Per l'Unione europea l'embrione non è "uno di noi"

La Commissione europea, nell'ultimo giorno del suo mandato, ha bocciato la petizione Uno di Noi. Amarezza tra gli organizzatori, che parlano di "grave deficit di democrazia" e di "burocrati"

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 633 hits

L’ultimo colpo di coda della Commissione europea, all’indomani delle elezioni e nel giorno che sancisce il termine del suo mandato, lascia a chi sostiene la dignità dell’embrione umano un sapore d’amaro in bocca. La petizione Uno di Noi, nonostante le sue 1.901.947 firme raccolte nei 28 Paesi della Ue, non verrà presentata come proposta legislativa al Parlamento europeo.

La Commissione ha motivato la sua scelta spiegando che “gli Stati membri e il Parlamento europeo hanno discusso e deciso la politica della Ue in questo settore solo recentemente” e dunque ritiene inutile proporre a Strasburgo i contenuti di Uno di Noi. E la politica decisa - va detto - verte in senso opposto rispetto a quanto chiedeva la petizione; si tratta infatti di finanziamento con soldi pubblici europei della ricerca scientifica con embrioni umani e di progetti di cooperazione internazionale che implicano la diffusione dell’aborto e farmaci abortivi.

Ciò significa che il parere di quasi due milioni di cittadini europei è stato ritenuto ininfluente, indegno di essere sottoposto all’Europarlamento, l’unica istituzione eletta dal popolo. A nulla è valsa una mobilitazione che ha permesso all’iniziativa di raccogliere una cifra d’adesioni record, ben al di sopra di quanto fosse finora successo con altre petizioni. Lo strumento di democrazia diretta sancito dal Trattato di Lisbona, evidentemente, non gode di ampia considerazione da parte della Commissione uscente.

Di questo avviso è anche Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita e del Comitato italiano per Uno di Noi, il quale parla di “deficit di democrazia” che rappresenta “il problema più grave che affligge l’Unione e che pone a rischio il futuro del grande sogno europeo”.

Casini rincara poi la dose, definendo i membri della Commissione “burocrati” che “hanno sfoggiato la migliore saccenza di cui sono capaci negando che altri oltre loro stessi siano in grado di decidere su una questione che, comunque la si guardi, è dirimente del livello di umanità della società che si vorrebbe costruire”. Trova inoltre “subdolo” il fatto che abbiano atteso la fine delle elezioni per prendere questa decisione. “Ma quei burocrati e le lobby che li sostengono non si illudano di aver messo definitivamente in cantina la questione”, chiosa ancora il presidente del Mpv.

Il suo riferimento è alla nascita di un’associazione sovranazionale, che erediterà il nome Uno di Noi, la quale riunisce le associazioni pro-vita di 28 Paesi europei e “riprenderà le fila della mobilitazione per i diritti umani e per la loro estensione a tutti gli esseri umani senza eccezioni e condizioni”.

A raccogliere l’auspicio per il futuro espresso da Carlo Casini, è l’Associazione Scienza & Vita. Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, Presidente e copresidente nazionali, sperano che il nuovo Parlamento “sappia esprimersi con fermezza al riguardo, riportando al centro la dignità della vita umana fin dal concepimento, così come chiesto dagli stessi elettori europei”. I due rappresentanti di Scienza & Vita rammentano dunque che “due milioni di persone aspettano una risposta”, perché l’Europa sia “una democrazia fondata sulla tutela e sul rispetto del più debole”.

Nel documento prodotto dalla Commissione che attesta il verdetto contrario a Uno di Noi, vi si legge che “le cellule staminali embrionali sono uniche e servono per cure che possono salvare la vita, e per le quali sono già in corso sperimentazioni cliniche”. Argomentazione che tuttavia veniva contestata, in maniera approfondita, da Uno di Noi. Se nulla è stato ancora dimostrato circa i risultati terapeutici legati all’uso di embrioni umani, la scienza sta acquisendo sempre più riscontri nel campo delle staminali adulte riprogrammate. Il tema rimarrà però al di fuori dei gangli decisionali d’Europa. Questo il diktat dei “burocrati” di Bruxelles.