Papa Francesco, la "Lumen Fidei" e l'arte Sacra (Quarta parte)

La storia dell'arte sacra come specchio della fede

Roma, (Zenit.org) Rodolfo Papa | 731 hits

Nell’articolo precedente intitolato Papa Francesco, la Lumen Fidei e l’arte sacra (terza parte). La fede nel cammino della storia1, abbiamo messo in evidenza come l’enciclica sottolinei il legame insopprimibile tra la verità della fede e la realtà della storia: la luce di Cristo illumina la storia, vive nella storia, si incarna nella tradizione.

Il completo coinvolgimento della storia dell’uomo nella luce della fede, implica il pensare anche la storia dell’arte in questa prospettiva, fino a delineare la storia dell’arte come specchio della fede.

La memoria della storia implica fede nella concretezza della presenza di Dio nella vita degli uomini, elemento da recuperare costantemente nella nostra cultura: «La nostra cultura ha perso la percezione di questa presenza concreta di Dio, della sua azione nel mondo» (n. 17).

Proprio la consapevolezza dell’azione concreta di Dio nel tempo implica il dovere del raccontare questa storia: «La trasmissione della fede, che brilla per tutti gli uomini di tutti i luoghi, passa anche attraverso l’asse del tempo, di generazione in generazione. Poiché la fede nasce da un incontro che accade nella storia e illumina il nostro cammino nel tempo, essa si deve trasmettere lungo i secoli. È attraverso una catena ininterrotta di testimonianze che arriva a noi il volto di Gesù» (n. 38).

La storia dell’arte cristiana è testimone e narratrice della storia di Dio con gli uomini, e nello stesso tempo, proprio per questo, la storia dell’arte cristiana va letta come storia di una testimonianza di fede: la fede illumina e dà significato anche alla storia dell’arte.

Questo implica la consapevolezza del legame insopprimibile tra la storia degli uomini e la Chiesa, e anche di conseguenza tra la storia dell’arte e la Chiesa, perché la Chiesa è il soggetto unico della memoria (cfr. n. 38). Il racconto della storia nella luce della fede è racconto della storia d’amore tra Dio e gli uomini (cfr. n. 17).

Non è possibile sfuggire all’interrogativo di come anche l’arte sia coinvolta in questo impegno totale dell’uomo nella fede. L’arte del cristiano è in se stessa completamente coinvolta nella fede, da cui riceve luce e vita: «Il credente impara a vedere se stesso a partire dalla fede che professa: la figura di Cristo è lo specchio in cui scopre la propria immagine realizzata» (n. 22).

La storia dell’arte cristiana andrebbe letta come trasmissione nel tempo della visione della fede: «La luce di Gesù brilla, come in uno specchio, sul volto dei cristiani e così si diffonde, così arriva fino a noi, perché anche noi possiamo partecipare a questa visione e riflettere ad altri la sua luce, come nella liturgia di Pasqua la luce del cero accende tante altre candele » (n. 37).

Il luogo privilegiato dell’arte come testimonianza della fede è l’arte sacra ovvero l’arte a servizio della liturgia: «La liturgia, ce lo ricorda con il suo hodie, l’ “oggi” dei misteri della salvezza. D’altra si trova qui anche l’asse che conduce dal mondo visibile verso l’invisibile» (n. 44).

La storia dell’arte può essere letta come una storia di scoperte di modi di dire la fede; la prospettiva per esempio è un mezzo con cui l’arte ha imparato a farsi umile annunciatrice della fede, del patrimonio unitario e indiviso della fede: «La fede è una perché è condivisa da tutta la Chiesa, che è un solo corpo e un solo Spirito. Nella comunione dell’unico soggetto che è la Chiesa, riceviamo uno sguardo comune» (n. 47).

Proprio l’unità e l’unicità della fede implica unità e unitarietà nella sua confessione: «Dato che la fede è una sola, deve essere confessata da tutta la sua purezza e integrità. Proprio perché tutti gli articoli di fede sono collegati in unità, negare uno di essi, anche di quelli che sembrerebbero meno importanti, equivale a danneggiare il tutto» (n. 48).

Questo implica per l’arte la grande responsabilità di dire la fede senza tradirla, senza cedere alle difficoltà di un momento storico: «Ogni epoca può trovare punti della fede più facili o difficili da accettare: per questo è importante vigilare perché si trasmetta tutto il deposito della fede, perché si insista opportunamente su tutti gli aspetti della confessione di fede» (n. 48).

La “continuità della dottrina nel tempo” evidenzia il “potere”, proprio della fede, «di assimilare in sé tutto ciò che trova, nei diversi ambiti in cui si fa presente, nelle diverse culture che incontra, tutto purificando e portando alla sua migliore espressione» (n. 48)

Questo implica anche per l’arte la capacità di assumere ciò che è buono e redimerlo alla luce della fede, escludendo ciò che invece risulta incompatibile alla trasmissione del messaggio.

Adesso cercheremo di riflettere ancora su cosa significhi la lettura della storia dell’arte cristiana nella prospettiva della storia dell’annuncio, quali implicazioni concrete rechi l’adesione alla fede anche per l’arte, cosa concretamente significhi per l’arte fare parte della storia dell’incontro di Dio con gli uomini. Si tratterà, di fatto, di delineare l’identità e il dinamismo del sistema d’arte cristiano, ovvero della storia dell’arte sacra come specchio della fede, nella luce della Lumen Fidei.

Con l’espressione “sistema d’arte”2 intendo quell’insieme di principi e regole che sottendono un sistema di segni, articolandone il significato3. Così per esempio, ritengo sistemi artistici diversi il sistema figurativo, il sistema non figurativo o aniconico. Ogni sistema d’arte esprime una visione del mondo; un’opera d’arte è, infatti, veramente comprensibile solo se è inserita nel suo contesto, e ciò vale per l’arte cristiana4, quanto per l’arte dei popoli non-occidentali5; vale anche per il mito, comprensibile solo entro una complessa visione in cui trova significato6. Per questo motivo, quando si studia un opera d’arte, ci si deve porre per prima una domanda: “perché”, ovvero quale è la motivazione principale che spinge alla rappresentazione artistica, il motivo, l’idea che sottende. In altre parole, qual è la spinta culturale cui aderisce l’artefice, quale visione del mondo, quale ideologia lo motiva, o ancora a quale religione appartiene.

Esiste una relazione strettissima tra segno e fede, tra sistema d’arte e visione del mondo. Questa relazione è sempre una relazione dinamica, non è statica e mai può essere considerata chiusa o definitiva. Tuttavia non sopporta ogni tipo di cambiamento, esistono condizioni in cui la relazione si rompe e cessa di esistere; può accadere che il sistema d’arte patisca un cambiamento sostanziale tale da essere incompatibile con la visione del mondo che dovrebbe esprimere. Ma ciò accade, in genere, quando non si riconosce più una visione del mondo, quando si cade ina una sorta di infedeltà. Il sistema rimane efficiente e quindi creativo fin quando non si vedono cenni di apostasia nei confronti della fede. Il sistema d’arte è inscindibilmente legato alla fede che lo inabita e per questo è dinamico e creativo, in caso contrario diviene sterile. Se cambia la weltanschaunng cambia il sistema d’arte.

La vitalità della storia del sistema d’arte cristiano si snoda lungo un percorso bimillenario.

Innanzitutto, fin dai primi secoli, dal Tardo Antico in poi, la cristianità si è confrontata con le culture greca e romana, in un processo di assimilazione e di lenta ma costante cristianizzazione dell’Impero Romano. Anche l’apporto delle popolazioni barbariche che si muovono nell’Europa e che, inseguendo il “sogno romano”, si civilizzano e si cristianizzano, contribuisce alla complessità del sistema d’arte che appare infine leggibile nei termini di una inculturazione complessa e matura. Le arti appaiono dotate di una loro fisionomia e di una loro storia, non conclusa. Le arti sacre, in modo speciale, appaiono strutturate in base al loro fine, in modo organicamente vitale. La finalità cristocentrica delle arti sacre, infatti, si manifesta in molteplici stili che costituiscono l’orizzonte di un sistema d’arte ben definito, seppure non chiuso.

Il sistema dell’arte cristiano, entro il quale i vari stili costituiscono delle modulazioni armoniche e non dissonanti, appare dotato –di fatto e di ragione- di almeno quattro caratteri fondamentali, universalità, bellezza, figuratività e narratività, che riguardano in modo speciale l’arte della pittura.

Le arti appaiono dotate di una loro fisionomia e di una loro storia, non conclusa. Le arti sacre, in modo speciale, appaiono strutturate in base al loro fine, in modo organicamente vitale. La finalità cristocentrica delle arti sacre, infatti, si manifesta in molteplici stili che costituiscono l’orizzonte di un sistema d’arte ben definito, seppure non chiuso.

Nella Lumen Fidei vengono citati alcuni punti di riferimento del sistema d’arte cristiano: Dante e Dostoevskij per la letteratura (n. 4 e n. 16), Holbein per la pittura (n. 16), le cattedrali gotiche per l’architettura -e non solo quella, essendo sintesi di ogni espressione artistica (n. 12). Ebbene si tratta proprio di esempi supremi dell’arte come testimonianza di fede.

Il sistema dell’arte cristiano, entro il quale i vari stili costituiscono delle modulazioni armoniche e non dissonanti, appare dotato –di fatto e di ragione- di almeno quattro caratteri fondamentali, universalità, bellezza, figuratività e narratività, che riguardano in modo speciale l’arte della pittura.

Ciò implica una visione della storia come continua, come un percorso vivo e mai interrotto. Ciò implica la messa in discussione delle visioni forzatamente dialettiche, e soprattutto ogni tentativo di tracciare un confine, di segnare la fine della storia.

Questo, entro la visione cristiana della storia dell’arte, è legato alla questione del tradizionalismo e del modernismo, entrambi legati a una visione discontinua della storia: gli uni pensano che la storia sia finita e che vada rilanciata guardando al passato, gli altri pensano che la storia si sia interrotta e che vada ripresa al di là di ogni passato.

Come ha messo in evidenza, alcuni mesi fa, l’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, modernisti e tradizionalisti sbagliano entrambi. Egli si riferiva in modo particolare alle interpretazioni del Concilio Vaticano II. E’ significativo che tali osservazioni siano state espresse in occasione della presentazione del VII volume dell’edizione tedesca dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger, il quale ha sempre sostenuto una ermeneutica della continuità che, secondo le parole di Müller è l’unica capace di rispettare «l’insieme indissolubile tra Sacra Scrittura, la completa e integrale Tradizione e il Magistero, la cui più alta espressione è il Concilio presieduto dal Successore di San Pietro come capo della Chiesa visibile».; viceversa risulta non accettabile «l’ermeneutica della rottura, sia sul versante progressista, sia su quello tradizionalista»7.

Nella Lumen Fidei si mette in evidenza che «il Vaticano II è stato un concilio sulla fede … La Chiesa … sa … che questo dono di Dio (la fede) deve essere nutrito e rafforzato e rafforzato, perché continui a guidare il suo cammino» (n. 6). Il Concilio va, dunque, letto nella prospettiva del cammino, senza rotture, nella continuità.

Questa visione può –e deve- essere applicata a ogni lettura della storia.uestaQL’errore è considerare attendibile l’ipotesi della fine della storia e delle grandi narrazioni, e di qui pensare che ci sia un confine tra epoche, un prima e un poi che dividono la storia tra un passato morto e un futuro vivissimo. Semmai per un cattolico (e per il mondo intero) questo punto di discrimine è Cristo stesso, dopo la sua prima venuta (Incarnazione, morte e Risurrezione) nella istituzione della Sua Chiesa, è nella Chiesa stessa che si trovano le soluzioni ai problemi, è la Chiesa stessa che si autorigenera ogni volta a partire da Cristo stesso e quindi per l’arte a partire sempre dal Suo volto.Da qui parte la possibilità e la necessità di scrivere una storia dell’arte sacra non a partire da visioni riduzioniste e/o ideologiche di tipo discontinuo, ma nel fondamento di quel principio dell’arte come specchio del volto di Gesù, che nasce dalla fede come visione, che è all’origine stessa della genesi dell’arte che il cristianesimo ha letteralmente inventato.

Anche l’arte fa parte di quella costruzione del futuro a cui papa Francesco ha recentemente invitato i giovani, esortandoli a "costruire un futuro di bellezza, bontà e verità"8.

Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Storico dell’arte, Accademico Ordinario Pontificio. Website: www.rodolfopapa.it Blog: http://rodolfopapa.blogspot.com e.mail: rodolfo_papa@infinito.it.

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NOTE

1 Cfr. http://www.zenit.org/it/articles/papa-francesco-la-lumen-fidei-e-l-arte-sacra-terza-parte.

2 Cfr. R. Papa, Discorsi sull’arte sacra, Cantagalli, Siena 2012, cap. II.

3 Si tratta di una concezione simile a quella di sistema d’arte proposta da Shiner «Un sistema dell’arte abbraccia … i concetti e gli ideali fondamentali condivisi da diversi mondi dell’arte e della cultura in generale, includendo così anche coloro che partecipano soltanto marginalmente a uno dei mondi dell’arte […] Vi è interdipendenza tra i concetti regolativi e gli ideali dell’arte, da una parte, e i sistemi sociali dell’arte, dall’arte: concetti e ideali non possono esistere senza un sistema di pratiche e istituzioni (composizione musicale e orchestre sinfoniche, collezionismo e musei d’arte, corpus delle opere e diritto d’autore), così come le istituzioni non possono funzionare senza una rete di ideali e di concetti regolativi (artisti e opera, creazione e capolavoro)» L. Shiner, L’invenzione dell’arte. Una storia culturale [2001], trad.it., Einaudi, Torino 2010, p. 13.

4 «La nostra riflessione sul contesto morale dell’arte sacra è propedeutica ad un’altra, più ampia, sui parametri per l’interpretazione delle opere all’interno dell’universo per cui furono singolarmente ideate e realizzate. Infatti, come può essere difficile riconoscere persone o afferrare il senso di azioni “fuori contesto” –quando cioè queste vengono inaspettatamente decontestualizzate-, così può essere impossibile comprendere significative espressioni culturali fuori del loro Sitz im Leben» T. Verdon, Attraverso il velo. Come leggere un’immagine sacra, Ancora, Milano 2005, pp. 17-18.

5 «L’amore per l’arte “primitiva” degli occidentali è privo di profondità in quanto privilegia qualcosa che non esiste, ovvero l’incomprensibilità delle opere d’arte “così straordinariamente astratte”. L’arte dei popoli non occidentali è comprensibilissima una volta conosciuto a fondo il sistema d’idee che esprime. L’occidentale, privato di un sistema di riferimento unitario, scambia il linguaggio simbolico per incomunicabilità e crede che l’artista melanesiamo costruisca le sue maschere per amore del superfluo o per soddisfare la sua soggettività inquieta»C. Gatto Trocchi, Le Muse in azione. Ricerche di antropologia dell’arte, FrancoAngeli, Milano 2001, pp. 157-158 – corsivo aggiunto.

6 «Solo l’etnologia moderna […] ha gettato piena luce sul fatto che per la giusta comprensione dei miti è indispensabile conoscere i precisi dettagli delle istituzioni, dei costumi e, in generale, la civiltà dei singoli popoli che li raccontano […] La mitologia di un popolo non consiste semplicemente in un certo numero di miti messi l’uno accanto all’altro, ma costituisce un insieme organico, di modo che normalmente è difficile o impossibile capire un mito isolato, senza conoscere l’intera mitologia in cui è inserito […] il mito, dunque, non spiega, per un bisogno intellettuale , le cose […]. ma le fonda, conferendo loro valore.» A. Brelich, Introduzione alla storia delle religioni, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, Pisa-Roma 1995, pp. 8-11.

7 Cfr. http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/concilio-20155/

8 Cfr. http://www.zenit.org/it/articles/giovani-andate-controcorrente-siate-coraggiosi-fate-rumore