Porre fine alla fame in America Latina sostenendo piccoli agricoltori e indigeni

Proposta della Santa Sede al vertice della FAO per il subcontinente

| 399 hits

CARACAS, venerdì, 19 maggio 2006 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha chiesto sostegno soprattutto per i piccoli agricoltori e gli indigeni con l’obiettivo di far sì che l’America Latina non solo sconfigga la fame, ma raggiunga anche standard di vita decenti.



La proposta è stata presentata da monsignor Renato Volante davanti alle delegazioni di 33 Paesi che hanno partecipato alla Conferenza Regionale per l’America Latina dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), svoltasi a Caracas dal 24 al 28 aprile.

Secondo un documento presentato durante la conferenza e che raccoglie dati della FAO del 2004, il 18,6% della popolazione totale dell’America Latina “si trova in una situazione di estrema povertà”, vale a dire più di 220 milioni di persone povere, il 42,9% della popolazione totale della regione.

In America Latina e nel Caribe ci sono 53 milioni di persone che non hanno un accesso sufficiente all’alimentazione nonostante la regione produca alimenti in quantità sufficienti, secondo i dati di organismi internazionali come la FAO e il Programma Alimentare Mondiale.

Nel corso della conferenza si è anche constatato che sono pochi i Paesi della regione che raggiungeranno nel 2015 gli Obiettivi del Millennio, stabiliti dalle Nazioni Unite nel 2000, fra cui vi è anche quello di dimezzare la povertà nel mondo.

Nell’intervento reso pubblico ora dalla Santa Sede, monsignor Renato Volante ha denunciato “una contraddizione evidente tra le potenzialità concrete e la volontà di mettere in pratica impegni preziosi per garantire non solo il consumo, ma le condizioni sociali più ampie, la salute e il livello nutrizionale della popolazione”.

Per raggiungere questi obiettivi, ha segnalato, “il primo riferimento devono essere innanzitutto i piccoli agricoltori, spesso dimenticati dalle istituzioni e dalle forme di cooperazione, o le comunità indigene, sradicate dal loro habitat e costrette a modelli di produzione e consumo lontani dalle loro tradizioni”.

In definitiva, ha osservato, questi obiettivi di sviluppo devono avere come criterio centrale “il rispetto della dignità della persona umana”.

Nel caso del mondo agricolo, ha spiegato, ciò “significa, tra le altre cose, che la sicurezza alimentare non può essere confinata alle emergenze o al sostegno nelle situazioni di degrado assoluto non più sostenibili, anche se in questi contesti l’azione immediata sembra l’unica meta possibile”.

Il rappresentante vaticano ha spiegato che “la famiglia rurale” ha una “funzione insostituibile di custode e continuatrice di conoscenze, tradizioni, valori morali, senso dell’armonia e valore della vita, presupposti di una concreta solidarietà tra le persone e le generazioni”.

Monsignor Volante ha concluso constatando che in altre parti del mondo “si guarda all’America Latina e al Caribe con particolare interesse per verificare come anche le loro radici umane, spirituali e religiose permettano di superare il flagello della fame”.