Per il cardinale Herranz in Europa c’è il rischio di un totalitarismo laico

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ROMA, martedì, 19 ottobre 2004 (ZENIT.org).- In una intervista pubblicata dal quotidiano “il Giornale” (19 ottobre 2004), il cardinale Julian Herranz, Presidente del pontificio Consiglio per i testi legislativi, si è detto preoccupato di quanto sta accadendo in Europa, affermando in particolare che “ci troviamo di fronte ad un’ondata di fondamentalismo laicista”.



“Stiamo assistendo al manifestarsi di una insofferenza che confonde la laicità dello stato con il laicismo e che non soltanto assume l’agnosticismo ed il relativismo morale come propria filosofia ma considera politicamente scorretta ogni altra posizione”, ha sostenuto il porporato.

Di fronte alla polemica scatenata contro Rocco Buttiglione al Parlamento Europeo, al sacerdote francese che è stato cacciato dal liceo perché presentatosi vestito dalla tonaca, e alle suore in Germania a cui è stato vietato di vestire l’abito religioso, Herranz ha spiegato che “sono tutte manifestazioni atipiche della laicità”.

“Perché la laicità è un valore da salvaguardare. Il cristianesimo è stato il primo a difendere il dualismo, la separazione tra il pubblico civile e il religioso, tra la religione e lo Stato. E noi oggi vediamo quanti problemi esistano là dove questa separazione non esiste”, ha poi detto riferendosi a quei paesi in cui si applica la sharia, la legge islamica.

Quello che preoccupa il cardinale è “fare del laicismo – non della laicità – una religione di Stato. Con il rischio di instaurare così una forma di totalitarismo laico, finendo con ledere uno dei diritti fondamentali della persona che è la libertà religiosa”.

In merito al relativismo Herranz ha aggiunto che “non è la filosofia di una buona democrazia che invece deve essere fondata su valori autentici”, come “la libertà, che però, come insegna il Papa, non può essere mai staccata dalla verità. Altrimenti si trasforma in libertinaggio e nichilismo”.

Circa i matrimoni omosessuali Herranz ha invece precisato che “l’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio è inammissibile non tanto perché va contro le convinzioni delle grandi religione monoteiste, ma perché va contro la natura umana”.

“Basta la ragione per capire che il matrimonio, che sta alla base della famiglia, è l’unione tra due persone di sesso diverso che unendosi trasmettono la vita”.

“La Chiesa – ha continuato il cardinale – non vuole discriminare nessuno, ma il legislatore deve avere presente il bene comune, il bene pubblico”.

“Basta la retta ragione per comprendere che quello tra omosessuali non può essere un matrimonio, così come non è possibile far adottare bambini a una coppia gay, perché questo andrebbe contro i diritti dei bambini stessi”, ha quindi continuato.

“Ci vuole fede nella ragione umana. Bisogna rileggere la grande enciclica di Giovanni Paolo II dedicata a questo tema, la Fides et ratio”, ha così concluso Herranz.