Perché Benedetto XVI si è dimesso?

Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, spiega le motivazioni della "storica decisione" del Santo Padre, escludendo ogni ipotesi di malattia e invitando "a prestare molta attenzione" a ciò che dirà fino al 28 febbraio

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 1937 hits

Il Papa non è malato. Il Papa sta bene. Il perché della decisione di rinunciare al ministero petrino è dovuto alla fragilità data dall’invecchiamento e alla conseguente impossibilità a governare al meglio la Chiesa.

Padre Federico Lombardi è deciso nello spiegare le cause sottostanti alla storica scelta annunciata ieri dal Pontefice. Una “decisione lucida, spirituale, ben fondata dal punto di vista di fede e umano”, come ha dichiarato nel briefing di oggi con i giornalisti in Sala Stampa vaticana.

In particolare, il portavoce della Santa Sede, ha voluto “smontare” alcune insinuazioni avanzate ieri dai media italiani su una precisa malattia del Santo Padre di cui ancora si tace il nome e su alcuni interventi cardiaci che il Papa avrebbe subito nel recente periodo.

“Non ci sono malattie specifiche” ha affermato padre Lombardi, né tantomeno “qualche intervento particolare”. È vero che Benedetto XVI nei mesi scorsi si è sottoposto ad una piccola operazione cardiaca, ma – ha spiegato Lombardi – si è trattato solo della sostituzione delle batterie del pacemaker. Dunque un intervento “normale, di routine, come tutti quelli che hanno un regolatore del battito cardiaco” che non ha avuto alcun rilievo particolare nella decisione del Pontefice, in quanto “irrilevante sotto ogni punto di vista”.

Il direttore della Sala Stampa vaticana ha poi confermato che fino al 28 febbraio - data in cui la Sede sarà vacante - l’agenda di Benedetto XVI non subirà alcun tipo di variazione. Si tratta degli ultimi interventi di Papa Ratzinger, quindi “occasioni preziose” a cui padre Lombardi ha invitato “a prestare molta attenzione”.

Soprattutto, si segnalano l’Udienza generale di domani (la prima uscita pubblica post declaratio), e la celebrazione delle Ceneri che, per questioni di spazio, non si svolgerà più a Santa Sabina sull’Aventino, ma nella Basilica di San Pietro, proprio “per accogliere più fedeli e i tanti cardinali” che parteciperanno a quella che, di fatto, è “l’ultima grande concelebrazione del Papa”.

Si svolgerà poi, giovedì mattina, nell’Aula Paolo VI, l’antichissima tradizione dell’incontro-conversazione del Papa con il clero romano. In quell’occasione, Benedetto XVI “parlerà a braccio con appunti preparati”, e, secondo quanto ha riferito padre Lombardi, “parlerà della sua esperienza al Concilio Vaticano II”.

Restano invariati anche gli altri appuntamenti come gli Angelus domenicali, le visite ad limina dei vescovi italiani, le udienze ai presidenti di Romania e Guatemala, l’intervento alla fine degli esercizi spirituali e l’ultima udienza del 27 febbraio, che si svolgerà probabilmente in Piazza San Pietro, “per dare possibilità di una partecipazione più ampia al saluto al Santo Padre”.

Rispondendo ad un dubbio pressante, il portavoce vaticano ha parlato poi dell’eventuale enciclica sulla fede e alla possibilità che essa venga pubblicata alla fine del mese. “A quanto mi risulta no – ha affermato - perché non era a un punto di preparazione tale da poter essere tradotta, pubblicata, messa a punto in poco tempo”.

“Se ci sarà dopo qualche altro modo in cui Benedetto XVI ci farà partecipi delle sue riflessioni sulla fede, benissimo” ha aggiunto. Tuttavia “l’Enciclica come tale, pubblicata dal Papa in carica, non possiamo aspettarcela entro la fine di febbraio”.

Interrogato sul perché il Santo Padre non abbia fissato una data che gli avesse concesso più tempo per consegnare l'importante documento, padre Lombardi ha risposto: “la scelta della data di una comunicazione e poi della sede vacante è una scelta fatta con una riflessione ampia anche in base al calendario liturgico e agli impegni della Chiesa”.

“Questo – ha spiegato - era un tempo buono per avere lo spazio di un annuncio e poi di una convocazione del conclave in modo che si arrivasse alla Pasqua e al periodo pasquale con l’elezione del nuovo Papa”. Cosciente, quindi, della “sua condizione di forze che diminuiscono”, Benedetto XVI ha creduto ormai maturo il tempo per lasciare che fosse un altro Papa ad affrontare i nuovi impegni e concludere l’Anno della fede.

Sempre in tema di “tempi”, Lombardi ha spiegato che il Pontefice cesserà le sue funzioni alle ore 20 e non alle 24 del 28 febbraio, perché a quell’ora si conclude “ordinariamente” la giornata operativa del Papa, “prima di ritirarsi in preghiera e poi riposare”.

Grande preoccupazione dei giornalisti è stato poi capire come si chiamerà o vestirà Benedetto XVI una volta rientrato in Vaticano dopo la permanenza a Castel Gandolfo. “Sono questioni non ancora definite” ha detto Lombardi.

Notizia certa è, invece, che Benedetto XVI “non tornerà cardinale”, nè “sarà Vescovo emerito di Roma” anche se, per ora, non ci sono formule ufficiali. È sicuro, inoltre, che non avrà alcun ruolo nel prossimo conclave, mentre resta una probabilità che, come da prassi, l’anello petrino sarà spezzato.

Il direttore della Sala Stampa vaticana ha poi confermato l’inizio in novembre dei lavori di restauro del monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, che un tempo era occupato da suore di clausura, dove il Papa risiederà.

Nonostante sia stato “allargato con la costruzione di una cappella lungo il muro che scende dalla torre del Colle”, il Mater Ecclesiae “rimane comunque un edificio piccolo – ha detto Lombardi - dove quindi non si possono mettere insieme la residenza delle religiose e del Papa”.

Alla domanda perché il Santo Padre abbia deciso di andare a vivere proprio in questo luogo, il portavoce ha risposto che questa "è stata una decisione del Papa", in quanto “nessuno gli impone dove andare e cosa fare”. “Il Papa conosce molto bene il Vaticano – ha aggiunto - e quindi sapeva perfettamente cosa era il convento, dove era e se poteva essere una collocazione adeguata” per garantire una certa “autonomia e libertà”.

Un ultimo punto affrontato è il fatto che sia stato proprio il viaggio a Cuba e in Messico a determinare, a causa della fatica, la decisione del Pontefice di dimettersi. In realtà, ha puntualizzato padre Lombardi, Benedetto XVI aveva considerato questa ipotesi già nel libro-intervista del 2010, “Luce del mondo” di Peter Seewald.

Dunque, era un tema già chiaro prima del viaggio in America Latina, “indipendente da vicende particolari”. Inoltre, dopo l’esperienza del viaggio intercontinentale, il Santo Padre “non ha messo in calendario altri grandi viaggi, se non affermare che per Rio è normale che il Papa sarebbe stato presente, ma non è detto che sarebbe stato proprio lui ad essere presente”.

In conclusione, la domanda "scottante": riusciranno a convivere due Papi in Vaticano? Padre Lombardi ha risposto serenamente: “E’ una situazione nuova, ma credo che non ci sarà assolutamente alcun problema per il suo successore”. Anzi, ha affermato, “il successore probabilmente si sentirà sostenuto dalla preghiera, da una presenza intensa di amore e di partecipazione da parte della persona che più di tutte nel mondo può capire e partecipare alle preoccupazioni del suo successore”.