Papa Francesco e re Abdallah: stima reciproca e impegno per la pace

Con il sovrano di Giordania il primo incontro ufficiale del Pontefice in Terra Santa. Soluzione ai conflitti in Medio Oriente, assistenza ai rifugiati e dialogo inter-religioso tra i temi affrontati

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 444 hits

Papa Francesco è arrivato all’aeroporto Queen Alia di Amman intorno alle 12.00, ora italiana. Vezzeggiato da una discreta brezza e lambito da un caldo sole, ha percorso le scalette dell’aereo sotto le quali, ad attenderlo, vi erano le più alte autorità giordane.

Il primo incontro del Pontefice è stato con il principe Ghazi bin Muhammed, kepiah in testa e modi cortesi, cugino del sovrano di Giordania, re Abdallah II. I due si sono intrattenuti amabilmente per pochi minuti, dopo di che la delegazione vaticana è partita alla volta del Palazzo reale, situato a una quarantina di chilometri dall’aeroporto. Lungo il tragitto, drappelli di persone hanno salutato l’auto del Papa sventolando bandiere della Giordania e della Città del Vaticano. Giunto in questo signorile edificio, il Papa è stato accolto dal re Abdallah II e da sua moglie, la regina Rania.

Presso la sala adibita per la cerimonia di benvenuto sono arrivati intorno alle 13.25, ora italiana. Il primo a prendere la parola è stato il re Abdallah II. Il sovrano ha introdotto il suo discorso in lingua araba, parlando delle radici spirituali delle religioni del libro che affondano in Giordania. Un incipit al proseguimento del suo intervento, in lingua inglese, che è stato un vero e proprio appello alla necessità di dialogo tra “anime diverse di un popolo”. Re Abdallah II non ha mancato poi di riconoscere il ruolo che la Chiesa svolge nel promuovere la convivenza.

Tolta l’auricolare per la traduzione simultanea e raggiunto l’ambone, ha preso poi la parola papa Francesco.  “Ringrazio Dio di poter visitare il Regno Hascemita di Giordania, sulle orme dei miei predecessori Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI”. È stato questo il primo messaggio del viaggio in Terra Santa del Pontefice, il quale ha poi ringraziato re Abdallah II per l’accoglienza estendendo i saluti “ai membri della famiglia reale, al Governo e al popolo di Giordania, terra ricca di storia e di grande significato religioso per l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam”.

Il Papa ha sottolineato la vocazione all’accoglienza che contraddistingue la Giordania, nella quale sono ospitati “una grande quantità di rifugiati palestinesi, iracheni e provenienti da altre aree di crisi, in particolare dalla vicina Siria, sconvolta da un conflitto che dura da troppo tempo”.

Scandendo bene le parole e guardando negli occhi il suo interlocutore, il Santo Padre ha dunque proseguito: “Tale accoglienza merita, Maestà, la stima e il sostegno della comunità internazionale”. Un impegno cui la Chiesa, come sua tradizione, contribuisce attivamente, “soprattutto tramite Caritas Giordania”, ha precisato il Papa.

Giordania e Santa Sede si trovano fianco a fianco anche nel lavoro a favore della pace. “Mentre con dolore constato la permanenza di forti tensioni nell’area medio-orientale, ringrazio le autorità del Regno per quello che fanno e incoraggio a continuare ad impegnarsi nella ricerca dell’auspicata durevole pace per tutta la Regione”, l’attestato del Pontefice. Che ha dunque richiamato alla “necessaria e urgente” soluzione per la crisi siriana e per il conflitto israelo-palestinese.

Dopo aver rinnovato il proprio “profondo rispetto” e “stima” per la comunità musulmana, il Papa ha espresso riconoscenza alla Giordania “per aver incoraggiato diverse importanti iniziative a favore del dialogo interreligioso per la promozione della comprensione tra Ebrei, Cristiani e Musulmani”.

Il Santo Padre ha inoltre rivolto un “saluto carico di affetto alle comunità cristiane, curate da questo Regno”, che, “presenti nel Paese fin dall’età apostolica, offrono il loro contributo per il bene comune della società nella quale sono pienamente inserite”. Il Vescovo di Roma ha rilevato l’importanza della “qualificata e apprezzata azione” che svolgono nel Paese pur essendo “numericamente minoritarie”. In tal senso ha citato la presenza di scuole e ospedali. E ha poi sottolineato che i cristiani in Giordania “possono professare con tranquillità la loro fede, nel rispetto della libertà religiosa, che è un fondamentale diritto umano e che auspico vivamente venga tenuto in grande considerazione in ogni parte del Medio Oriente e del mondo intero”.

Infine, il Pontefice ha rivolto “uno speciale augurio per la pace e la prosperità del Regno di Giordania e del suo popolo, con l’auspicio che questa visita contribuisca ad incrementare e promuovere buone e cordiali relazioni tra cristiani e musulmani”. Prima di un breve saluto in lingua araba, papa Francesco ha quindi esortato: “E che il Signore ci difenda tutti dalla paura del cambiamento”.