Paternità-maternità umane: come si attuano, in modo responsabile, nel matrimonio-famiglia?

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ROMA, giovedì, 20 luglio 2006 (ZENIT.org).- Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede catechistiche su argomenti di attualità, redatte sulla base del Catechismo e di altri documenti pontifici.



Con grande meraviglia monsignor Martinelli, che dal 1987 è anche Rettore del Collegio Ecclesiastico Internazionale San Carlo e Primicerio della Basilica di San Carlo al Corso (www.sancarlo.pcn.net), ha constatato che più di 800.000 schede sono state prese dalle persone che sono entrate nella Basilica.

Conscia di questa situazione, Antonia Salzano, Presidente dell’Istituto e delle Edizioni San Clemente I Papa e Martire (www.istitutosanclemente.it) ha voluto raccogliere le 33 schede in un CD, ora in vendita presso le librerie cattoliche con il titolo “Catechesi Dialogica su argomenti di attualità”.

Considerando la qualità, la competenza e l’utilità di queste schede catechistiche, ZENIT ha deciso di pubblicarne una ogni giovedì.

Il tema affrontato questa settimana è: “Paternità-maternità umane: come si attuano, in modo responsabile, nel matrimonio-famiglia?”.

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Quali sono le caratteristiche della paternità-maternità umane?

La procreazione umana:
• è un fine essenziale del matrimonio tra un uomo e una donna. Infatti l’amore coniugale tende per sua natura ad essere fecondo, avendo l’atto coniugale due significati: il significato unitivo (donazione totale e definitiva dei coniugi tra loro) e il significato procreativo (dono della vita a un nuovo essere umano)
• rivela in modo eminente la dignità dell’essere umano, chiamato a farsi interprete della bontà e fecondità che discendono da Dio, il quale attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la famiglia umana
• pur essendo biologicamente simile alla generazione degli altri esseri in natura, ha in sé, in modo essenziale ed esclusivo, una ‘somiglianza’ con Dio: è una forma peculiare della speciale partecipazione dei coniugi all’opera creatrice di Dio. «Nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla, i coniugi sanno di essere cooperatori dell’amore di Dio Creatore e come suoi interpreti» (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n.50)
• esprime la soggettività sociale della famiglia ed avvia un dinamismo di amore e di solidarietà tra le generazioni che sta alla base della società, contribuendo alla comunione delle generazioni
• rappresenta un compito di natura non semplicemente fisica, ma spirituale: attraverso di essa infatti passa la genealogia della persona, che ha il suo eterno inizio in Dio e che a Lui deve condurre
• è frutto dell’amore coniugale (la donazione reciproca, totale, definitiva ed esclusiva tra uomo e donna), che rispecchia il dono d’amore tra le tre Persone Divine che diventa fecondo nella creazione, e il dono di Cristo alla sua Chiesa che diventa fecondo nella rinascita dell’uomo, in Cristo, mediante il Battesimo.

Come si esprime la fecondità coniugale?

Si esprime e si attua, in modo complementare, a livello:
• di coppia (fecondità interpersonale): gli sposi, giorno dopo giorno, approfondiscono la propria e mutua conoscenza, il vicendevole rispetto e amore, la propria crescita umana e cristiana
• di generazione fisico-biologica: il figlio, preziosissimo dono del matrimonio
• di servizio educativo (fecondità educativa): attraverso l’educazione dei figli, i genitori, primi e principali - anche se non unici - responsabili di tale educazione, trasmettono i frutti della loro vita morale, spirituale e soprannaturale
• di comunità umana (fecondità sociale): aiuto alla società nelle varie forme di volontariato
• di comunità ecclesiale (fecondità apostolica): impegno di testimonianza e di servizio nella e alla comunità cristiana.

Come si attua la responsabilità nella paternità-maternità?

• Si attua:
- sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa
- sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente o anche per un tempo indeterminato, una nuova nascita.
• Nell’uno e nell’altro caso, gli sposi cristiani si pongono la domanda fondamentale: corrisponde alla volontà di Dio la nostra decisione di dare o non dare la vita a una nuova creatura? Che cosa Dio desidera da noi a questo riguardo, in questo momento?

Come va considerato il figlio?

Il figlio è:
• essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio
• dono, il dono più grande del matrimonio:
- dono di se stessi, da parte dei genitori, a un nuovo essere umano, frutto della loro donazione totale e definitiva
- dono di sé, da parte del figlio, ai fratelli, alle sorelle, ai genitori, all’intera famiglia. La sua vita diventa dono per gli stessi donatori della vita.
• riflesso vivente e segno permanente dell’amore, dell’unità coniugale.

Esiste un diritto al figlio?

Non esiste alcun diritto al figlio: in tal caso il figlio verrebbe considerato come oggetto di proprietà.
Esiste invece il diritto del figlio ad essere il frutto dell’atto specifico dell’amore coniugale dei suoi genitori, e anche il suo diritto ad essere rispettato come persona dal momento del suo concepimento.

Quando è morale la regolazione delle nascite?

Quando è attuata dagli sposi per validi motivi e con metodi conformi alla morale. Nella loro linea di condotta, i coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che si deve conformare alla legge divina stessa, docili al Magistero della Chiesa, che interpreta in modo autentico quella legge alla luce del Vangelo.

Di che cosa gli sposi devono tener conto nell’attuare responsabilmente la paternità - maternità?

• Gli sposi devono tener conto:
- delle proprie condizioni umane (fisiche, affettive, spirituali, economiche)
- dei figli, già nati o che nasceranno
- della propria famiglia
- della società
- di una visione positiva della vita e di un atteggiamento di apertura e di servizio ad essa, anche quando, per seri motivi e nel rispetto della legge morale, i coniugi scelgono di evitare temporaneamente o a tempo indeterminato una nuova nascita
- della Provvidenza divina
- delle condizioni di vita del proprio tempo, tanto nel loro aspetto materiale, che spirituale
- della scala dei valori e del bene della comunità familiare, della società temporale e della Chiesa.
• La loro decisione non dev’essere dunque frutto di egoismo, né dev’essere condizionata da persone esterne, né tanto meno da pubbliche autorità.

A chi spetta il giudizio circa l’intervallo tra le nascite, e circa il numero dei figli da procreare?

Spetta soltanto agli sposi: è questo un loro diritto inalienabile da esercitare davanti a Dio, considerando, in modo sereno e ponderato, i doveri verso se stessi, verso i figli già nati, la famiglia e la società.

Quali sono i mezzi per attuare la procreazione responsabile?

• Vanno anzitutto rifiutati come moralmente illeciti:
- L’aborto, che è un abominevole delitto
- La sterilizzazione diretta
- I mezzi contraccettivi nelle loro diverse forme: è da escludere come intrinsecamente cattiva «ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale o nel suo compimento o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione» (Paolo VI, Humanae vitae, n. 14).
• Sono moralmente accettabili:
- La continenza periodica
- Il ricorso ai periodi infecondi della moglie, per compiere l’atto coniugale.

Qual è la differenza fra i mezzi leciti e quelli illeciti moralmente?

«Tra i due casi esiste una differenza essenziale: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una disposizione naturale; nell’altro caso essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali. È vero che nell’uno e nell’altro caso, i coniugi concordano nella volontà positiva di evitare la prole per ragioni plausibili, cercando la sicurezza che essa non verrà; ma è altresì vero che soltanto nel primo caso essi sanno rinunciare all’uso del matrimonio nei periodi fecondi quando, per giusti motivi, la procreazione non è desiderabile, usandone, poi, nei periodi agenesiaci a manifestazione di affetto ed a salvaguardia della mutua fedeltà. Così facendo essi danno prova di amore veramente ed integralmente onesto» (Paolo VI, Humanae Vitae, n. 16).

Perché la contraccezione è illecita?

• Perché i coniugi, mediante il ricorso alla contraccezione, scindono i due significati che Dio Creatore ha inscritti nell’essere dell’uomo e della donna e nel dinamismo della loro comunione sessuale: il significato unitivo e quello procreativo. In tal modo «essi si comportano come arbitri del disegno divino e manipolano e avviliscono la sessualità umana, e con essa la persona propria e quella del coniuge, alterandone il valore di donazione totale. Così, al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè del non donarsi all’altro in totalità: ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale chiamato a donarsi in totalità personale» (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n. 32).
• La contraccezione, come ancor più l’aborto, affonda le sue radici in una mentalità edonistica e de-responsabilizzante nei confronti della sessualità e suppone un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità.

Quali gravi conseguenze causano i metodi di regolazione artificiale della natalità?

Ecco alcune di queste gravi conseguenze, che Paolo VI indica nell’Humanae vitae (n. 17):
• «Si apre una via larga e facile alla infedeltà coniugale ed all’abbassamento generale della moralità. Non ci vuole molta esperienza per conoscere la debolezza umana e per comprendere che gli uomini - i giovani specialmente, così vulnerabili su questo punto - hanno bisogno d’incoraggiamento a essere fedeli alla legge morale e non si deve loro offrire qualche facile mezzo per eluderne l’osservanza.
• Si può anche temere che l’uomo, abituandosi all’uso delle pratiche anticoncezionali, finisca per perdere il rispetto della donna e, senza più curarsi del suo equilibrio fisico e psicologico, arrivi a considerarla come semplice strumento di godimento egoistico e non più come la sua compagna, rispettata e amata.
• Si rifletta anche all’arma pericolosa che si verrebbe a mettere così tra le mani di autorità pubbliche, incuranti delle esigenze morali. Chi potrà rimproverare a un governo di applicare alla soluzione dei problemi della collettività ciò che fosse riconosciuto lecito ai coniugi per la soluzione di un problema familiare? Chi impedirà ai governanti di favorire e persino di imporre ai loro popoli, ogni qualvolta lo ritenessero necessario, il metodo di contraccezione da essi giudicato più efficace?».

Che cos’è la continenza periodica?

• È l’astenersi dai rapporti coniugali durante i periodi di fertilità femminile. Tale astenersi, in queste situazioni e per un certo tempo, oltre che evitare la procreazione, può anche:

- essere autentico segno di amore, attenzione, rispetto dell’altro
- svolgere una funzione propedeutica: essere buon allenamento per acquisire la castità matrimoniale e rispettare la fedeltà coniugale, anche durante periodi di assenza temporanea e/o prolungata del coniuge, o durante momenti di indisposizione o malattia dell’uno o dell’altro
- offrire anche un servizio terapeutico, e cioè può offrire un valido aiuto a vivere con maggiore dedizione e intensità d’amore l’atto coniugale. L’attesa può accrescere, purificare e perfezionare il desiderio della mutua donazione e sviluppare una onesta e casta gestualità affettiva coniugale
- favorire nei coniugi, la conoscenza e la padronanza di sé: «Questa disciplina (la padronanza di sé), propria della purezza degli sposi, ben lungi dal nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano. Esige un continuo sforzo, ma, grazie al suo benefico influsso, i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità arricchendola di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e di pace e agevola la soluzione di altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l’egoismo nemico del vero amore, ed approfondisce il loro senso di responsabilità» (Paolo VI, Humanae Vitae, n. 21).

• «Una preziosa testimonianza può e deve essere data da quegli sposi che, mediante l’impegno comune della continenza periodica, sono giunti ad una più matura responsabilità personale di fronte all’amore ed alla vita. Come scriveva Paolo VI, ad essi il Signore affida il compito di rendere visibile agli uomini la santità e la soavità della legge che unisce l’amore vicendevole degli sposi con la loro cooperazione all’amore di Dio autore della vita umana» (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n. 35).

Come è possibile conoscere i periodi della fertilità/infertilità femminile?

• È possibile grazie all’uso dei metodi naturali, basati sull’auto-osservazione del corpo della donna e del suo ritmo biologico, e individuati con la semplice osservazione dei ritmi corporei, delle temperature, delle secrezioni…
• Tali metodi naturali si fondano su due verità scientifiche:
- biologica (la fertilità della donna è limitata nel tempo)
- sessuologica (l’atto sessuale non è di per sé sempre procreativo).

Che cosa dice la Chiesa circa i metodi naturali di discernimento della fertilità femminile?

• La Chiesa, pur non facendo suo alcun metodo, ritiene morale il ricorso, per validi motivi, ai metodi naturali, mediante i quali si tiene conto, per l’uso del matrimonio, dei ritmi naturali della donna, immanenti alle funzioni generative, e così si regola la natalità senza offendere i principi morali.
• «Quando i coniugi, mediante il ricorso a periodi di infecondità, rispettano la connessione inscindibile dei significati unitivo e procreativo della sessualità umana, si comportano come ministri del disegno di Dio ed usufruiscono della sessualità secondo l’originario dinamismo della donazione totale, senza manipolazioni ed alterazioni» (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n. 32).
• Tali metodi naturali sono particolarmente utili, perchè consentono sia di favorire una gravidanza sia di evitarla, aiutando ad accertare il periodo fertile o sterile della donna.
• Quando si parla di regolazione «naturale», non ci si riferisce al solo rispetto del ritmo biologico. Si tratta, ben più compiutamente, di rispondere alla verità della persona nella sua intima unità di spirito, psiche e corpo, unità mai riducibile soltanto ad un insieme di meccanismi biologici.

Come far conoscere i metodi naturali?

• I centri di studio e di insegnamento di tali metodiche naturali di regolazione della fertilità, come pure i medici ed i ricercatori, ma anche gli operatori pastorali e le autorità politiche nei rispettivi ambiti di competenza, saranno di valido sostegno alla maternità e alla paternità responsabili:
- aiutando gli sposi a conoscere e ad apprezzare tali metodi nei loro fondamenti e nelle loro motivazioni, oltre che nei loro risvolti pratici, e a ben applicarli nelle loro condizioni concrete
- offrendo basi scientifiche sempre più solide ad una regolazione delle nascite rispettosa della persona e del disegno di Dio sulla coppia umana e sulla procreazione
- approfondendo tale argomento nei suoi diversi aspetti biologici, scientifici, culturali, psico-sociali, morali, spirituali e formativi
- promuovendo al tempo stesso una capillare educazione ai valori morali, che il ricorso a tali metodi suppone, nei confronti dei coniugi, dei fidanzati, dei giovani in generale, come pure degli operatori sociali e pastorali
- aiutando a superare, in questo ambito, luoghi comuni e mistificazioni, molto spesso amplificati da una certa propaganda interessata economicamente
- favorendo programmi di ricerca in questo campo, come pure nella formazione di futuri professionisti capaci di aiutare i giovani e le coppie a compiere scelte sempre consapevoli e responsabili.
• In questi anni, grazie al contributo di innumerevoli coppie cristiane in tante parti del mondo, i metodi naturali sono entrati nell’esperienza e nella riflessione dei gruppi e dei movimenti familiari e delle associazioni umane ed ecclesiali.

Quali sono gli aspetti positivi dei metodi naturali?

Essi permettono:
• da un punto di vista umano coniugale, di:
- rispettare il corpo degli sposi e le leggi biologiche iscritte nella loro persona
- favorire o evitare, per validi motivi, la gravidanza
- incoraggiare tra i coniugi la comunicazione e la tenerezza
- favorire l’educazione ad una libertà autentica
- governare le tendenze dell’istinto e delle passioni.
• da un punto di vista morale cristiano, di:
- riconoscere che la capacità procreativa è riflesso della comunione creativa dell’amore trinitario, una cooperazione con la potenza creativa di Dio, fonte e Padre di ogni vita: gli sposi sono collaboratori, ministri e non padroni della vita umana
- essere fedeli al progetto di Dio sull’amore sponsale, sacramentale
- rispettare le leggi inscritte da Dio nella struttura naturale, costitutiva della persona
- evitare il male morale degli altri metodi illeciti.

Che cosa possono fare gli sposi quando non hanno figli?

• Possono ricorrere anzitutto alla medicina, per cercare di risolvere, in modo morale rispettoso della dignità della persona, i loro problemi.
• Possono mostrare la loro generosità e la loro fecondità spirituale, sociale ed ecclesiale:
- adottando bambini abbandonati
- prendendoli in affido
- compiendo servizi significativi, attività di volontariato a favore del prossimo.


Il Primicerio della Basilica dei SS.Ambrogio e Carlo in Roma
Mons. Raffaello Martinelli

NB Per approfondire l’argomento, si leggano i seguenti documenti pontifici:
* PAOLO VI, Humanae vitae, 1968;
* GIOVANNI PAOLO II, Familiaris Consortio, 1981.