"Perché Lui è risorto, anche noi risusciteremo!"

Durante l'Udienza Generale, papa Francesco esorta a non dimenticare la realtà ultima della nostra resurrezione per mezzo di Cristo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 449 hits

Nella ventottesima Udienza Generale dall’inizio del suo pontificato, tenutasi stamattina in piazza San Pietro, papa Francesco ha meditato sul rapporto tra la resurrezione di Cristo e la futura resurrezione di ognuno di noi.

Nell’ambito del ciclo di catechesi sul Credo, il Papa ha assunto come punto di partenza l’affermazione: “Credo nella resurrezione della carne”. Quest’ultima è una verità tanto fondamentale, quanto “non semplice e tutt’altro che ovvia”, tuttavia “il Vangelo ci illumina”, ricordandoci che “la nostra risurrezione è strettamente legata alla risurrezione di Gesù”.

È proprio la resurrezione di Cristo a darci “la prova che esiste la resurrezione dai morti”, ha spiegato il Pontefice, aggiungendo: “Lui è risorto! E perché Lui è risorto, anche noi risusciteremo!”.

La realtà della resurrezione è espressa già nell’Antico Testamento “come fede in Dio creatore di tutto l’uomo - anima e corpo - e come fede in Dio liberatore, il Dio fedele all’alleanza con il suo popolo”.

Il profeta Ezechiele, ad esempio, “contempla i sepolcri dei deportati che vengono riaperti e le ossa aride che tornano a vivere grazie all’infusione di uno spirito vivificante - ha ricordato il Papa -. Questa visione esprime la speranza nella futura “risurrezione di Israele”, cioè nella rinascita del popolo sconfitto e umiliato (cfr Ez 37,1-14)”.

Nel Nuovo Testamento, Gesù porta a compimento questa rivelazione, annunciando la sua resurrezione e, nell’ultimo giorno, la resurrezione di “quanti avranno creduto in lui”. Dona poi ai discepoli lo Spirito Santo “come caparra della piena comunione nel suo Regno glorioso, che attendiamo vigilanti”.

Se tutti noi fossimo costantemente consapevoli della realtà della resurrezione per merito di Gesù Cristo, “saremmo meno affaticati dal quotidiano, meno prigionieri dell’effimero e più disposti a camminare con cuore misericordioso sulla via della salvezza”.

Il Papa si è poi soffermato sulla natura della nostra resurrezione, come “trasfigurazione del nostro corpo” a cui ci prepariamo “in questa vita dal rapporto con Gesù nei Sacramenti, specialmente l’Eucaristia”.

Nutrendoci del Corpo e del Sangue di Cristo in questa vita, saremo in grado di resuscitare “come Lui, con Lui e per mezzo di Lui”. Dopo la Resurrezione, Gesù “non è ritornato ad una vita terrena”: parimenti sarà per noi e per i nostri corpi “che saranno trasfigurati in corpi gloriosi”.

Eppure, già nella nostra vita terrena, “abbiamo in noi una partecipazione alla Risurrezione di Cristo”; anzi, per certi versi, “con Lui siamo già risuscitati”. Grazie al Battesimo, infatti, “siamo inseriti nella morte e risurrezione di Cristo e partecipiamo alla vita nuova”.

Per questo motivo il nostro corpo “è risonanza di eternità, quindi va sempre rispettato”, così come, in particolare, “va rispettata e amata la vita di quanti soffrono, perché sentano la vicinanza del Regno di Dio, di quella condizione di vita eterna verso la quale camminiamo”.

Concludendo a braccio la catechesi, papa Francesco ha detto: “Questo pensiero ci dà speranza! Siamo in cammino verso la Resurrezione. E questa è la nostra gioia: un giorno trovare Gesù, incontrare Gesù e tutti insieme, tutti insieme - non qui in Piazza, da un’altra parte - ma gioiosi con Gesù. E questo è il nostro destino!”.