Papa Ratzinger spiega i simboli del Ministero petrino: Pallio e Anello del Pescatore

Nel corso della Messa da lui presieduta per l’inizio del Pontificato

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 22 aprile 2005 (ZENIT.org).- La celebrazione eucaristica di questa domenica con la quale il Papa eletto ha dato inizio ufficialmente al suo ministero, è stata improntata alla dimensione “petrina” del Pastore della Chiesa cattolica, principio di unità e comunione.



Già nella sosta di Papa Benedetto XVI e dei Patriarchi delle Chiese Orientali nel sepolcro di San Pietro, che ha dato il via alla solenne celebrazione, è stato messo in luce lo stretto legame del Vescovo di Roma con l’Apostolo ed il suo martirio, “che ha fecondato la nascente Chiesa di Roma”, come osserva una nota dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.

Le due insegne del Vescovo di Roma imposte a Papa Benedetto XVI durante la cerimonia: il Pallio e l’Anello del Pescatore, fanno riferimento a Cristo e al suo Corpo mistico che è la Chiesa, oltre ad evocare il compito affidato al nuovo Papa come Successore dell’Apostolo Pietro di “pescatore di uomini”.

Il Pallio è un’insegna liturgica d’onore e di giurisdizione indossata dal Papa e dagli Arcivescovi metropoliti nelle loro chiese e in quelle delle loro province.

E’ costituito da una stola di pura lana vergine mescolata con lana di agnello, lunga 2. 60 m e larga 11 cm, terminante con una fascia di seta nera, spiccano cinque croci di seta rossa, che richiamano simbolicamente le piaghe di Cristo.

Esso richiama il buon Pastore che pone sulle proprie spalle la pecorella smarrita, e anche la triplice risposta amorosa alla richiesta fatta da Gesù risorto a Simon Pietro di pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle, di cui si è udito anche il racconto evangelico durante la Liturgia della Parola (Giovanni. 21, 15-19).

Il Pallio imposto al Papa questa domenica dal Cardinale protodiacono Jorge Medina Estévez, si allarga a sinistra, riprendendo la forma che aveva in origine, ed è ornato anche da tre spilloni dorati, chiamati “aciculae”, che anticamente servivano per tenerlo fermo sul petto, sul dorso e sulla spalla sinistra, e che stanno a simboleggiare i chiodi della Passione di Cristo.

Inizialmente attributo esclusivo del Sommo Pontefice, e da lui indossato in tutte le celebrazioni solenni, venne poi accordato dal Santo Padre anche ai Vescovi che avessero ricevuto dalla Sede Apostolica una speciale giurisdizione: nel 513, infatti, Papa Simmaco lo concesse a Cesario, Vescovo di Arles.

Questa insegna liturgica che i Vescovi di Roma indossano fin dal IV secolo, come attestano i mosaici di Sant’Apollinare a Ravenna, può essere considerata come “un’immagine del giogo di Cristo, che il Vescovo di questa città, il Servo dei Servi di Dio, prende sulle sue spalle”, ha detto Papa Benedetto XVI nel corso dell’omelia di questa domenica.

“Il giogo di Dio è la volontà di Dio, che noi accogliamo – ha aggiunto –. E questa volontà non è per noi un peso esteriore, che ci opprime e ci toglie la libertà. Conoscere ciò che Dio vuole, conoscere qual è la via della vita – questa era la gioia di Israele, era il suo grande privilegio”.

Il Pallio è anche il segno tangibile della organicità della Chiesa e della comunione tra la Sede di Roma e le Chiese sparse nel mondo, come quando in occasione della festa degli Apostoli Pietro e Paolo, il Romano Pontefice lo impone agli Arcivescovi Metropoliti nominati nell’ultimo anno.

Il secondo segno con cui viene rappresentato l’insediamento nel Ministero petrino, è l’Anello del Pescatore, recante tre simboli: la barca con la rete, due pesci stilizzati, la croce del Pallio, e che verrà sfilato dal dito del Pontefice per poi essere distrutto solamente alla sua morte. A consegnare l’Anello nel corso dalla cerimonia a Papa Benedetto XVI è stato il cardinale Angelo Sodano, in qualità di Vice Decano del Collegio Cardinalizio.

“Viene detto anello ‘del Pescatore’ perché Pietro è l’Apostolo pescatore che, avendo avuto fede nella parola di Gesù, dalla barca ha tratto a terra le reti della pesca miracolosa”, spiega la nota diffusa dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche.

“La chiamata di Pietro ad essere pastore, che abbiamo udito nel Vangelo, fa seguito alla narrazione di una pesca abbondante: dopo una notte, nella quale avevano gettato le reti senza successo, i discepoli vedono sulla riva il Signore Risorto”, ha detto Benedetto XVI quest’oggi.

“Egli comanda loro di tornare a pescare ancora una volta ed ecco che la rete diviene così piena che essi non riescono a tirarla su; 153 grossi pesci: ‘E sebbene fossero così tanti, la rete non si strappò’ (Gv 21, 11), ha quindi spiegato.

“Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo – a Dio, a Cristo, alla vera vita”.