Papa Francesco e la dottrina sociale cattolica

Il dibattito sull'economia, l'uguaglianza e la povertà è destinato a continuare

Roma, (Zenit.org) John Flynn, L.C. | 542 hits

In appena un mese come capo della Chiesa di Roma, papa Francesco ha messo in chiaro la sua attenzione per i poveri e il suo desiderio per un approccio più semplice.

Le domande relative alla dottrina sociale della Chiesa, a partire dalla povertà, dalla distribuzione della ricchezza e dalla gestione delle istituzioni finanziarie, sono certamente state tematiche all’ordine del giorno in questi ultimi anni di turbolenza economica.

Jerry Z. Mullor, professore di Storia all’Università Cattolica d’America, ha pubblicato una riflessione sull’argomento nel numero di marzo/aprile della rivista Foreign Affairs.

Nel suo articolo Capitalism and Inequality: What the Right and the Left Get Wrong (Capitalismo e disuguaglianza: dove sbagliano la destra e la sinistra), Mullor osserva che la disuguaglianza sta crescendo quasi ovunque nel mondo capitalista post-industriale. L’autore afferma che se tale processo continuasse potrebbe generare delle ripercussioni contro il capitalismo in generale.

Mullor dà credito al capitalismo e a come esso ha “generato un fenomenale balzo in avanti nel progresso umano”, ma osserva che questo sistema ha portato con sé l’insicurezza e, con gli ultimi sviluppi nei mercati finanziari ed internazionali, crescenti rischi non solo per le classi più svantaggiate ma anche per la classe media.

Le barriere all’eguaglianza delle opportunità sono state assai ridotte, riconosce Mullor, ma non tutti hanno uguali possibilità di sfruttarle. Un fattore citato da Mullor è quello della famiglia. I figli cresciuti da due genitori in una unione stabile hanno più probabilità di sviluppare le qualità che portano al successo nella vita.

Dopo aver analizzato vari fattori, Mullor conclude che “la disuguaglianza nelle società capitaliste avanzate sembra essere crescente ed ineluttabile”.

Che fare, dunque? La redistribuzione o i sussidi governativi sembrano a prima vista appetibili ma entrambi presentano dei sostanziali inconvenienti. L’autore raccomanda di incoraggiare l’innovazione, mantenendo le reti di sicurezza pubbliche e incentivando l’accesso all’istruzione.

Mullor esorta a trovare la giusta via di mezzo tra la politica del privilegio e la politica del risentimento, che significa non incensare, né demonizzare il capitalismo.

Altre interessanti riflessioni su questi argomenti sono state pubblicate nell’ultima edizione del Journal of Markets and Morality (vol.15, n°2) dell’Acton Institute.

Nel suo saggio Illustrating the Need for Dialogue between Political Economy and Catholic Social Teaching, Antonio Pancorbo, dell’Associazione Spagnola per lo Studio della Dottrina Sociale Cattolica, invoca un più intenso dialogo tra l’economia e la dottrina sociale cattolica.

Commentando l’ultima enciclica di Benedetto XVI, Caritas in veritate, Pancorbo osserva che la soluzione per l’attuale crisi economica non è semplice e che ancora si dibatte se la chiave sia in un minore o in un maggiore ruolo dello stato.

Pancorbo esprime numerose critiche allo stato assistenziale ma riconosce anche quanto sia comunemente accettato che la società debba provvedere ai bisogni essenziali della gente. Ammette che la Caritas in veritate descrive la disuguaglianza come un male sociale ma poi argomenta anche che è più costruttivo ridurre la povertà, più che provare ad eliminare tutte le disuguaglianze.

“Sembra che il pensiero economico debba collaborare con la Chiesa nello stabilire linee guida per l’azione che siano moralmente accettabili, che non ignorino le leggi economiche e che propongano soluzioni fattibili alle questioni politiche ed economiche”, conclude Pancorbo. Una dichiarazione, quest’ultima, con cui molti potranno essere d’accordo ma non facile da mettere in pratica.

Un ulteriore saggio, a cura di Ryan Langrill e Virgil Henry Storr, della George Mason University, è intitolato The Moral Meaning of Markets (Il significato morale dei mercati).

I mercati sono spesso difesi su basi pragmatiche, per la loro efficienza economica, osservano gli autori. Fanno appello, tuttavia, ad una visione più ampia, per considerare il ruolo delle virtù nell’ambito delle operazioni di mercato.

I mercati funzionano meglio, affermano Langrill e Storr, quando gli attori posseggono virtù che vanno oltre la prudenza. I mercati dipendono dalla virtù e, al tempo stesso, le promuovono.

L’avidità può diventare davvero dominante nel mercato, riconoscono i due studiosi, ma non è una conseguenza inevitabile, né è l’unico modo per raggiungere la prosperità.

“Celebrare l’egoismo non aiuta la causa del mercato”, scrivono i due studiosi americani, che, tuttavia, affermano anche che è sbagliato guardare ai mercati come qualcosa di “moralmente inferiore” se paragonati a forme alternative di coordinazione.

Un terzo saggio focalizza nuovamente l’attenzione sul tema della disuguaglianza: Biblical Warnings to ‘the Rich’ and the Challenge of Contemporary Affluence (Ammonimento biblici ai “ricchi” e la sfida dell’affluenza contemporanea), a cura di Clive Beed, già membro del Dipartimento di Economia all’Università di Boston, e Cara Beed, già membro del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Cattolica Australiana.

Ai tempi della Bibbia, non esisteva alcuna classe media e i livelli di ricchezza sono drasticamente cambiati da allora, osservano i due studiosi australiani, che poi ammettono: “L’esistenza di un ampio gap tra ricchi e poveri è un anatema per i disegni di Dio”.

Gli ammonimenti della Bibbia ai ricchi non si applicano alla classe media, affermano gli autori. Ciononostante, i cristiani hanno la responsabilità di aiutare chi è povero e ciò vale ancor di più per chi è ricco.

Con i problemi economici che continuano ad affliggere molti paesi e un nuovo Papa che sicuramente continuerà a richiamare l’attenzione verso i più bisognosi, l’economia di mercato e la dottrina sociale della Chiesa continueranno ad essere materie assai dibattute.