Pio XII e Pietro Mascagni

Papa Pacelli protagonista umanissimo in una intricata vicenda sentimentale nella vita dello storico musicista italiano

Roma, (Zenit.org) Renzo Allegri | 667 hits

La sera di giovedì 4 maggio, a Bagnara di Romagna, in provincia di Ravenna, si terrà un grande concerto  lirico per ricordate i 150 anni della nascita di Pietro Mascagni, il famoso musicista italiano autore tra l’altro di “Cavalleria rusticana”, una della opere più amate ed eseguite nel mondo.

Il concerto è organizzato dal Circolo musicale Pietro Mascagni, sorto intorno al “Museo storico Pietro Mascagni” fondato a Bagnara nel 1975 e che conserva un preziosissimo epistolario del musicista, costituito da 4800 lettere manoscritte, e da molti oggetti e cimeli a lui appartenuti. Il museo ha sede nella casa parrocchiale e presidente del Museo e del Circolo musicale è il parroco, don Francesco Bonello.

Mascagni nacque a Livorno, studiò al Conservatorio di Milano, compose “Cavalleria rusticana” mentre viveva a Cerignola, in Puglia, e dopo il grande successo si stabilì definitivamente a Roma.  Come mai a Bagnara di Romagna, nella casa parrocchiale,  vi è un museo mascagnano con così straordinari e privatissimi documenti, come le 4800 lettere manoscritte.

Qui si inserisce una storia che pochi conoscono ma che è di fondamentale importanza per la comprensione vera e profonda della vita del musicista. Ma Mascagni scrisse quella 4800 lettere negli ultimi 35 anni della sua esistenza,  e le scrisse alla stessa persona Anna Lolli, nativa di Bagnara di Romagna,  che era la sua amante segreta.

Mascagni aveva visto Anna Lolli la prima volta nel 1907. La giovane aveva 19 anni, il maestro 44.  Anna era dotata di una bella voce di soprano leggero, aveva studiato conto ed era diventa corista. Quell'anno era stata scritturata per cantare a Li­vorno, in un'opera diretta da Mascagni. Non appena la vide, il maestro rimase colpito dai suoi occhi verdi e confidò al librettista Illica: "Se rivedo ancora quegli occhi non li la­scio".    

Il secondo incontro avvenne a Roma, due anni dopo, cioè nel 1909, e questa volta la passione per la ragazza scoppiò focosa. Comin­ciarono gli incontri fur­tivi, gli appuntamenti segre­ti, le lettere appassionate.

“Una banale vicenda di gossip”, verrebbe da dire. Ma non fu così. Si trattò di una storia  complicata e  aggrovigliata, che i due protagonisti vissero in grande segretezza, e nel tormento della consapevolezza di essere nell’errore. Mascagni aveva moglie e quattro figli.  Era notissimo. A quel tempo le separazioni erano un grosso scandalo.

Anna, cresciuta con una educazione profondamente cristiana, per nessuna ragione al mondo voleva distruggere la famiglia del maestro. Cercò in varie occasioni di troncare la relazione. I due si separavano per brevi periodi e poi riprendevano a frequentarsi. Il loro fu sempre un amore tormentato,  in un certo senso doloroso. Un amore clandestino, che si esprimeva soprattutto per lettera.

E ad un certo punto di questa storia, durata 35 anni, si verifica un risvolto assolutamente sconosciuto e impensabile, che vede addirittura  Papa Pio XII coinvolto nella vicenda e umanissimo regista di una soluzione nella verità cristiana.

E’ noto che Papa Pacelli era un intenditore di musica classica. Sapeva suonare bene  il violino ed era un appassionato di opere liriche che ascoltava alla radio.  Non si sa “come”, “quando” e “quante volte” Mascagni  abbia incontrato Papa Pacelli. Ma si sa che il Papa conosceva Mascagni e aveva per lui una particolare stima. Conosceva anche la sua situazione sentimentale  privata. Certamente gliene aveva parlato lo stesso musicista. E Pio XII,  che era un vero pastore e un autentico santo, non ha giudicato, non ha condannato, non ha allontanato da sé quel figlio peccatore per paura delle critiche dei benpensanti. Ha atteso, come il padre del Figliol Prodigo di cui si parla nel Vangelo. E quando gli parve che la situazione fosse maturata, che quel suo figlio avesse riflettuto profondamente sulla propria vicenda e fosse sulla via del ritorno alla casa paterna, gli è corso  incontro  per abbracciarlo. 

Tutto questo lo si ricava da una delle 4800 lettere che Mascagni scrisse ad Anna Lolli. Una  delle ultime, che porta la data del 20 luglio 1943, due anni prima che il maestro morisse. Egli viveva in un appartamento  dell’Hotel Plaza a Roma, e le sue condizioni di salute erano precarie. Soffriva per gravi disturbi cardiocircolatori. Le gambe non lo sostenevano. Era praticamente costretto a stare sempre in poltrona. Non usciva più, non aveva più alcuna attività pubblica. E come succede spesso in simili casi, era un po’ dimenticato, anche dagli amici più cari. Ma non da Pio XII. Il Papa si teneva in contatto.

Soprattutto attraverso un suo sacerdote di fiducia, che andava a trovare il maestro all’Hotel Plaza. E qui, a poco a poco è maturata la riconciliazione.  Il 20 luglio 1943,  Pietro Mascagni scrisse ad Anna Lolli: "Annuccia mia adorata… sono in un meraviglioso ed eccezionale stato  di gioia dello spirito….La gioia divina me l'ha concessa il Papa, il quale mi offre sempre il modo di far­mi sapere quanto bene mi vuole. Pensa che mi ha man­dato  un monsi­gnore di sua fiducia, una persona di prim'ordine. Io mi sono sentito preso da un grande entusiasmo religioso. Mi sono confessato ed ho ri­cevuto la Santa Ostia Consa­crata… Ho provato una commozione indicibile, ho pian­to molto e mi a sembrato di vivere una nuova vita….".

La grafia della lettera è incerta. La mano dello scrivente non era più ferma e decisa come si vede nelle altre lettere. Il testo, su tre facciate, palesa una grande gioia e una profonda serenità. Il musicista che, come compositore di opere liriche, era abituato a “pesare” il preciso significato delle parole per poter rivestirle di musica,  dice di trovarsi in "un meraviglioso ed eccezionale stato  di gioia dello spirito". E questa gioia proviene dal fatto di "essersi confessato" e di aver "ri­cevuto la Santa Ostia Consa­crata". Ha fatto cioè la Comunione e dice "ho provato una com­mozione indicibile, ho pian­to molto e mi è sembrato di vivere una nuova vita…".

Espressioni che rivelano fede e devozione per ciò che era accaduto e cioè l’incontro “reale” con il Cristo nel mistero dell’Eucaristia. E in questo suo “rinnovamento” Mascagni non dimentica Anna. "An­nuccia mia", le scrive "ho detto tutto a questo monsignore, tutta la mia vita, ho parlato di te con vera venerazione. II mon­signore si è commosso e mi ha detto che vuole conoscer­ti; e mi ha già promesso che tu sarai perdonata dal Si­gnore, e lo stesso sacerdote ti farà la confessione e la comunione come ha fatto a me. Credo di aver compiuto il più sacro dei miei doveri verso di te, Annuccia adora­ta, e son felice, come sarò più felice ancora il giorno in cui avrai anche tu rice­vuto il perdono del buon Dio come l’ho ricevuto io con immensa commozione".

Dopo la morte di Mascagni, Anna tornò a vivere in Romagna, dove morì nel 1973. "La storia è sempre rimasta segreta", dice il parroco di Bagnara, don Francesco Bonello. "Solo poche persone, amici intimi del maestro e di Anna ne erano al corrente. E se Anna, dopo la morte del maestro, avesse bruciato tutte le lettere, nessuno avrebbe mai saputo niente di quella vicenda sentimentale. Ma Anna sapeva che in quelle lettere c’era un autentico patrimonio culturale. Mascagni, infatti, insieme ai propri sentimenti d’amore, le confidava anche i progetti artistici, le battaglie che doveva superare per scrivere le opere, le invidie e le calunnie dei colleghi, le idee politiche. Un materiale preziosissimo. Per questo, Anna Lolli, nel 1972, quando era una vecchietta di 84 anni,  decise  di affidare tutte le lettere, che aveva conservato con tanta cura e tanto amore, al parroco rivelando in questo modo la sua storia d’amore. Disse al parroco che desiderava non si parlasse di lei, ma che quelle lettere erano troppo importanti per andare perdute. E insieme alle lettere volle consegnare tutti i cimeli che aveva conservato e che riguardavano il grande compositore. Il parroco d’allora, che era il mio predecessore, monsignor Alberto Mongardi,  si rese subito conto di aver ricevuto un materiale preziosissimo, e decise di conservarlo costituendo questo piccolo museo che ora è un autentico vanto per il nostro paese".

Il museo, che porta il nome del suo fondatore, monsignor Alberto Mongardi, si trova al terzo piano della casa parrocchiale e occupa alcune stanze, bene ordinate e piene di luce. Le lettere si trovano dentro grossi contenitori. Ogni lettera in una busta plastificata.  Pagine fitte, scritte con una calligrafia ordinata e chiara. Ogni lettera è composta di almeno quattro facciate e le date si susseguono al ritmo di una ogni due, tre giorni. Ma qualche volta Mascagni ne scriveva anche due al giorno. Oltre alle lettere, il museo contiene anche altri cimeli mascagnani.

"Ci sono studiosi, musicologi, storici che vengono di tanto in tanto a consultare questo materiale", dice don Francesco Bonello. "Ma si limitano a cercare qualche cenno intorno a fatti specifici di cui conoscono la data. Per avere un’idea concreta di ciò che è contenuto in queste lettere, bisognerebbe trascrivere tutto, catalogare, fare un indice di nomi e argomenti, ma per tutto questo lavoro occorrerebbe un patrimonio e io sono soltanto un povero parroco di campagna".