Pensare il cristianesimo al tempo della rete

Presentato a Montecitorio il volume "Cyberteologia" del direttore de "La Civiltà Cattolica", padre Antonio Spadaro

Roma, (Zenit.orgÀncora Online) Nicola Rosetti | 620 hits

Si è svolta lunedì 7 ottobre alle ore 17.00 presso l’Aula Aldo Moro di Montecitorio la conferenza di presentazione del volume “Cyberteologia. Pensare il cristianesimo al tempo della rete” di Padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”

La conferenza è stata organizzata dall’onorevole Antonio Palmieri e moderata dalla giornalista Rai Costanza Miriano.

Riccardo Luna, giornalista ed esperto di web, ha esordito citando una frase del premio Nobel per la pace (2010) Liu Xiaobo che ha definito internet “un dono di Dio”. In tale ottica, il libro di padre Spadaro è stato il primo a scorgere le connessioni fra cristianesimo e la cultura digitale, entrambi fondati sull’apertura verso gli altri e sulla condivisione.

Tali caratteristiche secondo Luna, sono incarnate dalla figura di Papa Francesco, il quale ha rivoluzionato il modo di comunicare della Chiesa, passando dal suonare le campane, al suonare i campanelli: il Santo Padre cioé, secondo le parole del giornalista, non aspetta che siano gli altri a muoversi verso di lui, ma compie egli stesso il primo passo, come abbiamo potuto vedere dalle numerose telefonate che ha fatto in questi mesi.

Ha poi preso la parola don Paolo Padrini, direttore per l’innovazione e lo sviluppo della piattaforma Aleteia, che ha raccontato come, attraverso l’applicazione “IBreviary”, molti sacerdoti siano stati facilitati nella preghiera, non solo giovani, ma anche novantenni, che grazie al touch-screen, sono riusciti a ingrandire i caratteri della liturgia delle ore e a poterli nuovamente leggere!

Grazie all’uso di un ipad e della diretta streaming, don Paolo è riuscito a far seguire la messa ad una anziana signora che da 12 anni non riusciva, a causa della sua malattia, a mettere piede nella sua parrocchia. Il sacerdote ha raccontato la commozione della sua vetusta parrocchiana e delle lacrime che ha versato quando ha potuto rivedere dopo tanti anni l’altare della sua chiesa.

L’onorevole Guglielmo Vaccaro, coordinatore dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, ha simpaticamente ricordato come egli appartenga a quella generazione che ha potuto vedere tutto lo sviluppo della tecnologia dal Commodore 64 al tablet. Il deputato ha particolarmente apprezzato il quarto capitolo del libro nel quale padre Spadaro parla dell’etica degli hacker.

L’onorevole Antonio Palmieri ha sottolineato come la realtà abbia un primato rispetto alla comunicazione e che senza contenuti non ci potrebbe essere alcun tipo di comunicazione e ha continuato affermando come nella rete il contenuto sia la persona stessa: non è, ad esempio, la stessa cosa avere un profilo facebook o farlo gestire da qualcuno del proprio staff.

È poi intervenuto Giampiero D’Alia, Ministro della Pubblica Amministrazione e Semplificazione il quale ha ammesso che, a causa della presenza su facebook di certi gruppi estremisti, ha nutrito in un primo momento una certa diffidenza verso la rete, che lo ha portato anche a prendere provvedimenti restrittivi nell’uso del web, provvedimenti per i quali al tempo fu criticato. Quest’esperienza lo ha portato a rivedere il suo rapporto con la che, a ben vedere, è la realtà più grande del mondo dopo il mondo.

A questo punto sono intervenuti, raccontando le loro esperienze, vari blogger e animatori di siti cattolici come Luca Paolini, esperto in metodologie innovative per l’Insegnamento della Religione Cattolica e anima del sito “religione 2.0″, don Mario Aversano, esperto di tematiche legate alla spiritualità e alla vocazione presente nel sito “il tesoro”, Padre Massimo Ranieri, proprietario del dominio www.maxgranieri.it e Simone Sereni, social media editor di “vino nuovo”.

Attesissimo in conclusione l’intervento del direttore de “La Civilità Cattolica”, Antonio Spadaro che ha spiegato il significato del vocabolo “cyberteologia”, una riflessione sulla fede nel tempo di internet. Il prelato ha precisato che la Chiesa non è in internet perché vuole darsi un tono moderno, ma perché è suo specifico compito stare dove gli uomini vivono.

La rete ha avuto in questi anni un influsso sul nostro modo di vivere e di pensare e se la teologia è una riflessione sul sacro, anche essa non si può esimere da questo impatto. La riflessione, prima dell’avvento della cyberteologia, era spostata sul come utilizzare la rete per evangelizzare. Ma il web, secondo il gesuita, non è un mezzo, ma uno spazio da abitare.

Padre Spadaro ha raccontato come si è avvicinato al mondo del web, in quanto appassionato di musica e di letteratura. Mentre navigava si è reso conto di stare a contatto con qualcosa di caldo, di vivo, contrariamente a come la rete veniva spesso dipinta.

La rete internet, nelle parole del direttore de “La Civiltà Cattolica”, non è altro che il prolungamento tecnologico della rete che lega gli uomini fra loro e vederla come l’insieme di fili e di modem è alquanto riduttivo.

Padre Spadaro ha concluso la sua riflessione citando le parole di Paolo VI per il quale ” il cervello meccanico viene in aiuto del cervello spirituale” e l’uomo compie lo “sforzo di infondere in strumenti meccanici il riflesso di funzioni spirituali”.