Per accogliere gli immigrati non basta il pane, serve il cuore

Presentato il nuovo documento vaticano sulla pastorale dei rifugiati

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 467 hits

Quello dei migranti, ed in particolar modo dei rifugiati, non è soltanto un tema costantemente all’ordine del giorno ma si caratterizza per essere in continua evoluzione. Le dinamiche sempre più complesse che riguardano il problema hanno indotto la Chiesa Cattolica – che pure è da sempre all’avanguardia in questo ambito – ad aggiornare la sua pastorale in materia.

È di oggi, infatti, la pubblicazione del documento Accogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzatamente sradicate. Orientamenti pastorali, a cura dei Pontifici Consigli della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e Cor Unum.

Il documento è stato presentato stamattina in Sala Stampa Vaticana dai cardinali Antonio Maria Vegliò e Robert Sarah, rispettivamente presidente della Pastorale per i Migranti e del Cor Unum.

Il cardinale Vegliò ha ricordato, in primo luogo, che, già nel 1992, il suo dicastero aveva pubblicato I Rifugiati, una sfida alla solidarietà e che, in questi ultimi 21 anni, si sono verificati notevoli “mutamenti nella natura della migrazione forzata”, che hanno incoraggiato la stesura di un nuovo documento.

Le ragioni che inducono le persone a lasciare il proprio paese sono le più disparate, ha ricordato il porporato, tuttavia l’aspetto più significativo degli ultimi anni è “l’inasprimento delle normative di molti Governi in tale materia e, non di rado, anche un certo irrigidimento dell’opinione pubblica”.

Il documento vaticano oggi pubblicato, quindi, “mette l’accento sull’urgenza che siano garantiti almeno i diritti enumerati dalla Convenzione sui Rifugiati del 1951, pur riconoscendo che quell’importante strumento è tuttavia minimale, aperto al miglioramento”, affinché si giunga a “politiche lungimiranti capaci di rispondere integralmente ai problemi di oggi e a quelli che già si affacciano sul domani”.

Vegliò ha poi citato alcune statistiche: “Si calcola che siano almeno16 milioni i rifugiati (tra cui i richiedenti asilo e i Palestinesi sotto l’Agenzia di soccorso e lavoro delle Nazioni Unite); 28,8 milioni gli sfollati interni a causa di conflitto; 15 milioni i profughi a motivo di pericoli e disastri ambientali e 15 milioni i profughi a causa di progetti di sviluppo”. A costoro si aggiungono 12 milioni di “apolidi”, coloro che non posseggono alcuna cittadinanza e che, quindi, non sono ammessi ai diritti che spettano ai cittadini.

Il documento presentato oggi intende quindi essere “una guida pastorale che parte da una premessa fondamentale, che fa da filo rosso all’intero documento, cioè che ogni politica, iniziativa o intervento in questo ambito deve ispirarsi al principio della centralità e della dignità di ogni persona umana”, ha detto in conclusione il cardinale Vegliò.

Da parte sua il cardinale Sarah ha ricordato la drammatica realtà dei 4 milioni di sfollati interni siriani, cui si aggiungono un milione di rifugiati nei vari paesi limitrofi, in continuo aumento.

Nei giorni scorsi si è tenuta una riunione del Cor Unum che “ha evidenziato l’impegno unitario della Chiesa nella regione che finora ha investito circa 15 milioni di Euro e assiste oltre 150.000 persone”, ha aggiunto il porporato.

La figura del rifugiato è citata già nel Vangelo (“ero forestiero e mi avete ospitato Mt 25,3536) e, al giorno d’oggi – ha ricordato Sarah - il fenomeno riguarda tante realtà, anche molto diverse tra loro, sparse per il mondo: dal Sahel, devastato dalla siccità e dalle carestie, ad Oklahoma City, colpita da un tornado.

Gli stranieri e gli extracomunitari devono “essere accompagnati spiritualmente per uscire dalla logica della violenza, del risentimento e del dolore e per poter tornare a sentirsi parte della famiglia umana”, ha aggiunto il porporato.

Sebbene un gran numero di migrazioni siano dovute a disoccupazione o a motivi economici, “accanto al pane, serve l’amore”, ha detto il presidente di Cor Unum, ricordando che “la carità non è uno sportello o un registro: chi ha bisogno deve poter incontrare un buon samaritano il cui cuore batte con il suo, perché si è fatto simile a lui e in lui serve Cristo”.

Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche Johan Ketelers, Segretario Generale della Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni (CICM), sottolineando che, in primo luogo, “le migrazioni impongono un cambiamento di mentalità, di approcci strutturali e di pensiero sociale”.

Il documento Accogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzatamente sradicate. Orientamenti pastorali è soltanto l’ultima di una lunga serie di fonti magisteriali sul tema delle migrazioni forzate.

Tra le linee guida pastorali, Ketelers ha ricordato in particolare lo “speciale diritto” delle persone ad essere protette dalla violenza in cui vengono coinvolte loro malgrado, nonché il diritto delle medesime ad essere spostate il più lontano possibile dai luoghi di conflitto, all’occorrenza anche oltrefrontiera.

La conferenza stampa è stata chiusa dall’intervento di Katrine Camilleri, vicedirettore del Jesuit Refugee Service a Malta, che ha ricordato la propria personale esperienza con i rifugiati. Chi compie un ‘viaggio della speranza’ dall’Africa verso l’Europa, ha spiegato, quasi sempre rischia la vita, affrontando situazioni ai limiti della dignità umana e, specie se donna, è spesso vittima di abusi sessuali.

Quando si lavora per l’integrazione degli immigrati non basta un “quadro giuridico e politico” di una certa solidità per garantire la sicurezza alle persone, né vanno soddisfatte soltanto le loro esigenze materiali: non meno fondamentale è “il bisogno di essere accolti, amati, rispettati ed accettati”, ha affermato Camilleri.

A tal proposito la dirigente ha raccontato la storia esemplare di una giovane africana che, dopo la terribile esperienza della riduzione in schiavitù e della costrizione alla prostituzione, “ebbe la fortuna di incontrare persone che la amavano veramente, e che riuscivano a vedere oltre la sua rabbia e il suo comportamento difficile, riconoscendone la dignità, la bellezza e le potenzialità. L’hanno convinta di essere degna di dare e ricevere amore, e di non essere uno scarto della società”.