Phil Mulryne, il calciatore che si è fatto frate

La scelta anticonformista dell'ex talento nordirlandese del Manchester United che ha abbandonato la carriera professionistica per seguire la vocazione al sacerdozio

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 722 hits

È stato meno eccentrico, ma più anticonformista del suo celebre connazionale, il campione George Best. Come lui, Phil Mulryne ha indossato le maglie del Manchester United e della Nazionale nordirlandese. Ha calcato i campi più prestigiosi della Gran Bretagna e d’Europa. Ha percepito stipendi faraonici e non si è fatto mancare i vezzi tipici dei calciatori moderni: auto di lusso e fidanzamenti da copertina di tabloid.

A un certo punto, tuttavia, la sua carriera si è interrotta. E non per colpa degli atteggiamenti stravaganti fuori dal campo, tantomeno per la disinvoltura al bancone dei pub o per gli orari sregolati. Nonostante qualche comprensibile escandescenza giovanile (tipo la fuga notturna da un ritiro nel 2005 che gli costò la sospensione dalla Nazionale), talento e professionalità non mancavano al ragazzo, che ha però deciso di smettere la divisa da calciatore per seguire una chiamata che giungeva dall’alto.

Nel 2008, a seguito di un grave infortunio, Phil pensa bene di tornare nella sua casa di Belfast per rigenerarsi mentalmente prima ancora che fisicamente. È qui che viene in contatto con mons. Noel Treanor, vescovo della diocesi di Down e Connor, il quale lo coinvolge in attività caritative e lo aiuta a maturare risposte alle domande che nascono nell’intimo della sua anima. Phil decide così di lasciarsi alle spalle la carriera da calciatore per assecondare la sua vocazione sacerdotale.

Altro che bevute abusive, altro che orecchini, capelli da moicano e tatuaggi. È quella che compie Phil la vera scelta anticonformista in un ambiente, qual è quello del calcio professionistico, ormai appiattito su modelli omologati. A tal punto da venir commentata con le seguenti parole da Paul Mc Veigh, connazionale e compagno di squadra di Phil ai tempi del Norwich City. “Per me, ma soprattutto per il nostro mondo, la scelta di Mulryne è stata vissuta come un vero e proprio shock”.

Il suo ex compagno ha incontrato Phil a Roma, dove è stato per quattro anni a studiare nel Pontificio Collegio Irlandese, prima di trasferirsi a Belfast e ricevere la consacrazione come frate domenicano, avvenuta nel settembre scorso. Paul Mc Veigh ha detto di aver trovato Phil “davvero molto contento”, tanto da dargli “la netta sensazione” di aver “preso la cosa proprio seriamente”.

Al Norwich Phil Mulryne si trasferì nel 1999, in quanto coperto al Manchester United da top player nel suo stesso ruolo del calibro di Nicky Butt, Paul Scholes e David Beckham. L’avventura con la nuova squadra iniziò benissimo, tanto da diventare un beniamino dei tifosi. Una serie di infortuni gli tarparono però quelle ali che promettevano un fulgido volo in una carriera di successi.

Piuttosto Mulryne, sistematicamente tartassato da problemi fisici, cominciò a volteggiare tra squadre minori, compresa un’esperienza in Polonia nelle file del Legia Varsavia. Quella della modesta compagine del King’s Lynn è stata l’ultima maglia indossata da Mulryne, prima dell’ultimo e più grave infortunio. E di quel volo spiccato - stavolta davvero - verso l’alto.

Nel corso di un’intervista al Daily Mirror del 2012, Phil Mulryne ha detto di sentirsi “molto bene” e di essere “contentissimo” della scelta intrapresa. “Devo dire - ha inoltre aggiunto - che sono molto più sereno rispetto a quando giocavo”. Una testimonianza del fatto che soldi e successo più che rimedi, rischiano talvolta di diventare rovine. Un rimedio efficace l’ha invece scoperto Phil Mulryne, il vero anticonformista.