Pena di morte: “Il Papa ha detto che è inutile applicarla”, sottolinea il cardinal Martino

Presentazione del Compendio di dottrina sociale e apertura della Plenaria del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 25 ottobre 2004 (ZENIT.org).- “Il Papa ha detto che è inutile applicare la pena di morte, perché la società ha già i mezzi per difendersi dai criminali”. Lo ha sostenuto stamattina il cardinal Renato Raffaele Martino durante la presentazione tenutasi nella Sala Stampa del Vaticano del Compendio di dottrina sociale della Chiesa, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana in Italiano e in Inglese.



“A me personalmente piace questa affermazione del Papa”, ha commentato il cardinale.

Da parte sua, monsignor Giampaolo Crepaldi, rispondendo ad un giornalista che gli chiedeva perché il Compendio non si esprima in modo più esplicito contro la pena capitale, ha dichiarato: “riproponiamo quanto affermato dal Catechismo e dal Papa nella sua enciclica Evangelium Vitae” ed “incoraggiamo le iniziative in favore della sua abolizione”, ma “evidentemente non si poteva cambiare il magistero”.

Il Compendio dedica l’articolo 405 alla pena di morte, ricordando che “la Chiesa vede come un segno di speranza la sempre più diffusa avversione dell’opinione pubblica alla pena di morte”.

Si aggiunge, inoltre, che “i casi in cui è assolutamente necessario sopprimere il reo sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti”.

La presentazione del volume avviene in coincidenza con l’apertura di questo lunedì pomeriggio, nella sede del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace a Palazzo San Calisto, della Plenaria del dicastero sul tema. “L’azione pastorale della Chiesa in ambito sociale dalla Gaudium et Spes ad oggi: problemi e prospettive”.

In una intervista rilasciata in proposito alla “Radio Vaticana” il cardinal Martino, ha spiegato che lo scopo della Plenaria sarà quello di “fare il punto sull’azione pastorale della Chiesa in ambito sociale dal Concilio ad oggi, sottolineando tra l’altro l’attualità della Gaudium et Spes riguardo alla globalizzazione economica, la democrazia politica, la guerra e la pace e i diritti umani.

In merito al valore della Gaudium et Spes che ha sviluppato il magistero pontificio precedente aprendo la strada alle “novità” in campo sociale introdotte da Paolo VI e da Giovanni Paolo, il porporato ne ha sottolineato la caratteristica nell’ “aver precisato in maniera innovativa il vitale rapporto del cristiano nel confronto delle realtà terrestri”.

“Riaffermando – ha quindi aggiunto – la retta concezione dell’autonomia di queste ultime ed insieme l’imprescindibile dovere del seguace di Cristo ad animarle con il fermento vitale del Vangelo”.

Nel corso di questi giorni verranno inoltre presentati il Dizionario dei diritti umani, la Website del Dicastero e il Direttorio di pastorale sociale. E dal 27 al 30 ottobre, presso l’Ergife Palace Hotel di Roma, si terrà il I Congresso mondiale degli organismi ecclesiali che lavorano per la giustizia e la pace su: “Annunciare il Vangelo della giustizia e della pace”.