“Più magistero nelle Settimane Sociali”, avverte monsignor Crepaldi

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ROMA, mercoledì, 11 gennaio 2005 (ZENIT.org).- Per fare il punto sulle Settimane Sociali dei Cattolici e fornire soprattutto indicazioni sulla rilevanza del magistero sociale, monsignor Giampaolo Crepaldi, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e Presidente dell’Osservatorio Internazionale “Cardinale Van Thuan”, ha scritto un’acuta e puntuale riflessione sul sito dell’Osservatorio.



Negli ultimi mesi del 2005 le Settimane Sociali si sono svolte in Perù e in Francia; in Italia è stato reso noto il Documento conclusivo e sono stati pubblicati dalle Edizioni Dehoniane di Bologna gli Atti dell’ultima Settimana Sociale italiana, che si è tenuta a Bologna dal 7 al 10 ottobre 2004.

La Settimana Sociale del Perù ha avuto luogo a Lima dal 18 al 21 ottobre scorso e ha avuto come tema la commemorazione dei 40 anni della “Gaudium et spes”. La Settimana Sociale di Francia si è svolta a Parigi dal 27 al 29 novembre scorso, dedicando le proprie riflessioni alle problematiche del “comunicare”.

Prendendo spunto da questi tre avvenimenti, monsignor Crepaldi ha riflettuto su alcune caratteristiche fondamentali che non dovrebbero mai mancare nelle Settimane Sociali: un approfondimento culturale di alto profilo scientifico; una riflessione sulla componente sociale; un’attenzione significativa alla componente pastorale; un forte radicamento nella dottrina e nel magistero e una caratterizzazione precisa che si tratta di un “fatto di Chiesa”.

Con l’espressione “alto profilo scientifico”, il segretario del Dicastero vaticano non intende solo l’aspetto formale, bensì la necessità che la Settimana Sociale debba fungere “da sintesi della migliore produzione del pensiero sociale e politico dei cattolici per rielaborarlo in una proposta culturale”.

In altri termini, una Settimana Sociale non può essere solo un palcoscenico su cui si ospitano degli esperti, ma soprattutto un vero laboratorio in cui gli interlocutori sono i centri culturali e di ricerca, le università e le istituzioni impegnate a produrre cultura sociale e politica.

In merito alla componente sociale, monsignor Crepaldi ha scritto che “per radicare la riflessione nella società del tempo e averne una ricaduta in nuovi atteggiamenti sociali” la Settimana Sociale deve affrontare “la concretezza storica per progettare e proporre”, onde evitare il rischio di non tracciare “una linea di cultura sociale per una presenza unitaria dei cattolici nel paese”.

Per far sì che la Settimana Sociale non si riduca ad un semplice convegno di intellettuali e che l’ottica assunta sia solo tecnica, il segretario del dicastero vaticano ha sottolineato l’importanza della componente pastorale.

“Le Settimane Sociali – ha precisato – devono collegarsi con l’intera pastorale sociale prima e dopo di esse”.

A questo proposito, il Presidente dell’Osservatorio Internazionale ha indicato come “necessità assolutamente imprescindibile” “un forte radicamento nella dottrina e nel magistero”.

“Deve essere esplicito ed organico il riferimento alla Dottrina Sociale della Chiesa”, ha rilevato Crepaldi, ed “è molto strano che in qualche occasione, durante l’intero svolgimento di una Settimana Sociale, non si senta mai citare un documento del magistero sociale”.

Il segretario del Pontificio Consiglio ha anche sottolineato l’assoluta necessità che non manchino, nelle Settimane Sociali, la preghiera comunitaria, la centralità dell’Eucaristia e l’ascolto della Parola.

“Anche in contesti di accentuata laicità, le Settimane Sociali dovrebbero partire da quanto è proprio della Chiesa, ossia il discernimento alla luce dalla fede, perché per il cattolico solo la fede rivela l’uomo a se stesso, come afferma la Centesimus annus al n. 54”, ha ribadito Crepaldi.

La riflessione del segretario del dicastero vaticano auspica che “la tradizione delle Settimane Sociali venga sempre meglio rinnovata e le Settimane Sociali dei cattolici vengano riprese e attuate anche nelle Nazioni che non hanno mai fatto simili esperienze in passato”.

“Un organico riferimento alla Dottrina Sociale della Chiesa, ulteriormente facilitato oggi dalla presenza del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, una periodicità conveniente, un’adeguata preparazione e, soprattutto, un’attenta programmazione della ricaduta a servizio delle comunità cristiane e per una rinnovata fattiva presenza cristiana nella società, affinché non si riducano a convegni di interesse momentaneo, ma siano strumenti per fecondare con le idee la pastorale sociale, sono alcune esigenze principali di un rinnovamento delle Settimane Sociali”, ha concluso Crepaldi.