Plagio e sette religiose. La deriva della tolleranza

Convegno diocesano del Gris a San Benedetto del Tronto

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO, martedì, 6 giugno 2006 (ZENIT.org).- Monsignor Gervasio Gestori, Vescovo di San Benedetto del Tronto, Ripatransone e Montalto, critica il cattivo uso che si fa del termine “tolleranza”, sostenendo che esso “non appartiene propriamente alla riflessione cristiana, ma si tratta piuttosto di un atteggiamento politico”.



Così ha affermato il presule, intervenendo il 2 giugno al Convegno diocesano del Gris ( Gruppo Ricerca Informazione Socio-religiosa) su “Plagio e sette religiose. La deriva della tolleranza”.

Monsignor Gestori nel parlare del “pluralismo religioso” ha affermato che “la tolleranza è una decisione di rispetto verso le libertà dei cittadini, ma potrebbe ridursi ad essere, a livello socio-politico, una scelta di comodo suggerita da individualismo verso le persone, ed a livello dottrinale, una teorizzazione di indifferenza verso le idee religiose derivante da una visione scettica”, ha affermato.

Il Vescovo ha affrontato il tema della “religiosità tra libertà e verità” cercando di precisare i confini ed i modi entro i quali lo Stato e la Chiesa possono intervenire per contrastare la diffusione delle sette.

A questo riguardo, ha cominciato con lo spiegare i diversi tipi di percezione della religiosità: “Alcuni affermano che la religione sia un ‘male’ ed una ‘impostura’ che danneggia l’uomo, umiliandone l’intelligenza e perventendone lo spirito e quindi pensano che occorra promuovere la libertà dalla religione”.

“Altri – ha poi continuato – sono indifferenti al fatto religioso e pensano che le religioni siano cose umane contenenti del bene e del male; altri ancora ritengono che ogni religione sia uguale alle altre; altri pensano che la religione sia comunque un bene; infine molti pensano che quella vera sia una sola”.

Circa la libertà, ha continuato il presule, “c’è chi molto opportunamente afferma che la nostra libertà umana abbia bisogno di essere liberata dalle sue malattie perché possa esprimersi nelle sue capacità più vere e più utili”.

In merito a questa problematica, ha aggiunto monsignor Gestori, “vi sono persone che sostengono l’impossibilità di arrivare alla verità delle cose, dall’epoca di Ponzio Pilato, ed anche da prima, fino all’attuale ‘pensiero debole’”.

“Altri ritengono invece che sia possibile conoscere almeno alcune verità di ordine umano e di carattere esistenziale – ha proseguito –. Penso che non sia facile raggiungere la verità delle cose, ma ritengo che sia un dovere di tutti impegnarsi a conoscere la verità di ciò che riguarda la nostra vita. Fa parte del dovere di essere persona”.

In sintesi, ha affermato il Vescovo di San Benedetto, “a fondamento della libertà da rispettare e della verità da ricercare sta la dignità della persona umana, la quale ha il diritto di agire liberamente come meglio pensa ed ha il dovere di perseguire la verità delle cose, perché questa è una esigenza della ragione”.

“La persona è un assoluto e non può essere costretta da niente e da nessuno, mentre la verità deve essere cercata e non può non essere accolta, pena la contraddizione”, ha commentato.

Secondo il presule “la libertà deve mirare alla verità per avere un significato e darsi una dignità propria, diversamente si ridurrebbe ad essere ‘una passione inutile’”, come diceva Jean-Paul Sartre. In questo senso la libertà umana ha bisogno di essere “liberata” dai suoi “limiti di insignificanza”.

Affrontando il fenomeno delle sette, il Vescovo ha sottolineato che esso “si combatte innanzitutto con la sana e matura formazione delle coscienze personali. Ma si pone anche il problema pubblico di una qualche normativa di prevenzione e di repressione”.

“Leggi speciali risulterebbero però pericolose – ha continuato Gestori – perché si correrebbe il rischio di ingerenza dello Stato in un campo non di sua competenza. Lo Stato, infatti, non può definire che cosa sia una setta e non può giudicare una dottrina religiosa”.

Il presule ha chiarito che “lo Stato deve interessarsi delle sette, ed in generale della religione, quando si tratta di ordine pubblico, ma non ha diritto di ingerenza negli affari interni di un gruppo religioso”.

Da questo punto di vista, ha osservato, il problema della regolamentazione delle sette rimane aperto e merita che la Chiesa ne segua attentamente l’evoluzione al fine di una collaborazione con lo Stato.

Tutto questo, ha rilevato il Vescovo, potrebbe servire anche ad “evitare che il problema oggettivo delle sette possa diventare l’occasione per ingerenze nella vita religiosa, o anche solo per contenere e ridurre al minimo la rilevanza pubblica del fattore religioso”.

“Potrebbe cioè rivelarsi una minaccia per la libertà religiosa e la professione della fede, di qualsiasi fede”, ha spiegato.

Per quanto riguarda l’atteggiamento della Chiesa nei confronti delle sette, monsignor Gestori ha detto che “occorre tenere presente l’insegnamento di Cristo, che solo ‘la verità vi farà liberi’”.

“Da qui la necessità di un continuo, forte ed adeguato impegno di annuncio e di evangelizzazione, per aiutare i non credenti ad allontanarsi da fedi errate e ad avvicinarsi alla vita cristiana, e per condurre i credenti a poter godere di quella libertà vera, che ci è stata donata dal Signore Gesù”, ha infine concluso.

Il Gris è un’associazione culturale e religiosa formata da cattolici e nata ufficialmente l’8 febbraio 1987. Le sue finalità sono promuovere la ricerca, lo studio e il discernimento, fornire informazione e consulenza sulle religioni e la fenomenologia a esse correlata.

Inoltre, cura la formazione e l’aggiornamento di educatori e operatori sulle tematiche di pertinenza dell’associazione.