Papa Francesco: le prime reazioni della stampa internazionale

I toni sono generalmente positivi, sebbene non manchi qualche critica

Roma, (Zenit.org) John Flynn, L.C. | 935 hits

Molti l’hanno salutato come il papa dei primati: il primo non-europeo dopo più di un millennio, il primo dal Nuovo Mondo, il primo Gesuita, il primo a scegliere il nome Francesco, e il primo alla cui inaugurazione del pontificato ha partecipato il Patriarca di Costantinopoli, dopo lo scisma del 1054.

Qualche critica è emersa su quanto Jorge Mario Bergoglio abbia effettivamente fatto per difendere i sacerdoti, durante la dittatura militare in Argentina.

Mary Anastasia O’Grady, reporter con una lunga esperienza alle spalle ed editorialista del Wall Street Journal, ha trattato la questione in un articolo uscito il 17 marzo. I “pit bull” del governo argentino hanno iniziato una campagna per diffamare la persona del nuovo pontefice, afferma la giornalista.

Osservatori intellettualmente onesti, ha commentato O’ Grady, hanno un punto di vista diverso: tra questi Adolfo Pérez Esquivel, vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 1980. Esquivel ha difeso Bergoglio da ogni accusa di complicità con la dittatura militare.

Un altro tema di dibattito riguarda la semplicità del nuovo Papa e il suo desiderio di una Chiesa che aiuti i poveri. Abbiamo un leader “con il fango sulle scarpe”, ha scritto Greg Sheridan, editorialista del giornale australiano Foreign, in un articolo del 16 marzo.

Sarà interessante, ha affermato Sheridan, vedere come papa Francesco svilupperà il proprio magistero sociale, che sicuramente sarà condiviso da molti.

Samuel Gregg, dell’Acton Institute mette in guardia da una visione di Papa Francesco filtrata dalle lenti delle categorie politiche laiche (cfr. National Review Online, 14 marzo).

Opacità e accentramento

Non tutte le reazioni sono state positive. La Chiesa è “gerarchica, rigida, piramidale, opaca, accentratrice e autoritaria”, tuona Margaret Wente, opinionista del Canada’s Globe, in un articolo del 14 marzo.

“Pochi eventi possono essere meno rilevanti per la via moderna dell’elezione di un pontefice”, ha scritto Wente. Ovviamente non si tratta di un’opinione condivisa dalla grande maggioranza dei media e della popolazione mondiale.

Svariati commenti rivelano l’incapacità di comprendere la Chiesa Cattolica e il fatto che essa non è una forma di organizzazione politica o un centro d’affari. “Il processo non tiene conto della democrazia, della responsabilità o della trasparenza – linfa vitale delle politiche illuminate nel 2013”, afferma, con riferimento al conclave, Barbara Yaffe (cfr. Vancouver’s Sun, 14 marzo).

Un editoriale del Chicago Tribune del 14 marzo pone l’accento su questo tipo di attitudine. Per molti cattolici statunitensi, si legge sul quotidiano, la Chiesa viene vista  in base alle loro limitate prospettive, “a se stessi, alle proprie istanze e opinioni”.

Papa Francesco, prosegue l’editoriale, è stato eletto Pontefice “per ragioni che vanno ben al di là del suo gregge così vasto e filosoficamente spaccato: tradizionalisti e modernisti, liberi pensatori e puristi della dottrina, lealisti e ‘cattolici da caffetteria’ che scelgono in quali insegnamenti credere e quali regole seguire”.

Questa prospettiva limitata è stata ampiamente dimostrata in un pezzo scritto da suor Joan Chittister, per il National Catholic Reporter, lo scorso 14 marzo.

La religiosa si dichiara stanca di aspettare un cambiamento nella Chiesa. “La gente è stanca di ascoltare le leggi della Chiesa a scapito dell’amore di Gesù”, scrive suor Chittister.

Sconcertante

Sembra incredibile che una persona che ha seguito gli eventi ecclesiali degli ultimi anni, possa fare una tale affermazione.

A dispetto delle fosche previsioni riguardo una linea dura conservatrice, con l’elezione di Benedetto XVI, abbiamo avuto un Papa la cui prima enciclica è stata sull’amore, quindi proprio ciò che suor Chittister invocava. Sono poi seguite un’enciclica sulla speranza e una terza di dottrina sociale della Chiesa.

La religiosa prosegue parlando di gente “stanca di vedere anglicani convertiti (sic) e i loro figli che prendono posto sull’altare”. Come è possibile che questi sforzi di riconciliare le divisioni tra i Cristiani improvvisamente diventino biasimevoli?

Anche la Union of Catholic Asian News (UCAN) ha pubblicato lo scorso 18 marzo un articolo sconcertante dal titolo What’s the Next Step for Pope Francis? (Quale sarà il prossimo passo di Papa Francesco?).

Il pezzo ha ad oggetto cosa possa significare per il nuovo Papa “prendere sul serio i poveri come Vescovo di Roma”. In esso si dà credito a Papa Francesco, affermando che “la sua teologia è giusta”.

“Egli non è l’amministratore delegato di una multinazionale con ramificazioni (sic) in tutto il mondo. Egli è il pastore di una comunità particolare – Roma – che si assume una responsabilità in più: presiedere nella carità con i vescovi della Chiesa su tutte le Chiese”.

Poche righe dopo, tuttavia, si afferma che il Papa dovrebbe “operare come un qualsiasi amministratore delegato e commutare gli appartamenti dei Borgia in uffici”.

Amministratore delegato

Al di là della contraddizione tra la negazione che il Papa debba essere un amministratore delegato e la successiva affermazione del suo esatto contrario, l’articolo dice che negli ultimi 500 anni, i papi hanno vissuto negli appartamenti dei Borgia e in tali luoghi è impossibile essere poveri.

Questo riferimento mi ha lasciato perplesso e, cercando i suggerimenti di un esperto in uno storico dell’arte e in un veterano delle guide turistiche, ho scoperto che nel 1506, papa Giulio II, successore di papa Alessandro VI Borgia, lasciò tali appartamenti, in un gesto di distacco dalla dubbia reputazione del suo predecessore.

In seguito, Leone X e Clemente VII vissero negli appartamenti borgiani, ma Paolo III visse a Castel Sant’Angelo, mentre i suoi successori hanno costruito il Palazzo Apostolico, uno degli edifici dove il Papa vive attualmente, salvo il periodo dal 1605 al 1870, quando i pontefici hanno avuto residenza al Quirinale, dall’altra parte della città, attuale residenza del presidente della Repubblica italiana.

Sicuramente nei prossimi giorni i commenti e i pronostici sul nuovo pontificato continueranno. Sembra davvero che stiamo vivendo tempi interessanti.