Per la Siria si delineano quattro difficili scenari

La preoccupazione del metropolita ortodosso di Aleppo

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ROMA, sabato, 11 febbraio 2012 (ZENIT.org) – Un paese martoriato per il quale si delineano quattro scenari differenti, tutti molto dolorosi. È la riflessione di Gregorios Yohanna Ibrahim, metropolita ortodosso della diocesi di Aleppo, le cui dichiarazioni rilasciate a ZENIT rompono il riserbo mantenuto finora dalle chiese siriane, dall’inizio delle repressioni.

Secondo il vescovo, il primo scenario, “assai pericoloso”, è determinato dalla impossibilità di “immaginare cosa possa accadere nel paese nei prossimi giorni o settimane”.

La seconda ipotesi è quella di un “intervento straniero”, con il “controllo indiretto” della Siria da parte di forze militari o diplomatiche occidentali.

Il terzo scenario ipotizzato dal presule ortodosso è quello di una “guerra civile”, la cui durata preoccupa seriamente tutte le parti coinvolte, e con la seria incognita riguardante l’ingresso di armi nel paese. “Ci domandiamo – aggiunge Ibrahim – se la Siria non rischi di fare la fine del Libano dopo il 1975”.

Il quarto scenario è decisamente il peggiore: tenuto conto che, osserva il vescovo siriano, la “primavera araba non ha portato la democrazia nel nostro paese”, dei cambiamenti dovranno necessariamente avvenire.

L’incognita è sul “quando” e sul “come”. “I modelli libico, egiziano e yemenita, non hanno fatto la felicità di nessuno nel mondo arabo”, ha aggiunto Ibrahim.

Rivolto ai cristiani d’Occidente e di tutto il mondo, il metropolita di Aleppo ha dichiarato: “Ciò di cui abbiamo davvero bisogno sono il vostro sostegno morale e le vostre preghiere per la stabilità e la pace in Siria”.

“Un risvolto positivo - ha proseguito il presule – è che finora non c’è stato un esodo di massa. Il nostro arcivescovo di Homs ieri sera mi ha confidato che metà delle famiglie cristiane hanno lasciato la città, tuttavia in altri villaggi e località sono ancora tutti al loro posto”.

Ibrahim ha inoltre precisato che le ambasciate dei paesi arabi ed europei e degli USA sono tutte chiuse, pertanto i siriani sono impossibilitati a ottenere il visto ed espatriare. “Ciò è un buon segno è può fermare l’emigrazione prima ancora che inizi”, ha osservato il vescovo.