"Parole di lucida speranza e fermo incoraggiamento"

Dichiarazione del Presidente dell'Azione cattolica, Franco Miano, sulla prolusione del card. Angelo Bagnasco

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ROMA, lunedì, 24 settembre 2012 (ZENIT.org) – L’Italia è chiamata a vivere una stagione tra le più difficili della sua storia democratica. La crisi economica e il degrado morale che stringono alla gola il Paese sono per la nostra gente, per le nostre famiglie, motivo di lotta quotidiana, e alimentano sia la tentazione del disincanto sociale sia la deriva di egoistiche chiusure. Sono dunque grato al cardinale Angelo Bagnasco per le sue parole di lucida speranza e fermo incoraggiamento rivolte alla nostra Italia nell’odierno intervento di apertura al Consiglio permanente dei vescovi italiani.

La preoccupazione dei nostri vescovi per un’Italia amata ma che fatica a guardare lontano esprime pienamente le preoccupazioni della nostra associazione. Anche per questo, come Azione Cattolica, abbiamo di recente sottolineato con una Nota della Presidenza nazionale quanto sia urgente che la Politica non si smarrisca nel discutere di “contenitori”, ma ritrovi se stessa e il Paese nell’attenzione realistica e pragmatica ai contenuti, all’unità tra persone, generazioni e cittadini, al bene generale dell’Italia in nome del quale occorre sacrificare, oggi più che mai, interessi particolaristici. Come ricorda il cardinale Bagnasco è grave che la Chiesa sia rimasta «forse l’unica a lottare per i diritti veri» dei più deboli e della famiglia «mentre la cultura dominante vorrebbe isolare e sterilizzare ciò che di umano resta nella nostra civiltà». Allo stesso tempo, rilanciamo con convinzione l’appello lanciato dal Presidente Cei ai partiti perché intraprendano urgentemente e senza compromessi la via del cambiamento e del rinnovamento. Non sono solo gli scandali a suggerirlo, ma il buon senso e l’amore per il Paese.

Ringraziamo il cardinale Bagnasco anche per l’ampia e illuminante introduzione al tema della nuova evangelizzazione, che sarà discusso a breve durante il Sinodo mondiale dei vescovi. In questo contesto, il presidente Cei ha posto correttamente a tema la questione dei laici e della loro formazione. Per l’Azione Cattolica è un ulteriore stimolo da raccoglie per un rinnovato protagonismo dei laici cattolici nel servizio maturo, preparato ed efficace, alla Chiesa e al Paese. Perciò l’associazione è pronta a intensificare il suo impegno per l’educazione e la formazione delle persone; a cogliere la sfida della nuova evangelizzazione per tessere quei “legami di vita buona” che soli possono tenere in piedi con consesso sociale, a partire dai nostri territori, “dal pianerottolo di casa”. Nelle nostre parrocchie e diocesi, l’Azione Cattolica intende andare incontro ad ogni persona affinché, come sottolineato dal cardinale Bagnasco, nessuna persona, nessuna famiglia sia lasciata a se stessa, ignorata, non interpellata.

Ci associamo ancora all’appello perché le cosiddette “questioni etiche” non siano affrontate con strumenti ideologici e a meri fini elettorali, convinti – con i nostri vescovi – che sia pericoloso il tentativo di eludere le vere questioni della famiglia e della vita – questioni vere, che hanno a che fare con le sofferenze autentiche delle persone - con simboli da offrire all’opinione pubblica. L’Azione Cattolica crede profondamente in un dialogo sincero e privo di strumentalizzazioni tra credenti competenti e non credenti aperti al confronto, un dialogo che non consegni il Paese al cieco relativismo dei valori.

Abbiamo davanti grandi appuntamenti: il Sinodo dei vescovi, il 50° del Concilio Vaticano II e l’apertura dell’Anno della fede, il 20° del Catechismo della Chiesa cattolica. Come Azione Cattolica vogliamo viverli nello spirito di servizio alla Chiesa e alla comunità civile che caratterizza la nostra storia. Vogliamo, soprattutto, rileggere e riproporre in questo tempo cupo le pagine luminose del Concilio, perché ci aiutino nella testimonianza della gioia cristiana e nel cammino di santità a cui tutti siamo chiamati. Vogliamo raccontare specialmente ai giovani una Chiesa che fa sue le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi e di ogni tempo. È un “programma” che il prossimo 11 ottobre, a 50 anni esatti dalla storica fiaccolata notturna che accompagnò il primo giorno del Concilio, porteremo in piazza San Pietro e offriremo a Benedetto XVI.