Per il mondo che soffre per mancanza di pensiero

Il cardinale Bertone spiega perché è importante che le università cattoliche siano coinvolte nella nuova evangelizzazione

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ROMA, sabato, 9 giugno 2012 (ZENIT.org).- Riprendiamo la Lectio magistralis tenuta ieri, venerdì 8 giugno, dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, al Collegium Maius della Pontificia Università "Giovanni Paolo II" di Cracovia, in Polonia, dove gli è stato conferito un dottorato honoris causa. Il testo integrale della Lectio è stato pubblicato sul sito de L'Osservatore Romano.

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di Tarcisio Bertone

Permettetemi di rivolgere un cordiale saluto a tutti i presenti; ai Signori Cardinali e Vescovi, in particolare Sua Eccellenza Monsignor Józef Kowalczyk, Primate della Polonia, e Sua Eccellenza Monsignor Celestino Migliore, Nunzio Apostolico. 
Saluto con deferenza le illustri Autorità civili e militari e i membri del Corpo Diplomatico. 
La mia gratitudine va in special modo al Gran Cancelliere, Sua Eminenza Cardinale Stanislaw Dziwisz, al Rettore Magnifico Monsignore Professore Wladyslaw Zuziak e all'intero Senato Accademico di questa Pontificia Università Giovanni Paolo II. 
Sono lieto della presenza dei Rettori degli Atenei e Istituti di Studi Superiori della Polonia, e specialmente di Cracovia, dei Decani delle Facoltà Teologiche della Polonia. 
Vi ringrazio in anticipo per l'ascolto di questa mia esposizione che ha come titolo "Il ruolo delle Università Cattoliche nell'opera della Nuova Evangelizzazione".

1) La nuova evangelizzazione 

Desidero innanzitutto soffermarmi sul concetto di "nuova evangelizzazione", tanto presente nel linguaggio e nei programmi pastorali del post Concilio e dibattuta nelle Università Cattoliche. Esso merita una previa riflessione per la complessità dei significati e dei contenuti che comporta. Anzitutto è da osservare che "evangelizzare" non è opera occasionale o temporanea, ma impegno stabile e costituzionale necessità della Chiesa.
La specificità della nuova evangelizzazione la differenzia dall'attività ordinaria della Chiesa e dalla missione ad gentes. L'aggettivo "nuova" non qualifica i territori di missione - nuovi Paesi da evangelizzare -, né i protagonisti - nuovi tipi di evangelizzatori -, né le finalità dell'annuncio del Vangelo - lo scopo è sempre lo stesso: annunciare per salvare, (cfr Mt 28,19-20). "Nuova" non significa nemmeno una ri-evangelizzazione, in senso proprio, di territori già evangelizzati. 
L'originalità concerne la modalità o la forma dell'evangelizzazione. Questa esigenza di un approccio inedito all'evangelizzazione quanto alle sue vie e alle sue forme parte da un dato storico: la situazione nuova dei Paesi e delle culture di tradizione cristiana, in cui il Vangelo fu annunciato a volte molto tempo fa. Oggi, l'ateismo militante è in gran parte arretrato; lascia piuttosto il campo a una certa indifferenza, a una curiosità, ma largamente marcata da una profonda ignoranza su ciò che è il Vangelo, e un desiderio di tolleranza universale che elimina ogni differenza tra le confessioni religiose. Questa ignoranza e questa confusione, che può andare fino al sincretismo, si accompagnano anche, in un certo numero di Paesi di antica tradizione cristiana, ad una grande sfiducia verso tutto ciò che potrebbe dare visibilità nello spazio pubblico alle religioni in generale e al Cristianesimo in particolare, e conduce così, in nome di una laicità male intesa, ad una privatizzazione delle loro manifestazioni, dunque a un imbavagliamento totale della parola della Chiesa e ad una deleteria sparizione della sua presenza nel dibattito sociale.
Questa ignoranza accompagnata da una cancellazione è un'immensa perdita non solo per la Chiesa, ma per l'uomo contemporaneo. Come hanno ampiamente mostrato numerosi e penetranti studi del Professore belga di antropologia religiosa Julien Ries, che il Papa Benedetto XVI ha recentemente elevato alla dignità cardinalizia, l'uomo è per natura religioso: le primissime tracce dell'ominizzazione sono anche testimonianze della sua apertura ad una trascendenza che lo supera. E' impossibile osservare un homo sapiens che non sia un homo religiosus. La figura di una cultura in cui gli uomini vivono in maggioranza etsi Deus non daretur è recente e localizzata. "Interi paesi e nazioni - scriveva Giovanni Paolo II nell'Esortazione apostolica Christifideles laici -, dove la religione e la vita cristiana erano un tempo quanto mai fiorenti e capaci di dar origine a comunità di fede viva e operosa, sono ora messi a dura prova, e talvolta sono persino radicalmente trasformati, dal continuo diffondersi dell'indifferentismo, del secolarismo e dell'ateismo. Si tratta, in particolare, dei paesi e delle nazioni del cosiddetto Primo Mondo, nel quale il benessere economico e il consumismo, anche se frammisti a paurose situazioni di povertà e di miseria, ispirano e sostengono una vita vissuta "come se Dio non esistesse" (n. 34).
Di fronte a ciò che Benedetto XVI chiama una "perdita preoccupante del senso del sacro", è dunque apparso necessario proporre una "nuova evangelizzazione"1 , cioè una rinnovata proposta della fede. Anche se il termine "nuova evangelizzazione" non compare in Paolo VI, la sua realtà è ben presente nei suoi scritti, specialmente nell'importante Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi sull'evangelizzazione nel mondo contemporaneo (cfr, in particolare, nn. 52 et 56). Si deve al Papa Giovanni Paolo II l'introduzione dell'espressione e soprattutto il suo uso massiccio (la si trova più di 200 volte), così che si può dire che la nuova evangelizzazione è una delle linee-guida del suo pontificato. "Il fenomeno della scristianizzazione colpisce i popoli cristiani di vecchia data e reclama, senza alcuna dilazione, una nuova evangelizzazione2 ". Con grande evidenza, l'attuale Pontefice l'ha iscritta a sua volta tra le prospettive prioritarie della sua missione. La seconda parte della sua prima Enciclica ha, per esempio, mostrato ampiamente come "la carità della Chiesa è la manifestazione dell'amore trinitario" e costituisce una vera "evangelizzazione"3 . Così egli scrive nella Lettera apostolica Ubicumque et semper. I Paesi di antica tradizione cristiana sono giunti "persino a porre in questione quei fondamenti che apparivano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell'uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il riferimento ad una legge morale naturale". Pertanto, per le "Chiese di antica fondazione", il Papa Benedetto XVI considera "opportuno offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera, lasciandosi rigenerare dalla forza dello Spirito Santo, si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione" 4 . Abbiamo visto fin qui che occorrono nuova modalità o forme di evangelizzazione, per rivolgersi ai battezzati la cui fede si è spenta e che non sono più praticanti. Ciò non deve far pensare che sia inutile la riflessione sul passato, e soprattutto che non valga anche oggi l'inestimabile patrimonio di esperienza della Chiesa. Dice il Vangelo: "Ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche" (Mt 13,52). Anche nella nuova evangelizzazione c'è bisogno delle cose antiche e nuove del tesoro. Un proverbio latino dice: "Tempora mutantur et nos mutamur in illis"; perciò dobbiamo estrarre dal tesoro sempre anche cose nuove.
Concludo questa prima parte con l'invito alla fiducia rivolto da Benedetto XVI ai partecipanti al convegno internazionale organizzato dal pontificio consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione il 15 ottobre 2011: "Nonostante questa condizione dell'uomo contemporaneo, possiamo ancora affermare con certezza, come agli inizi del Cristianesimo, che la Parola di Dio continua a crescere e a diffondersi. Perché? Vorrei accennare ad almeno tre motivi. Il primo è che la forza della Parola non dipende anzitutto dalla nostra azione, dai nostri mezzi, dal nostro "fare", ma da Dio, che nasconde la sua potenza sotto i segni della debolezza, che si rende presente nella brezza leggera del mattino (cfr 1Re 19,12), che si rivela sul legno della Croce. Dobbiamo sempre credere nell'umile potenza della Parola di Dio e lasciare che Dio agisca! Il secondo motivo è perché il seme della Parola, come narra la parabola evangelica del Seminatore, cade anche oggi ancora in un terreno buono che la accoglie e produce frutto (cfr Mt 13,3-9)". 
Fiducia in Dio, dunque, e nella sua Parola, insieme con sano realismo, che chiede di riconoscere gli ostacoli, di cercare di smontare i pregiudizi, di preparare quanto meglio possibile il terreno prima di gettare il seme del Vangelo.
La Chiesa intende cogliere positivamente questa sfida, offrendo alla società intera nuove vie di incontro e di dialogo a partire dal Vangelo. Pertanto, la nuova evangelizzazione non è solo un "correre ai ripari", ma una "nuova primavera"; un mezzo per valorizzare i nuovi germogli che spuntano in un bosco antico.
Nel Libro dell'Apocalisse, la lettera indirizzata all'Angelo della Chiesa di Efeso dice: "Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome. Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore" (Ap 2,3-4). Il cuore dell'evangelizzazione, in ogni epoca, è questo "primo amore", che prende vita in ogni nuova generazione, riflesso dell'amore immenso che Dio Padre ha dimostrato per noi donandoci il suo Figlio. I primi cristiani, i martiri e gli altri santi di tutti i tempi - anche del nostro tempo - ne sono testimoni autentici. Lo splendore dell'arte cristiana e la bellezza della riflessione filosofica illuminata dalla fede ne parlano con eloquenza. L'ineffabile evidenza dell'esperienza mistica annuncia questo amore, questa pace e gioia che superano ogni intelligenza e ogni nostra aspettativa. 
Quel "primo amore" è, ai nostri giorni, la forza che muove il cuore e i passi di tanti nuovi evangelizzatori: 
persone, famiglie, comunità e movimenti ecclesiali. Esso è il tesoro antico e sempre nuovo del Vangelo. Perché l'amore di Dio verso di noi non cambia, non muta la sua fedeltà e non finisce la sua misericordia. Quella fedeltà che, quando Dio domanda: "Chi manderò e chi andrà per noi?", dà la forza di rispondere: "Eccomi, manda me" (Is 6,8). L'amore di Dio chiama ad una comunione di vita che nasce nel seno della comunità e che si realizza al suo servizio. La nuova evangelizzazione è un tentativo continuo di vivere e annunciare questa vita, è un'intelligenza della fede che sa capire e far capire il legame vitale tra le cose antiche e nuove di quel tesoro che è il Vangelo di Cristo.

2) Le Università cattoliche 

Veniamo ora al ruolo delle Università cattoliche in questo contesto di nuova evangelizzazione. Esse vi sono coinvolte per almeno tre ragioni fondamentali. 

1. La nuova evangelizzazione si caratterizza per un annuncio chiaro ed esplicito di Cristo. "Non c'è vera evangelizzazione se il nome, l'insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, non siano proclamati", scriveva Paolo VI nella Evangelii nuntiandi 5 . In effetti, questo messaggio è perenne, come afferma, con grande forza, un passo della Lettera gli Ebrei, citato nella Lettera apostolica Ubicumque et semper: Gesù Cristo è lo stesso "ieri, oggi e per sempre" (Eb 13,8).
Ora, questo annuncio fa parte della missione dell'Università. E' ciò che afferma l'importante paragrafo che conclude la "magna charta" delle Università cattoliche che è la Constituzione apostolica Ex corde Ecclesiae: "Secondo la propria natura, ogni Università cattolica offre un importante contributo alla Chiesa nella sua opera di evangelizzazione. Si tratta di una vitale testimonianza di ordine istituzionale da rendere a Cristo e al suo messaggio, così necessario nelle culture contrassegnate dal secolarismo, o là dove Cristo e il suo messaggio di fatto non sono ancora conosciuti. Inoltre, tutte le attività fondamentali di una Università cattolica sono collegate e armonizzate con la missione evangelizzatrice della Chiesa: la ricerca condotta alla luce del messaggio cristiano, che metta le nuove scoperte umane al servizio degli individui e della società; la formazione attuata in un contesto di fede, che prepari persone capaci di un giudizio razionale e critico e consapevoli della trascendente dignità della persona umana; la formazione professionale, che comprenda i valori etici e il senso di servizio alle persone e alla società; il dialogo con la cultura, che favorisca una migliore comprensione della fede; la ricerca teologica, che aiuti la fede a esprimersi in un linguaggio moderno" 6 .
Lo stesso Benedetto XVI l'ha richiamato in diverse occasioni. Ad esempio in occasione della Visita pastorale negli Stati Uniti egli affermato con grande forza la cattolicità dell'Università: "la testimonianza pubblica al modo d'essere di Cristo, come risulta dal Vangelo ed è proposto dal Magistero della Chiesa, modelli ogni aspetto della vita istituzionale sia all'interno che all'esterno delle aule scolastiche. Prendere la distanza da questa visione indebolisce l'identità cattolica e, lungi dal far avanzare la libertà, inevitabilmente conduce alla confusione sia morale che intellettuale e spirituale"7 . 
Forte è a volte la tentazione della secolarizzazione per le Università cattoliche presenti nei Paesi di tradizione cristiana: cancellando l'aspetto confessionale, esse minimizzano i segni della loro identità cattolica e riducono questa ad un umanesimo consensuale e il Cristianesimo a un insieme di valori. Al contrario, nella scia di Giovanni Paolo II, l'attuale Pontefice afferma che "il fatto di essere "cattolica" non mortifica in nulla l'Università, ma piuttosto la valorizza al massimo" 8 . 

2. Una seconda ragione spiega l'importanza e il ruolo delle Università cattoliche nel quadro della nuova evangelizzazione. Un'intuizione centrale del pontificato del Papa Paolo VI, nel cui solco si sono posti Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, è che, per incarnarsi, la fede deve passare nella cultura. Dopo il primo annuncio (kerygma) e la catechesi, la fede è chiamata progressivamente ad impregnare le culture, senza tuttavia mai identificarsi con esse. D'altra parte, il Vangelo è annunciato a uomini che fanno parte di una cultura, così che tale annuncio deve passare attraverso quella cultura. Ecco perché, come osservava Paolo VI, "occorre evangelizzare non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici" 9 . Ora, le Università cattoliche hanno per missione di fare da ponte tra la fede e la cultura. Giovanni Paolo II lo diceva - quasi in tono confidenziale - a proposito delle comunità universitarie cattoliche che incontrava durante i suoi viaggi. "Esse - diceva - sono per me un segno vivo e promettente della fecondità dell'intelligenza cristiana nel cuore di ogni cultura. Esse mi danno la fondata speranza di una nuova fioritura della cultura cristiana nel molteplice e ricco contesto del nostro tempo in mutazione, il quale si trova certamente di fronte a gravi sfide, ma è anche portatore di tante promesse sotto l'azione dello Spirito di verità e di amore" 10 . Di fatto, osservava già Paolo VI, "per la Chiesa non si tratta soltanto di predicare il Vangelo in fasce geografiche sempre più vaste o a popolazioni sempre più estese, ma anche di raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell'umanità, che sono in contrasto con la Parola di Dio e col disegno della salvezza" 11 . 

3. Un altro motivo rende oggi particolarmente urgente il coinvolgimento delle Università cattoliche nell'opera della nuova evangelizzazione: essa "deve, tra l'altro, creare nei ricchi la coscienza che è venuto il momento di farsi realmente fratelli dei poveri nella comune conversione allo sviluppo integrale, aperto all'Assoluto"12 . Infatti, una delle finalità fondamentali delle istituzioni superiori di insegnamento cattolico è il servizio della società: "La missione fondamentale di una Università è la continua indagine della verità mediante la ricerca, la conservazione e la comunicazione del sapere per il bene della società"13 . Viene alla mente la parola sferzante di Paolo VI che osservava che "il mondo soffre per mancanza di pensiero"14 . L'Università, specialmente cattolica, non deve forse essere quel luogo di pensiero di cui il mondo ha tanto bisogno? Ciò è tanto più vero dal momento che una delle principali ragioni della crisi che colpisce oggi tutta la società ed ogni società consiste in una visione strettamente riduttiva e frammentata della realtà: spesso analizzata in termini soltanto economici o sociali, questa crisi non è colta nelle sue dimensioni culturali e spirituali. L'Università non dovrebbe invece essere il luogo in cui queste molteplici prospettive si incrociano e si fondono, nel rispetto delle epistemologie proprie? Pertanto, se essa aggrava questo stato di fatto favorendo la frammentazione e la separazione dei saperi o insegnando un approccio solamente operativo al reale, tradisce la sua missione. 
Nel suo Discorso a Ratisbona, Benedetto XVI ha ricordato la sua esperienza di professore, secondo la quale "tutte le specializzazioni rendono a volte incapaci di comunicare gli uni con gli altri"15 . Ciò facendo, l'Università tradisce la propria vocazione: "L'Università, da parte sua, non deve mai perdere di vista la sua chiamata particolare a essere una "universitas" in cui le varie discipline, ognuna a sua modo, siano considerate parte di un unum più grande. Quanto è urgente la necessità di riscoprire l'unità del sapere e di contrastare la tendenza alla frammentazione e all'assenza di comunicabilità" 16 . Ebbene, una delle vocazioni dell'Università cattolica consiste in questo dialogo incessante tra le diverse discipline, a cominciare da quello tra fede e ragione . Per dirlo nei termini dell'attuale Pontefice, queste istituzioni devono essere il luogo di una ragione allargata e arricchita. Nella stessa allocuzione all'Università di Ratisbona, Benedetto XVI chiamava ad un "allargamento della nostra concezione e del nostro uso della ragione 17 ". Questo nuovo uso della ragione che l'Università cattolica è chiamata a promuovere non porterà frutto soltanto per lo sviluppo del sapere, ma anche per lo sviluppo dei popoli: ad una visione integrale dell'uomo e della verità corrisponderà la ricerca del bene integrale dell'uomo. 

4. Infine, ciò che vale per l'Università cattolica nel suo insieme vale in modo singolare per la Facoltà di teologia, che deve esserne il cuore. E' significativo che la prima citazione biblica della Lettera apostolica Ubicumque et semper, con cui è istituito il Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, sia esattamente la stessa dell'unico riferimento alla Scrittura fatto dalla Costituzione apostolica Sapientia christiana 18 : "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato" (Mt 28,19_20). Un'esortazione di Giovanni Paolo II ai Francescani può essere estesa a tutta la Chiesa: "occorre considerare la formazione intellettuale come un'esigenza fondamentale dell'evangelizzazione". E prosegue precisando: "vi incoraggio ad entrare immediatamente nella dinamica di un'evangelizzazione rigenerata, grazie alla promozione dello studio della teologia, scienza ecclesiale per eccellenza"19 . 

3) Qualche applicazione pratica 

"La Chiesa deve fare oggi un grande passo in avanti nella sua evangelizzazione, deve entrare in una nuova tappa storica del suo dinamismo missionario" 20 , segnatamente mediante le sue istituzioni che sono le Università cattoliche. In occasione dell'Assemblea generale del CELAM tenuta ad Haiti nel 1983, Giovanni Paolo II utilizzò un'espressione che poi ha ripreso più volte in seguito. Ha parlato di una "evangelizzazione nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nella sua espressione"21 . Ugualmente, è necessario che la missione delle Università cattoliche sia rigenerata nel suo ardore, nei suoi metodi e nella sua espressione. 

a) Il suo ardore 

"Ardore" viene dal verbo latino ardere, "bruciare". E' questo che fa dire a Cristo: "Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!" (Lc 12,49). Per questa nuova evangelizzazione, "si tratta di prendere un nuovo slancio sul cammino apostolico. Si tratta di irradiare tutto l'ardore della fede in Gesù Cristo che abbiamo ricevuto come un dono e di annunciare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle delle città e delle campagne l'amore di Dio che ci offre la salvezza nel suo Figlio" 22 . Spesso, soprattutto nei nostri Paesi di antica cristianità, le istituzioni ecclesiali sono minacciate da un sentimento di logoramento, da un "a che pro?" che equivale a "è ancora possibile?" (sottinteso: annunciare il Vangelo in un mondo scettico, segnato dal relativismo, in una società pluralista, poco favorevole al Cristianesimo, eccetera). In questa accidia spesso inconfessata, è la speranza che è in questione. Questa tristezza scoraggiata abitava il giovane ricco. La risposta di Gesù è sempre valida per l'oggi. Giovanni Paolo II ha posto questa domanda "E' ancora possibile?" proprio a proposito della nuova evangelizzazione e ha risposto con le stesse parole di Gesù che commentava il rifiuto del giovane ricco: "Noi poniamo questa domanda in nome della "nuova evangelizzazione". Se ciò sembra umanamente impossibile, ascoltiamo la risposta di Cristo. La risposta di Cristo è: "Per gli uomini, ciò è impossibile, ma non per Dio"!" 23 . Per rivolgersi ai Paesi in affanno, in debito di speranza, le Università cattoliche hanno bisogno di un nuovo ardore, di un fuoco rinnovato, come quello che abitava Cristo al momento della sua Pasqua. Ma solo chi è già caldo può riscaldare, solo chi è luminoso può illuminare. Probabilmente è opportuno un esame di coscienza. A tal fine, l'Università cattolica potrà avvalersi delle molteplici domande, che sono altrettanti criteri, poste da Benedetto XVI in occasione di uno dei suoi Viaggi apostolici: "La stessa dinamica di identità comunitaria - a chi io appartengo? - vivifica l'ethos delle nostre istituzioni cattoliche. L'identità di una Università o di una Scuola cattolica non è semplicemente una questione di numero di studenti cattolici. E' una questione di convinzione - crediamo noi veramente che solo nel mistero del Verbo fatto carne diventa veramente chiaro il mistero dell'uomo. 24 Siamo noi veramente pronti ad affidare il nostro intero io - intelletto e volontà, mente e cuore - a Dio? Accettiamo noi la verità che Cristo rivela? Nelle nostre università e scuole la fede è "tangibile"? Le viene data fervida espressione nella liturgia, nei sacramenti, mediante la preghiera, gli atti di carità, la sollecitudine per la giustizia e il rispetto per la creazione di Dio? Solo in questo modo noi rendiamo realmente testimonianza sul senso di chi noi siamo e di ciò che noi sosteniamo" 25 . 

b) I suoi metodi

"Il prioritario compito pastorale della nuova evangelizzazione, che investe tutto il Popolo di Dio… postula un nuovo ardore, nuovi metodi e una nuova espressione per l'annuncio e la testimonianza del Vangelo" 26 . In particolare, lo Spirito che fa nuove tutte le cose (cfr Ap 21,5) ispira nuove vie. Giovanni Paolo II diceva ai nuovi Vescovi che "lo Spirito guida la Chiesa e le dà, con il suo soffio gagliardo, il coraggio di osare nel cercare nuovi metodi di evangelizzazione per raggiungere ambiti finora inesplorati" 27 . 
E' fuori questione il pretendere di dare dei "metodi" per orientare le nostre Università verso la nuova evangelizzazione, tanto sono eterogenei le situazioni, i contesti, le problematiche. Tuttavia, è possibile sottolineare un mezzo che non è facoltativo. Sicuramente una Università cattolica è aperta a tutti gli studenti, qualunque sia la loro convinzione e la loro appartenenza religiosa. Ciononostante fa parte dell'identità di questa istituzione il fornire - non solo proporre - a tutti gli studenti una informazione solida sull'insieme della fede cristiana (e non solo sulle religioni), in particolare sotto forma di un corso. Evidentemente, tale presentazione dovrà essere interessante, adatta agli studenti e rispettosa della diversità delle convinzioni. Ciò richiede da parte degli insegnanti fedeltà e al tempo stesso inventiva. Per questo, le Università cattoliche trovano un sussidio particolare per l'evangelizzazione nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Nell'articolo 3 degli Statuti del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, si trova l'esigenza seguente: " Tra i compiti specifici del Consiglio figurano … la promozione dell'utilizzo del Catechismo della Chiesa Cattolica, come formulazione essenziale e completa del contenuto della fede per gli uomini del nostro tempo". Certamente, l'Anno della Fede che inizierà in ottobre prossimo è un'occasione ideale perché le Università riflettano sulla maniera in cui potranno impiegare questo dono di Dio che è il Catechismo. Aggiungiamo che uno degli obiettivi dell'Università cattolica è una preoccupazione per le "implicazione etiche e morali inerenti ai suoi metodi e alle sue scoperte" 28 . Così, oltre al corso di presentazione della fede cristiana, gli studenti devono ricevere un corso di Dottrina sociale della Chiesa: "La "nuova evangelizzazione", di cui il mondo moderno ha urgente necessità e su cui ho più volte insistito, deve annoverare tra le sue componenti essenziali l'annuncio della dottrina sociale della Chiesa, idonea tuttora, come ai tempi di Leone XIII, ad indicare la retta via per rispondere alle grandi sfide dell'età contemporanea, mentre cresce il discredito delle ideologie. Come allora, bisogna ripetere che non c'è vera soluzione della "questione sociale" fuori del Vangelo" 29 . 

c) La sua espressione 

Come deve esprimersi questo impegno risoluto delle Università cattoliche rispetto alla nuova evangelizzazione ? Anche qui mi limiterò ad alcune osservazioni.
1. Anzitutto, l'amore è una mediazione essenziale della nuova evangelizzazione. "Non è la scienza che redime l'uomo. L'uomo viene redento mediante l'amore" 30 . 
Ciò che Giovanni Paolo II ha detto delle persone consacrate può estendersi a tutti i cristiani: "Non esiste alcuna ricetta infallibile per rievangelizzare l'Europa. È l'amore che proprio gli uomini e le donne di vita consacrata debbono ai loro contemporanei. Il mistero di ogni evangelizzazione consiste nella scoperta che l'amore verso Dio deve trasformarsi in servizio al prossimo" 31 . L'Università ha troppo a lungo separato caritas e veritas. Benedetto XVI le unifica in profondità, per esempio in questa formula felice che è stata cesellata con cura: "La verità, infatti, è "lógos" che crea "diá-logos" e quindi comunicazione e comunione" 32 .
2. Vorrei inoltre attirare l'attenzione su una formula importante della Lettera apostolica Ubicumque et semper che potrebbe passare inosservata: "alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l'inestimabile dono che Dio ha voluto farci, partecipandoci la sua stessa vita". Questa frase non è solo una risposta al sospetto, molto presente in Occidente, di proselitismo e dunque di attentato alla libertà di pensiero. Essa ricorda all'evangelizzatore che la cosa più importante non è tanto ciò che fa ma ciò che riceve, non tanto la sua opera ma la sua disponibilità: ogni missionario è inviato. "Chi dunque ti dà questo privilegio? Che cosa possiedi che tu non l'abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l'avessi ricevuto?" (1 Cor 4,7). Ecco perché le Università cattoliche devono anzitutto vivere questo dono gratuito prima di annunciarlo. Cristo esorta così gli Apostoli: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8). Ora, è significativo che questa frase sia stata pronunciata nel quadro del discorso sulla missione nel Vangelo di san Matteo, al capitolo decimo. La legge della gratuità - questa "pulsazione" tra ricevere e dare - acquista tutto il suo rilievo nel contesto della missione.
3. Infine, come è risaputo e in continuità con l'osservazione precedente, la testimonianza è duplice: quella della parola e quella della vita. Un certo numero di insegnanti e di persone impegnate nelle Università cattoliche danno una testimonianza di vita edificante nel servizio agli studenti, nella trasmissione e nella ricerca del sapere. Il non-cristiano ha il diritto di aspettarsi una coerenza di vita da parte di colui che si dice cristiano, uno stile di vita conforme alle esigenze evangeliche. Colui che è la Verità e la Vita (cfr Gv 14,9) ha vissuto questa unità; Egli dona ai suoi discepoli lo Spirito che li aiuta a tendere verso questa armonia. Noi ci ricordiamo di questa importante parola di Paolo VI al Pontificio Consiglio per i Laici: "L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri, è perché sono dei testimoni" 33 . Tuttavia, questa testimonianza non può essere sufficiente. Dev'essere accompagnata, come abbiamo detto, da una parola esplicita su Cristo Salvatore. E, a chi teme di non avere abbastanza fede per annunciare il Vangelo, Giovanni Paolo II risponde: "La fede si rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell'impegno per la missione universale"34 . 

Conclusione 

Università cattoliche e nuova evangelizzazione fanno parte della missione profetica della Chiesa. In un suo Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale, Giovanni Paolo II affermava che "la Chiesa si proietta verso il terzo millennio assumendo, con rinnovata energia, la sua fondamentale missione di "evangelizzare" … cioè l'annuncio ai popoli, che fa scoprire chi è Gesù Cristo per noi" 35 . Parimenti, l'Università cattolica sarà fedele alla sua identità ecclesiale se, anch'essa, continua ad essere o diventa nuovamente una Università "essenzialmente missionaria".

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1- BENEDETTO XVI, Lettera Apostolica Ubicumque et semper con la quale è istituito il Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, 21 settembre 2010.

2- GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica Christifideles laici su vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo, 30 dicembre 1988, 4.

3- BENEDETTO XVI, Lettera Enciclica Deus caritas est sull'amore cristiano, 25 dicembre 2005, 19.

4- Ubicumque et semper.

5- PAOLO VI, Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi sull'evangelizzzzione nel mondo contemporaneo, 8 dicembre 1975, 22.

6- GIOVANNI PAOLO II, Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiæ sulle Università cattoliche, 15 agosto 1990, 49.

7- BENEDETTO XVI, Discorso ai rappresentanti del mondo universitario cattolico, Università Cattolica d'America, Washington, 17 aprile 2008.

8- BENEDETTO XVI, Discorso per l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, 25 novembre 2005.

9- Evangelii nuntiandi, 20.

10- Ex corde Ecclesiæ, 2.

11- Evangelii nuntiandi, 19.

12- GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Redemptoris missio sul valore permanente del mandato missionario, 7 dicembre 1990, 59.

13- Ex corde Ecclesiæ, 30.

14- PAOLO VI, Lettera enciclica Populorum progressio , lo sviluppo dei popoli, 26 marzo 1967, 85.

15- BENEDETTO XVI, Discorso all'Università di Ratisbona, 12 settembre 2006. 16- BENEDETTO XVI, Discorso ai partecipanti all'incontro europeo dei professori universitari, Roma, 23 giugno 2007.

17- Ex Corde Ecclesiae, "L'Università cattolica deve impegnarsi, più specificamente, nel dialogo tra fede e ragione, in modo che si possa vedere più profondamente come fede e ragione si incontrino nell'unica verità", 17.

18- GIOVANNI PAOLO II, Costituzione Apostolica Sapientia christiana sulle Università e le Facoltà ecclesiastiche, 15 aprile 1979, Preambolo, IV.

19- GIOVANNI PAOLO II, Lettera pontificia all'Ordine dei Frati Minori, 4 maggio 1991, nn. 6 et 8.

20- Christifideles laici, 35.

21- GIOVANNI PAOLO II, Discorso all'Assemblea del CELAM, Port-au-Prince, 9 marzo 1983, III.

22- GIOVANNI PAOLO II, Allocuzione ai Vescovi francesi della regione Nord, 18 gennaio 1992, 5. 23- GIOVANNI PAOLO II, Omelia allo stadio Meinau, 9 ottobre 1988.

24- CONCILIO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, 7 dicembre 1965, 22.

25- BENEDETTO XVI, Discorso ai rappresentanti del mondo universitario cattolico, Università Cattolica d'America, Washington, 17 aprile 2008.

26- GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis sulla formazione dei sacerdoti nelle circostanze attuali, 25 marzo 1992, 18.

27- GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai Vescovi nominati nel corso degli ultimi dodici mesi (2001-2002), 23 settembre 2002, 5.

28- Ex corde Ecclesiæ, 18.

29- GIOVANNI PAOLO II, Lettera Enciclica Centesimus Annus nel centenario dell'Enciclica Rerum novarum, 1 maggio 1991, 5.

30- BENEDETTO XVI, Lettera Enciclica Spe salvi sulla speranza cristiana, 30 novembre 2007, 26.

31- GIOVANNI PAOLO II, Messaggio alla X Assemblea dell'Unione delle Conferenze dei Superiori Maggiori d'Europa, 17 novembre 2001, 4.

32- BENEDETTO XVI, Lettera Enciclica Caritas in veritate sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità, 29 giugno 2009, 4.

33- PAOLO VI, Allocuzione ai membri del Pontificio Consiglio per il Laici, 2 ottobre 1974.

34- GIOVANNI PAOLO II, Lettera Enciclica Redemptoris missio sul valore permanente del mandato missionario, 7 dicembre 1990, 2.

35- GIOVANNI PAOLO II, Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 1986, 8 mai 1986, 3.

(©L'Osservatore Romano 8-9 giugno 2012)