Per lottare contro la fame, il Papa chiede di recuperare gli autentici valori dell’agricoltura

La persona deve tornare ad essere protagonista dello sviluppo rurale, propone

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 20 ottobre 2006 (ZENIT.org).- La lotta contro la fame, secondo Benedetto XVI, chiede di recuperare gli autentici valori del lavoro agricolo, come il protagonismo della persona, l’importanza della famiglia e la solidarietà.



Il Santo Padre ha lanciato questa proposta nel messaggio indirizzato al Direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), Jacques Diouf, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2006, celebrata il 16 ottobre.

Commentando il tema scelto per la Giornata di quest’anno, “Investire nell’agricoltura per la sicurezza alimentare”, il Vescovo di Roma invita a “riflettere sui vari fattori che ostacolano la lotta contro la fame, molti dei quali provocati dall’essere umano”.

“Non si presta la sufficiente attenzione alle necessità dell’agricoltura, e questo altera l’ordine della creazione e mette in pericolo il rispetto per la dignità umana”, ha denunciato.

Il messaggio ricorda in particolare “quanti hanno dovuto abbandonare le proprie fattorie a causa dei conflitti, dei disastri naturali e dell’abbandono del settore agricolo da parte della società”.

“La solidarietà è la chiave per identificare ed eliminare le cause della povertà e del sottosviluppo”, ha affermato.

Di fatto, “spesso l’azione internazionale per combattere la fame ignora il ‘fattore umano’ e dà piuttosto priorità agli aspetti tecnici e socioeconomici”.

Per questo, considera, “le comunità locali hanno bisogno di essere coinvolte in opzioni e decisioni che interessano la terra, perché le terre da coltivare si stanno orientando sempre più verso altri obiettivi, provocando spesso effetti dannosi all’ambiente e per la disponibilità a lungo termine della terra”.

“Se la persona umana viene trattata da protagonista, è chiaro che i vantaggi a lungo termine devono essere inseriti nel contesto di una migliore programmazione a lungo termine per la sicurezza alimentare, tenendo conto sia della quantità che della qualità”, ha indicato.

“L’ordine della creazione richiede che si dia priorità a quelle attività umane che non provocano un danno irreversibile alla natura, ma che al contrario si integrano nel tessuto sociale, culturale e religioso delle varie comunità”, ha proposto.

“La famiglia rurale ha bisogno di recuperare il suo legittimo posto al centro dell’ordine sociale – ha concluso –. I suoi principi morali e i valori che la animano appartengono all’eredità dell’umanità e devono essere prioritari per le legislazioni”.