Pastori di Giustizia!

Nell'udienza alla Rota Romana, il Papa spiega che il giudice ecclesiastico non deve praticare una giustizia legalistica e astratta, ma adatta alle esigenze della realtà concreta

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 327 hits

“La dimensione giuridica e la dimensione pastorale del ministero ecclesiale non sono in contrapposizione, perché entrambe concorrono alla realizzazione delle finalità e dell’unità di azione proprie della Chiesa”. Lo ha detto stamane papa Francesco nel corso dell’Udienza a Prelati Uditori, Officiali e Avvocati del Tribunale della Rota Romana, in occasione della inaugurazione dell’Anno giudiziario.

Nel suo discorso, il Pontefice ha sottolineato che l’attività giudiziaria ecclesiale si configura come “servizio alla verità nella giustizia” ed ha una connotazione profondamente pastorale, perché “finalizzata al perseguimento del bene dei fedeli e alla edificazione della comunità cristiana”. Tale attività - ha soggiunto - costituisce un “peculiare sviluppo della potestà di governo”, ed è “pienamente inserita nel cammino e nella missione della Chiesa”, in quanto riferita alla “cura spirituale del Popolo di Dio”.

In tal contesto, Francesco ha indicato i compiti di carattere umano, giudiziario e spirituale, come ministero specifico del giudice ecclesiastico. Dal punto di vista umano, “al giudice è richiesta una maturità che si esprime nella serenità di giudizio e nel distacco da vedute personali”. La maturità umana - ha spiegato il Papa - è un elemento imprescindibile soprattutto per “praticare una giustizia non legalistica e astratta, ma adatta alle esigenze della realtà concreta”. 

Dal punto di vista giudiziario, il giudice deve sapersi distinguere non per dottrina giuridica e teologica, ma “perizia nel diritto, obiettività di giudizio e equità”, giudicando il tutto “con imperturbabile e imparziale equidistanza”.Papa Francesco ha rimarcato quindi che si deve tutelare la verità e rispettare la legge, “senza tralasciare la delicatezza e umanità proprie del pastore di anime”.

Infine, per ciò che riguarda l’aspetto pastorale – ha rilevato il Vescovo di Roma – “al giudice è richiesta non soltanto provata competenza, ma anche genuino spirito di servizio”. Il giudice ecclesiastico è servitore di giustizia, chiamato a trattare e giudicare. Deve comportarsi con carità pastorale che si prende cura della pecorella ferita", e non deve mai dimenticare che “svolge un servizio peculiare a Dio Amore, che è vicino ad ogni persona”. “Mentre svolgete il lavoro giudiziario, non dimenticate che siete essenzialmente pastori!” ha concluso il Santo Padre, chiedendo preghiere per sé e il suo pontificato, e affidando tutti i presenti alla protezione di Maria.