"Per un'educazione interculturale"

Un colloquio a Parigi, organizzato dalla Missione permanente d'osservazione della Santa Sede presso l'UNESCO

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di Anita Bourdin

ROMA, venerdì, 10 febbraio 2012 (ZENIT.org) - “Per un’educazione interculturale, il contributo delle università cattoliche”. È questo il tema di un colloquio tenutosi a Parigi, presso la sede dell’UNESCO, il 9 e 10 febbraio, dalla Missione permanente d’osservazione della Santa Sede, in collaborazione con l’Unione delle Istituzioni Cattoliche di Studi superiori (UDESCA).

Fra i partecipanti spiccano Irina Bokova, direttrice generale dell’UNESCO, monsignor Barthelémy Adokounou, segretario del Pontificio Consiglio per la Cultura, e il cardinale arcivescovo di Bordeaux, Jean-Pierre Ricard.

La Missione permanente d’osservazione della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) “sostiene molto attivamente le riflessioni e le azioni connesse all’incontro di culture, compreso nella loro dimensione religiosa”, ha detto l’Osservatore permanente della Santa Sede, monsignor Francesco Follo.

L’esperienza della congregazione romana

Questa missione “presta particolare attenzione all’educazione interculturale e all’interculturalità”, ha detto il presule. “A prosecuzione degli sforzi da parte dell’UNESCO, la Santa Sede desidera continuare a lavorare sul contributi dell’istruzione superiore all’interculturalità”.

Monsignor Follo sottolinea inoltre la collaborazione tra i diversi organismi vaticani. “La Delegazione della Santa Sede scambia l’esperienza del suo Ministero dell’Educazione - la Congregazione per l’Educazione Cattolica - che gestisce 1.500 università, fra cui le cinque università ed istituti cattolici della Francia: Angers, Lille, Lione, Parigi e Toulouse”.

“In questo contesto, e nella scia del Congresso Internazionale organizzato dalla Conferenza Mondiale degli Istituti Universitari Cattolici di Filosofia con il patrocinio dell’UNESCO, marzo 2000, la Delegazione della Santa Sede e le cinque università ed istituti cattolici di Francia organizzano questo colloquio, di cui si spera che possa arricchire la riflessione e le azioni dell’UNESCO, aprendo nuove prospettive in merito all’inclusione dell’interculturale nell’istruzione e nella ricerca”, ha aggiunto il rappresentante della Santa Sede.

Oltre alle delegazioni accreditate presso l’UNESCO e alti funzionari di quest’organizzazione, il convegno riunisce studiosi universitari di tutti i continenti, di diverse culture e religioni, personalità del mondo politico, associativo, sociale, e dirigenti d’impresa, ha proseguito mons. Follo.

Legame organico tra religione e cultura

Il presule ha ribadito che la Santa Sede è presente presso l’UNESCO non solo per la sua specifica sovranità ma soprattutto per il “legame organico e costitutivo che esiste tra la religione in generale e il cristianesimo in particolare, da un lato, e la cultura, dall’altro lato”, riprendendo le parole di Giovanni Paolo II durante la sua storica visita, il 2 giugno 1980, e “per prendere alla riflessione e all’impegno” dell’UNESCO, come ha detto Benedetto XVI il 2 giugno 2005, in occasione del XXV anniversario della visita di Giovanni Paolo II.

“Quindi, la presenza di un sacerdote che - con status diplomatico – rappresenta il ‘Vaticano’ in questo forum internazionale (193 Stati membri) è voluta e viene considerata come utile al dialogo con il mondo e per apportare il contributo della Chiesa ad un’agenzia creata per la pace, “poiché - come dice il preambolo dell’Atto costitutivo dell’UNESCO - le guerre iniziano nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che le difese per la pace devono essere costruite”.

“In altre parole, e in breve - ha aggiunto il diplomatico filosofo - la Santa Sede è all’UNESCO per quattro motivi principali. Primo per far sentire la voce della Chiesa cattolica nel campo dell’educazione, delle scienze naturali e sociali, della cultura e della comunicazione. In secondo luogo, per essere un’interfaccia tra gli Stati membri dell’UNESCO e la Santa Sede che coordina questi stessi settori nell’insieme delle organizzazioni internazionali.

In terzo luogo, per partecipare al rafforzamento della cooperazione internazionale dell’UNESCO con i membri della “famiglia UNESCO” ma anche le organizzazioni della società civile, quali le ONG. Ed infine, per aiutare a costruire una civilizzazione dell’amore come ha affermato spesso Papa Giovanni Paolo II e come Benedetto XVI ha fortemente reiterato nel suo insegnamento”.

La paix en question

Mons. Francesco Follo è originario della diocesi di Cremona. È ex allievo dell’Accademia Ecclesiastica del Vaticano, nota come la “scuola di nunzi”, e ha conseguito un dottorato in filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana.

Ha lavorato come giornalista, dal 1976 al 1984, per la rivista Letture del Centro San Fedele dei gesuiti a Milano. Dal 1982 è stato vice-direttore del settimanale La Vita Cattolica. Dal 1978 al 1983 ha insegnato Antropologia culturale e Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e all’Istituto Superiore degli assistenti educatori di Milano.

Dal 1984 al 2002 monsignor Follo ha lavorato in seno alla Segreteria di Stato della Santa Sede, in Vaticano. Dal 1988 al 1989 è stato docente di Storia della filosofia greca all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma.

Nel 2002 è stato nominato Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’UNESCO e dell’Unione Latina e delegato presso l’International Council on Monuments and Sites (ICOMOS).
Dal 2004, Monsignor Francesco Follo è anche membro del Comitato scientifico della rivista Oasis, specializzata nel dialogo interculturale ed interreligioso.

Ha appena pubblicato un libro-intervista dal titolo La paix en question, edito da Parole et Silence (2011).

[Traduzione dal francese a cura di Paul De Maeyer]