Perché nel Credo non si parla dell'Eucaristia?

Risponde padre Edward McNamara, L.C., professore di Teologia e direttore spirituale

Roma, (Zenit.org) | 1088 hits

Una lettrice di lingua italiana ha fatto pervenire la seguente domanda a padre Edward McNamara:

Perché nei due Credo non si professa anche "Credo nell’Eucaristia"? -- Sr. A.B., Corea del Sud

Ecco la risposta formulata da padre McNamara:

I motivi sono soprattutto di natura storica, ma riguardano anche il fine della liturgia stessa.

Dal punto di vista storico, il Credo come lo conosciamo è stato tracciato per primo nei Concili di Nicea (325) e di Costantinopoli (381), anche se nella sua forma elaborata appare per la prima volta negli atti del Concilio di Calcedonia (451).

Questo Credo era probabilmente basato su una professione di fede battesimale e racchiudeva tutti gli elementi essenziali della fede della Chiesa.

Esso era anzitutto una risposta ad Ario e alle altre eresie, e difendeva la dottrina della Trinità e della vera e piena divinità ed umanità di Cristo. Non fu mai concepito come una esposizione esaustiva di ogni aspetto della fede.

Dal momento che era necessario difendere i fondamenti stessi della fede, questioni come la natura dell’Eucaristia semplicemente non apparvero all’orizzonte teologico e lo fecero solo diversi secoli dopo.

Inoltre, durante questo primo periodo, la pienezza della dottrina eucaristica veniva spesso spiegata solo dopo il battesimo, cioè solo dopo che il nuovo cristiano aveva recitato in pubblico il Credo.

La pratica di recitare il Credo durante la Messa viene attribuita al patriarca Timoteo di Costantinopoli (511-517), un’iniziativa che fu copiata da altre Chiese sotto l’influenza bizantina, compresa quella parte della Spagna che all’epoca era sotto il dominio di Bisanzio.

Intorno all’anno 568, l’imperatore bizantino Giustiniano ordinò che il Credo fosse recitato in ogni Messa celebrata nei suoi domini. Venti anni dopo, nel 589, il re visigoto di Spagna Recaredo rinunciò all’eresia ariana a favore del cattolicesimo e ordinò a sua volta che il Credo fosse proclamato in ogni Messa.

Circa due secoli dopo ritroviamo la pratica di recitare il Credo in Francia e da lì l’usanza si è diffusa lentamente in altre parti del Nord Europa.

Infine, quando nell’anno 1114 Enrico II venne a Roma per essere incoronato imperatore del Sacro Impero Roma, rimase sorpreso che il Credo non venisse recitato. Gli risposero che, poiché Roma non ebbe mai commesso un errore in materia di dottrina non era necessario per i romani di proclamare il Credo durante la Messa. Tuttavia fu incluso nella liturgia in onore dell’imperatore e da allora vi è rimasto, anche se non in ogni Messa, ma solo la domenica e in occasione di alcune feste.

Cristiani d’Oriente e d’Occidente usano lo stesso Credo, ad eccezione dell’espressione Filioque (e il Figlio), che la versione latina aggiunge a proposito della processione dello Spirito Santo, un’aggiunta che ha dato origine ad interminabili e complicatissime discussioni teologiche.

Nonostante questa differenza, c’è un consenso tra tutti i cristiani che il Credo debba rimanere così com’è e che né il Credo, né tanto meno la stessa Messa, sia un luogo adatto per dare espressione tecnica ad ogni principio della fede.

Ad un altro livello, tuttavia, tutta la Messa stessa è una professione di fede. È la fede viva celebrata ed annunciata in un grande e sublime atto di culto che viene trasformata in una fede che permea ogni aspetto dell’attività quotidiana.

Anche se non ne viene menzionata esplicitamente la presenza reale nel Credo, i cattolici proclamano la loro fede eucaristica con quasi ogni parola e gesto della Messa e, in modo particolare, con il loro Amen alla fine della preghiera eucaristica e quando ricevono la Comunione.

In modo simile esprimono liturgicamente la loro fede in altri dogmi non contemplati nel Credo. Andare a Messa in occasione della festa dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione, proclama anche la nostra fede in queste dottrine.

Confessarsi o ricevere il sacramento dell’unzione dei malati confermano la nostra fiducia nel sistema sacramentale stesso e la nostra fede che Cristo ha concesso alla Chiesa il potere per perdonare i peccati.

In breve, ogni atto di culto liturgico è, per sua stessa natura, anche una proclamazione di fede. 

*I lettori possono inviare domande all’indirizzo liturgia.zenit@zenit.org. Si chiede gentilmente di menzionare la parola “Liturgia” nel campo dell’oggetto. Il testo dovrebbe includere le iniziali, il nome della città e stato, provincia o nazione. Padre McNamara potrà rispondere solo ad una piccola selezione delle numerosissime domande che arrivano in redazione.