Parla il cardinale Toppo: “L'India ha detto no all'intolleranza”

| 591 hits

ROMA, giovedì, 15 luglio 2004 (ZENIT.org).- I cattolici in India sono solo l’1,6%, ma nelle scuole cattoliche si forma la classe dirigente. La popolazione ha respinto le spinte fondamentaliste ma il problema più grande rimane quello della povertà.



Questi i temi affrontati dal cardinale Telesphore Placidus Toppo, Presidente della Conferenza Episcopale dell'India (Cbci), in una intervista pubblicata dal quotidiano “Avvenire” (15 luglio 2004).

L’arcivescovo di Ranchi ha spiegato che le ultime elezioni hanno visto “una grande vittoria della democrazia. La gente ha esercitato pienamente il proprio diritto”.

“Nessuno si aspettava questo cambiamento –ha poi commentato –: il governo uscente era praticamente sicuro di vincere. Invece gli elettori hanno rifiutato una politica troppo vicina al fondamentalismo per scegliere un nuovo governo”.

Sulle sfide per il nuovo governo, Toppo ha rilevato che “in un Paese così grande, così popoloso, la povertà resta la sfida più grande. Non basta dotare le città delle tecnologie più moderne. Tanta gente vive ancora nelle campagne, nei villaggi: anche loro hanno il diritto di godere dei benefici dello sviluppo”.

“Serve un governo che promuova la giustizia per la stragrande maggioranza degli indiani che vivono ancora in condizioni poverissime”, affermando poi che anche se si è coscienti del tempo richiesto dai cambiamenti “chi ha riposto le proprie speranze nel partito del Congresso oggi si aspetta” giustizia, perché di essa “non avremo pace, e senza pace non avremo vero sviluppo”.

In merito alla rinuncia di Sonia Ghandi alla nomina di Primo Ministro, l’arcivescovo ha valutato che “la sua decisione è stata molto saggia. Anche perché rimane comunque una sorta di ‘regina madre’, che dietro le quinte farà sentire la sua voce”.

Sul fondamentalismo, Toppo ha rilevato che “è uno di quei problemi che si riaffacciano di tanto in tanto e poi passano. Ora queste elezioni generali sembrano proprio dimostrarlo. Certo, bisognerà ancora vigilare. Ma ho l'impressione che per l'India sia iniziata una nuova fase”.

“Ricordiamoci che il nostro è un Paese molto grande e gli episodi che vi sono stati (anche con violenze e uccisioni) non hanno però mai infiammato l'India intera”, ha poi aggiunto.

“Non viviamo, dunque, una situazione come quella irachena o, per guardare più vicino a noi, quella dello Sri Lanka. Dall'indipendenza a oggi, in più di cinquant'anni, siamo rimasti insieme e abbiamo anche percorso un lungo tratto di strada, ha così affermato.

“Con tutte le nostre lingue e culture siamo un mondo in miniatura, un esempio di una possibile unità nella diversità”, e sebbene i fondamentalisti abbiano cercato di negare tutto ciò “le elezioni hanno dimostrato che la gente vuole pace e armonia perché l'India possa crescere come una grande nazione”.

“Ne sono convinti soprattutto i giovani, che oggi sono la maggioranza della popolazione”, ha quindi sottolineato.

Poiché il porporato è stato il primo cristiano indiano proveniente dalla minoranza etnica dei tribali a divenire cardinale, “Avvenire” ha voluto sapere che cosa ha pensato quando ha saputo della nomina nel collegio cardinalizio.

“È stata una grande sorpresa: - ha risposto Toppo - non avevo mai pensato a questa eventualità. Non lo vedo tanto come un onore, ma come un compito al servizio della Chiesa universale. E insieme vi leggo un riconoscimento del cammino che la Chiesa ha compiuto in Asia, in India e in particolare tra noi tribali”.

“In 120-150 anni la Chiesa ci ha aiutato a scoprire la nostra dignità con un'opera di promozione umana e di liberazione dalle superstizioni e dalle paure che avevano così fortemente condizionato la vita dei nostri antenati”, ha osservato.

“Ho accettato dunque questa nomina con umiltà e sto cercando di lavorare al fianco del Papa per il bene della Chiesa in Asia e nel mondo. Senza un mio ‘piano’, ma cercando di riconoscere il disegno di Dio su questa mia gente e sul mondo intero”.

Sul sistema delle caste, l’arcivescovo ha ricordato che “Il sistema è stato abolito per legge subito dopo l'indipendenza. Ma le caste non sono scomparse: sono ancora parte della vita delle persone”.

“Sono convinto – ha sottolineato il cardinale – che il solo modo per sconfiggere davvero il sistema delle caste è annunciare il comandamento di Gesù: ama il prossimo tuo come te stesso. È l'esperienza che abbiamo vissuto noi tribali: incontrando il Vangelo ci siamo scoperti liberi”.

Toppo ha raccontato che i suoi genitori “non sapevano né leggere né scrivere. L'impegno educativo (della Chiesa ndr) ha permesso di formare sacerdoti, ma anche medici, avvocati, tecnici, nella stragrande maggioranza dei casi non cattolici”.

“È il grande contributo che la Chiesa ha dato all'India – ha chiarito –. Tutti vengono a studiare nelle nostre scuole, tutti sono accolti nei nostri ospedali. Serviamo chiunque, senza guardare a caste e religioni”.

In merito alla devozione per la beata Madre Teresa di Calcutta, Toppo ha affermato che: “Quando era ancora viva tutti già la consideravamo santa. Penso che nella sua opera si sia manifestato il vero significato del dialogo interreligioso: si dialoga con la vita, servendo insieme i più poveri tra i poveri di tutte le comunità”.

“La Madre – ha concluso il porporato – è stata un dono di Dio al mondo e all'India in particolare, ancora una volta un modello di unità nella diversità. E ancora oggi continua a ispirare milioni di persone”.