JPII.htm

http://www.aicaold.com.ar/docs_blanco.php?id=1146

http://vaticaninsider.lastampa.it/documenti/dettaglio-articolo/articolo/dziwisz-giovanni-paolo-ii-john-paul-ii-juan-pablo-ii-23661/