Per raccontare le storie che non fanno rumore

Francesco Zanotti, eletto per acclamazione Presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici (Fisc), spiega come dare voce alle periferie geografiche ed esistenziali

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 341 hits

Il 9 gennaio scorso, durante il Consiglio Nazionale, Francesco Zanotti, 50enne direttore del ‘Corriere Cesenate’ è stato eletto per acclamazione Presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici (Fisc), per il triennio 2014 -2016. Alla Fisc fanno capo 187 testate diocesane, con una diffusione calcolata di circa 900.000 copie. All’unanimità sono state rinnovate, le altre cariche dell’esecutivo e cioè: don Bruno Cescon (“Il Popolo”, Concordia-Pordenone) vicepresidente vicario; Chiara Genisio (“Agenzia giornali diocesani”, Piemonte) vicepresidente; Francesca Cipolloni (“Emmaus”, Macerata) segretaria; Carmine Mellone (“Agire”, Salerno) tesoriere.

Rinnovate all’unanimità anche le cariche dei coordinatori:  Coordinatore Commissione Cultura - Carlo Cammoranesi (“L’Azione”, Fabriano), Coordinatore Commissione Giuridica - Mauro Ungaro (“Voce Isontina”, Gorizia), Coordinatore Commissione Formazione/Web/rapporti con l’UCSI - don Adriano Bianchi (“La Voce del Popolo”, Brescia), Assistente Spirituale - don Giuseppe Longo (“Prospettive”, Catania) Delegato per il Copercom - Marco Piras (“L’Arborense”, Oristano), Delegato per Greenaccord e la salvaguardia del Creato - Mario Barbarisi (“Il Ponte”, Avellino). Moderatore dei lavori del Consiglio Nazionale - don Antonio Rizzolo (“Gazzetta d’Alba”, Alba).

Riporta il Servizio Informazioni Religiose (SIR) che il Comitato Tecnico Consultivo, nella sua prima riunione del triennio, ha eletto Sergio Criveller (La Vita del Popolo - Treviso) quale coordinatore e Roberto Giuglard (La Vita Diocesana Pinerolese - Pinerolo) come segretario. Walter Matten (L'Amico del Popolo - Belluno) è stato scelto come membro del Cda della Fisc Servizi srl.

Per capire in che direzione e come la Fisc intende affrontare i problemi che la crisi sta esacerbando, ZENIT ha intervitato il Presidente Francesco Zanotti.

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Diminuiscono gli abbonamenti, scende il numero degli inserzionisti, c’è una riduzione dei contributi all’editoria. Che cosa bisogna fare per mantenere en rilanciare i settimanali cattolici?

Zanotti: I nostri giornali devono essere, oggi ancora più di ieri, una sorta di piazza. Un luogo nel quale la gente si ritrova, anzi ama ritrovarsi. Un luogo desiderato, aspettato, ogni sette giorni. Il giornale come compagno di viaggio, come colui che condivide tutto, gioie e dolori, paure e speranze. E di questi tempi, quindi, c'è davvero tanto da condividere. Se saremo capaci di ascoltare i nostri territori, sapremo farci interpreti delle attese della gente, sapremo raccontare quelle storie di ordinaria straordinarietà di cui è pieno zeppo il nostro Paese. Quelle storie che nessuno, o quasi, racconta mai. Vuole qualche esempio? Le famiglie che hanno in casa un disabile in stato vegetativo persistente. Sono tremila in Italia. Sono spesso vicende drammatiche ed edificanti al tempo stesso. Bisogna andarle a scovare. Ci vogliono cuore e occhi attenti, sensibili. Non possiamo permetterci di restare in redazione, dietro a un monitor. Dobbiamo uscire, per raccontare, come ci ha chiesto papa Francesco, il vero, il bello, il buono.

In che modo la rivoluzione informatica può aiutare a ridurre i costi, far crescere le redazioni, facilitare l’ingresso di giovani, incrementare la diffusione e rendere l’informazione più rapida e efficace?

Zanotti: L'online deve diventare un nuovo e importante alleato. Il giornale cartaceo ha il suo prolungamento in rete. Per noi costituisce una grandissima opportunità: ci offre l'occasione di uscire dall'angolo settimanale nel quale siamo confinati. Questo cambiamento ci chiede di modificare il nostro lavoro. Non più solo approfondimento e riflessione, ma anche lanci immediati, foto e video, da immettere subito sui nostri siti. Oggi più di cento giornali hanno un loro sito. Contiamo di aumentare questo numero e, grazie a una piattaforma studiata assieme al Servizio informativo della Cei e alla Ids-Unitelm, di essere sempre più presenti online. Eppoi, se non siamo una rete noi che da oltre cent'anni siamo presenti in quasi tutti i territori d'Italia..... Basta solo crederci. Ma ormai non si può fare diversamente. La necessità di ridurre i costi ci impone un ripensamento del nostro modo di essere e di fare i giornali. Su questo versante i giovani possono costituire una risorsa preziosa. Per questo abbiamo avviato un progetto insieme all'agenzia Sir, nata negli anni '80 per fornire servizi ai nostri giornali, per formare e avviare, nel giro di due anni, 16 nostri giornalisti con uno stage di tre mesi da svolgere a Roma.

Papa Francesco sta invitando la Chiesa ad andare verso le periferie geografiche ed esistenziali. In che modo i settimanali cattolici, possono favorire questo cammino?

Zanotti: Noi siamo, quasi per definizione, i giornali delle periferie. Siamo presenti là dove di solito i riflettori di grandi network non arrivano. Raccontiamo la provincia italiana, quella che di solito non fa rumore, ma tiene in piedi questo nostro strano Paese. Non si tratta solo di periferie geografiche, ma anche di quelle esistenziali. In giro c'è molta povertà, è vero, ma noto anche tantissima povertà di senso della vita. Ci sono gli ultimi, ma ci sono anche tanti ultimi nascosti che attendono qualcuno che tenda loro una mano. Con i nostri giornali cerchiamo di suscitare domande e di aiutare a trovare risposte in grado di saziare il desiderio di bene e la nostalgia di Dio che alberga nel cuore di ogni uomo. Vorremmo fare ascoltare, a chi ci legge, queste voci che troppo spesso rimangono inascoltate. Non certo facendo prediche, ma "formando informando", come diciamo spesso usando uno slogan a mio avviso efficace.

Quale progetto culturale ed editoriale cristiano proporrebbe per rilanciare la Fisc?

Zanotti: La Fisc non deve essere rilanciata, ma deve proseguire nel solco della tradizione lasciataci da chi ci ha preceduto. I nostri fondatori, nel 1966, ebbero un'intuizione formidabile. Sulla scia del Concilio Vaticano II compresero che un giornale non poteva più permettersi di essere redatto da un prete-coraggio, da uno col pallino dell'informazione. Bisognava mettersi insieme per fare opinione pubblica nella Chiesa, nel Paese e per fare circolare idee ed esperienze tra noi. Furono profetici. A loro dobbiamo essere sempre riconoscenti. Sacerdoti e laici seppero leggere molto avanti negli anni. Compresero che il territorio ci identificava e ci costituiva, ma non era più sufficiente per le dimensioni e le necessità che i tempi nuovi imponevano. Oggi questo è vero più che mai. Quindi, saldi nelle nostre radici con lo sguardo rivolto al futuro, desideriamo continuare a leggere la realtà, ogni realtà umana, alla luce dell'esperienza cristiana, quella che dà senso pieno ai nostri giorni terreni.