Per uscire dalla crisi bisogna tornare a crescere

Monsignor Mariano Crociata interviene sul tema Chiesa e Capitalismo

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di Antonio Gaspari

ROMA, mercoledì, 9 giugno 2010 (ZENIT.org).- Intervenendo a Roma, martedì 8 giugno, alla presentazione del libro “Chiesa e capitalismo” (Morcelliana, 2010), scritto da Ernst-Wolfgang Böckenförde e Giovanni Bazoli, monsignor Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ha ribadito che l’Italia deve tornare a crescere.

Intervenendo presso il Centro Congressi Europa dell’Università Cattolica di Roma, il Segretario generale della CEI ha precisato che questa crisi è determinata “dalla pretesa di creare valore senza passare dal lavoro e dalla produzione di beni e di servizi” e che i costi di questa tempesta sono evidenti sulle fasce più deboli, “impoverite dal mancato aumento del reddito reale di stipendi e pensioni”.

Tra le ipotesi di soluzione il Segretario della CEI ha indicato l’imperativo di “tornare a pensare e operare per lo sviluppo” e riprendendo le parole pronunciate dal Cardinale Angelo Bagnasco nel corso dell’ultima Assemblea dei Vescovi ha affermato: “il Paese deve tornare a crescere, perché questa è la condizione fondamentale per una giustizia sociale che migliori le condizioni del nostro Meridione, dei giovani senza garanzie, delle famiglie monoreddito”.

In termini più generali, monsignor Crociata ha fatto riferimento alla Dottrina Sociale della Chiesa la cui “idea portante è il bene comune”, comprensivo di “sussidiarietà, partecipazione, solidarietà, valori fondamentali come verità, libertà, giustizia, responsabilità”.

Facendo riferimento al Pontefice Paolo VI e alla Caritas in Veritate, il presule ha sottolineato che “la Chiesa propone con forza questo collegamento tra etica della vita e etica sociale nella consapevolezza che non può avere solide basi una società che — mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace — si contraddice radicalmente accettando e tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata”.

“Per cui – ha aggiunto - il problema della crisi economica o, comunque, l’evoluzione accelerata imposta all’economia mondiale dai processi di globalizzazione, non possono essere adeguatamente affrontati prescindendo da un recupero di visione integrale della persona umana e delle condizioni della sua compiuta umanizzazione”.

Monsignor Crociata ha quindi evidenziato la necessità di “dare spazio alla dimensione del dono e della gratuità” indicata dall’Enciclica Caritas in Veritate, spiegando che secondo san Paolo: Gesù Cristo 'da ricco che era si fece povero per arricchire noi con la sua povertà' (2Cor 8,9)”.

“L’evidenza – ha spiegato - sembra inoppugnabilmente dire che solo un ricco può far ricco un altro e, in termini religiosi, che solo l’onnipotenza divina può darci la salvezza” qui invece si dice “qualcosa di diverso, se non contrario, e cioè che Cristo ci salva spogliandosi della sua divinità e assumendo la condizione umana, come del resto canta l’inno di Filippesi. Egli ci ha arricchiti ‘con il suo amore che lo ha spinto a darsi totalmente a noi’”.

“Il compito di accompagnare con la sua dottrina sociale il cammino storico dell’uomo – ha concluso monsignor Crociata - è parte della costitutiva dimensione escatologica della Chiesa, la quale avrà sempre cura di annunciare il paradossale e sempre nuovo amore di Dio in Cristo”.