"Perché cercate tra i morti colui che è vivo?"

Nell'udienza generale il Papa ha spiegato che questo passo del Vangelo sorge in noi quando poniamo "le nostre speranze in vanità mondane, nel denaro, nel successo"

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 470 hits

“Questa è la settimana della gioia”. Papa Francesco, nel giorno in cui la Chiesa ricorda San Giorgio e dunque ricorre il suo onomastico, ha aperto l’udienza generale ribadendo il messaggio festoso proclamato il Lunedì dell’Angelo. Prima di arrivare in piazza, ha salutato un folto numero disabili giunti per incontrarlo nell’Aula Paolo VI.

Celebrare la Risurrezione di Gesù - ha detto il Papa nella sua catechesi - è una “gioia vera, profonda, basata sulla certezza che Cristo risorto ormai non muore più, ma è vivo e operante nella Chiesa e nel mondo”.

Una certezza che abita nel cuore dei credenti da quel mattino di Pasqua, quando le donne andarono al sepolcro e trovarono la meravigliosa sorpresa degli angeli che dissero loro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” (Lc 24,5). Il Santo Padre ha definito queste parole del Vangelo lucano “come una pietra miliare nella storia”.

Allo stesso tempo, tuttavia, possono rappresentare anche una “pietra d’inciampo”. Questo rischio si corre, il messaggio del Pontefice, “se non ci apriamo alla Buona Notizia, se pensiamo che dia meno fastidio un Gesù morto che un Gesù vivo”.

Papa Francesco ha quindi sollecitato la coscienza d’ognuno ponendo la domanda: “Quante volte, nel nostro cammino quotidiano, abbiamo bisogno di sentirci dire: ‘Perché stai cercando tra i morti colui che è vivo?’”.

La domanda sorge in noi ogni qual volta “ci chiudiamo in una qualsiasi forma di egoismo o di auto-compiacimento” o “quando ci lasciamo sedurre dai poteri terreni e dalle cose di questo mondo, dimenticando Dio e il prossimo”. E ancora: “Quando poniamo le nostre speranze in vanità mondane, nel denaro, nel successo”. È in questi frangenti, ha ricordato papa Francesco, che la Parola di Dio ci indica quel passaggio del Vangelo.

A braccio, il Santo Padre ha dunque ripetuto guardando la piazza: “Perché stai cercando tra i morti colui che è vivo?”. Ha spiegato che “questa frase deve entrare nel cuore e dobbiamo ripeterla”. E ha dunque invitato: “La ripetiamo insieme tre volte? Facciamo lo sforzo?”. La consegna ai fedeli presenti all’udienza è stata quella di rifare la domanda anche una volta tornati a casa.

Del resto, “non è facile accettare la vita del Risorto e la sua presenza in mezzo a noi”. Papa Francesco ha fatto riferimento a quanto narrano le Scritture circa le diverse reazioni alla Risurrezione di Gesù. Quella di Tommaso, che “pone una condizione alla fede, chiede di toccare l’evidenza, le piaghe”; Maria Maddalena, la quale “piange, lo vede ma non lo riconosce, si rende conto che è Gesù soltanto quando Lui la chiama per nome”; i discepoli di Emmaus, “depressi e con sentimenti di sconfitta”, che “giungono all’incontro con Gesù lasciandosi accompagnare da quel misterioso viandante”.

Si tratta di persone che “cercavano tra i morti colui che è vivo e fu lo stesso Signore a correggere la rotta”, ha spiegato il Pontefice. Il quale ha poi chiesto ai presenti: “Ed io che faccio? Quale rotta seguo per incontrare il Cristo vivo?”. Quel Cristo vivo che “sempre vicino a noi per correggere la rotta se noi abbiamo sbagliato”.

Il Vescovo di Roma ha poi ricordato che la domanda “perché cercate tra i morti colui che è vivo?” è un impulso di speranza, poiché “ci fa superare la tentazione di guardare indietro, a ciò che è stato ieri, e ci spinge in avanti verso il futuro”. “Gesù non è nel sepolcro - ha proseguito il Papa -, egli è il Risorto, il Vivente, Colui che sempre rinnova il suo corpo che è la Chiesa e lo fa camminare attirandolo verso di Lui”.

Restare ancorati al passato, allo “ieri”, è “la tomba di Gesù e la tomba della Chiesa, il sepolcro della verità e della giustizia”, ha detto ancora il Pontefice. Invece “‘oggi’ è la risurrezione perenne verso la quale ci sospinge lo Spirito Santo, donandoci la piena libertà”.

E oggi ci viene rivolto questo interrogativo che “ci aiuta ad uscire dai nostri spazi di tristezza e ci apre agli orizzonti della gioia e della speranza”. Quella speranza”, ha proseguito papa Francesco, “rimuove le pietre dai sepolcri e incoraggia ad annunciare la Buona Novella, capace di generare vita nuova per gli altri”.

Il Papa ha concluso la catechesi a braccio, invitando ancora una volta a ripetere questa domanda, affinché essa stessa ci suggerisca la risposta: “Lui è vivo, è con noi! Non andiamo da tanti sepolcri che oggi ti promettono qualcosa, bellezza, e poi non ti danno niente! Lui è vivo! Non cerchiamo fra i morti colui che è vivo!”.