Per liberarsi dagli idoli

Il fondatore dei Francescani dell'Immacolata spiega le virtù della sobrietà nel quarto mistero gaudioso del Rosario

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di P. Stefano M. Manelli

ROMA, giovedì, 24 maggio 2012 (ZENIT.org).-I poveri offrivano al Tempio solo un paio di tortore per il riscatto del loro bimbo neonato. Giuseppe e Maria, infatti, umili e poverelli, portarono le due piccole tortore per il loro Gesù.

La povertà di Gesù e della Sacra Famiglia ci fa sentire a nostro agio vicino a loro. Se Gesù si fosse presentato a noi con le insegne maestose della sua divina regalità, ne avremmo provato certamente una gran confusione. A vederlo così, invece, come un bambino povero, con la Mamma poverella e san Giuseppe umile artigiano, ci sentiamo spinti ad accostarci a Lui con tutta confidenza.

Del resto, che Gesù abbia sempre prediletto la povertà e i poveri, lo sappiamo bene. Dai pastorelli di Betlem ai pescatori della Galilea, sono sempre i poveri che Egli sceglie per il suo Regno: «Beati i poveri, perché di essi è il Regno dei cieli» (Mt 5,3).

La Madonna prolunga l’amore di Gesù per la povertà e per i poveri. Anche Ella predilige quelli che il mondo non calcola. Appare a Lourdes a una povera ragazzetta, Bernardetta, e dei tre pastorelli di Fatima sappiamo bene in quanta povertà e semplicità essi vivessero.

Ebbene, a questi ragazzini così poveri la Madonna si rivela e li fa portatori di un messaggio che riguarda l’umanità intera.

La semplicità e la purità, la rettitudine del cuore e la fiducia in Dio, il distacco dal mondo e il desiderio del cielo, sono i tesori inestimabili dei veri poveri. Ciò che essi possono dare a Dio è molto più gradito di ciò che danno i ricchi, come Gesù stesso ha detto: vale di più l’obolo della povera vedova che la grossa offerta del ricco (Lc 21,3).

Al Laterano,alla Messa del Papa, partecipava anche un collegio di orfani che vivevano di elemosine. Ebbene, all’offertorio, i ricchi portavano all’altare il pane e il vino, gli orfanelli invece portavano un’ampolla di acqua pura e limpida da mescolare con il vino che diventava il Sangue di Gesù.

Quando gli orfanelli si muovevano a portare l’ampolla dell’acqua, la commozione si spandeva per tutta la Chiesa. Questo è l’incanto della povertà amata tanto da Dio!

Chiediamo alla Madonna di liberarci dai lacci seduttori delle creature, delle cose create, dei beni terreni. San Francesco d’Assisi ci faccia capire, così come lo comprese lui, il valore, la forza e la gioia della povertà che fu la sposa del Crocifisso, e gli esempi della beata Teresa di Calcutta, madre dei più poveri, possano illuminare i nostri cuori e istruirci sul valore della carità verso i poveri, cercando di farci anche noi poveri per i poveri, poveri fra i poveri.

Purtroppo, noi dobbiamo ammettere che, al contrario, il benessere e il consumismo di questi tempi ci tengono in continua lotta per il possesso dei beni terreni, ci costringono a una continua ansia per le cose di questa terra.

Molte comodità noi le abbiamo trasformate artificialmente in necessità indispensabili (il televisore, la radio, l’auto, il frigorifero, il fumo, le vacanze al mare o ai monti...), e i soldi non bastano mai, mentre avanzano inesorabili gli esaurimenti nervosi che logorano di giorno in giorno la salute.

Che brutta vita! Ma perché? Solo perché non si sa né si vuole più rinunciare a tante false necessità di cose materiali, che ci schiavizzano e ci fanno correre anche il rischio di dannarci l’anima per l’eternità.

Chi ci libera da questa schiavitù? Solo l’amore di Dio spinto fino alla povertà di Betlem, di Nazaret, del Calvario.

Pensiamo agli esempi dei Santi che hanno cercato sempre di configurarsi a Gesù povero, vivendo poveramente, amando e aiutando i poveri nell’anima e nel corpo.

Il papa san Pio X, ad esempio, era figlio di una famiglia numerosa così povera che egli, da ragazzo, andando ogni giorno a scuola a Castelfranco Veneto, percorreva i sette chilometri di distanza portando le sue scarpe in spalla per non consumarle. E quando fu nominato Cappellano nella Parrocchia di Tombolo, alla vista dei poveri della Parrocchia, regalò la sua veste sacerdotale nuova a quei poveri perché si facessero i pantaloni, riprendendo per sé la veste vecchia e rattoppata che le sorelle gli aggiustarono rivoltandogliela.

L’amore alla povertà di Gesù, l’amore ai poveri: la Madonna “poverella” voglia ottenercelo.

* Per ogni approfondimento: Padre Stefano Maria Manelli, “O Rosario benedetto di Maria!” (Casa Mariana Editrice)