Portare la luce della fede agli emarginati

Il parroco di "Villa 21", padre Pepe Di Paola, racconta il suo impegno pastorale nelle periferie di Buenos Aires, con l'appoggio dell'allora arcivescovo Jorge Mario Bergoglio

Rimini, (Zenit.org) H. Sergio Mora | 435 hits

Nel quarto giorno del Meeting di Rimini, il sacerdote argentino José Maria “Pepe” Di Paola, parroco alla Villa 21 di Buenos Aires, ha raccontato la sua esperienza pastorale in un incontro sull’enciclica Lumen fidei di papa Francesco, davanti ad un uditorio di almeno diecimila persone.

Il sacerdote ha parlato dello sforzo di portare la “luce della fede” in questi quartieri di periferia con un lavoro che, l’allora arcivescovo Jorge Mario Bergoglio “ha condiviso con noi” e ha precisato che si è trattato di una missione che attingeva alla “religiosità popolare portata dai paesi limitrofi, con una notevole ricchezza culturale che si oppone al relativismo che si respirava nella città di Buenos Aires”. Ha poi aggiunto che l’ingresso della droga in questi quartieri non è responsabilità del popolo ma è dovuta all’assenza dello Stato”.

Padre “Pepe” Di Paola ha iniziato la sua testimonianza ricordando che papa Bergoglio, quando era arcivescovo di Buenos Aires, visitava personalmente le villas e che per lui le periferie diventavano il vero centro della città: “Possiamo provare che questo fenomeno era un impegno di vita”.

Il sacerdote di Villa 21 ha anche raccontato di come l’attuale pontefice “ai villeros non dava solamente uno sguardo privilegiato ma suggeriva che anche gli abitanti di Buenos Aires potessero avere consapevolezza dell’esistenza di queste periferie”.

“Coloro che rimanevano fuori – ha proseguito – da questa ‘città murata’, erano i privilegiati del suo lavoro pastorale”.

Mentre il sacerdote parlava, sono stati proiettati video nei quali si riscontra il lavoro pastorale di Bergoglio, le villas, i quartieri più poveri, le cresime e i battesimi, dove era palese la religiosità popolare, con precessioni che evocavano quelle realizzate nelle regioni andine dell’America Latina.

Padre “Pepe” ha ricordato che si tratta di una “storia con più di quarant’anni che è iniziata le decisioni di alcuni sacerdoti di andare a vivere in queste villas” come “dei nuovi vicini”, iniziativa che “si opponeva a quella di uno Stato che li ignorava e iniziava così una presenza trasformatrice nella città di Buenos Aires”.

Ha poi ricordato le varie sfide in corso, dall’ottenimento dei servizi idrici o dei centri sanitari per permettere a queste persone di vivere con dignità, fino alla lotta durante la dittatura militare, che ha permesso che questi quartieri fossero nuovamente abitati”.

“Molti fratelli che non avevano mai ricevuto i sacramenti, li ottennero: a volte ciò era dovuto alla burocrazia o a requisiti richiesti dalla Chiesa stessa. E per loro è stato un motivo di grande gioia”. Il parroco di Villa 21 ha affermato di aver imparato “dal nostro vescovo Jorge a credere di più nella grazia di Dio rispetto ai corsi che potevano essere impartiti”.

“In questa enciclica si parla della fede come incontro – ha detto – e lo abbiamo potuto praticare in questi aspetti concreti, i più concreti dell’incontro tra Dio e gli uomini”.

L’altra idea fondamentale che orientava il lavoro pastorale, condivisa da Bergoglio, ha detto padre “Pepe”, è uno sguardo diverso sul povero, “non solamente come soggetto che ha bisogno di auto materiale, al quale possiamo dare molto, ma anche da cui possiamo imparare molto”.

“In tutto questo tempo, l’aiuto del vescovo Jorge alle periferie, si è concretizzato nella sua presenza, a volte insperata”.

Padre “Pepe” ha ricordato che i sacerdoti che lavoravano nelle villas di Buenos Aires, erano dieci e che si impegnavano con un appoggio economico effettivo da parte della diocesi di Buenos Aires affinché i progetti si realizzassero. “Non agivamo come un gruppo isolato perché il nostro vescovo era con noi”, ha detto. “E in questa integrazione abbiamo visto il cammino del Vangelo”.

“Abbiamo segnalato – ha proseguito il parroco – che i giovani delle villas erano le prime vittime di un narcotraffico che non è nato nelle villas, come si dice in alcuni ambienti della città di Buenos Aires, dal momento in cui il fenomeno si è sviluppato a causa dell’assenza dello Stato”.

Padre “Pepe” ha infine ricordato la pubblicazione nel 2009 del documento Le droghe delle villas depenalizzate di fatto e di essere stato “minacciato per aver distribuito questo documento” e che anche in quel momento “il vescovo Bergoglio è stato con noi”.