"Portiamo l'opera di Ratzinger alle Chiese di periferia" (Prima parte)

Intervista con mons. Adoukonou in occasione del Simposio internazionale per teologi africani sulla trilogia "Gesù di Nazaret", che si terrà la settimana prossima a Cotonou, in Benin

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Caruso | 408 hits

Si svolgerà dal 16 al 21 settembre a Cotonou, in Benin, un Simposio internazionale per teologi africani di varie Università cattoliche europee, Accademie e lo "Schülerkreis Joseph Ratzinger- Benedetto XVI", volto ad una appropriazione pastorale e pedagogica della trilogia “Gesù di Nazaret” di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Ne è organizzatore monsignor Barthélemy Adoukonou, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, cui abbiamo rivolto alcune domande.

*** 

Eccellenza, lei è stato tra gli ultimi allievi del professor Ratzinger. Quali erano le sue principali attitudini di docente? Che ricordi conserva di quegli anni?

Mons. Barthélemy Adoukonou: Da seminarista dell’Urbaniana, ero un assiduo lettore di Ratzinger e di Rahner e, nell’eventualità di una laurea in teologia, avrei desiderato conseguirla con uno dei due. Sei anni dopo, quando mi sono recato in Germania, Rahner era già professore emerito e ho scritto a Ratzinger, che mi ha accolto subito. Sono andato da lui, ho frequentato le sue lezioni, e le aule erano sempre piene. Era un maestro molto brillante, così brillante che ciascuno, ascoltandolo, si sentiva intelligente. Leggendo la sua tesi di laurea in teologia, scritta all’età di 24 anni, ci si domanda come si possa conoscere così tante cose e con tale precisione. Allo stesso tempo, era molto umile. Avvertivamo che si faceva indietro per presentare Qualcun altro, era veramente un teologo al servizio della Rivelazione di Dio in Gesù di Nazaret. Quando si svolgevano gli incontri dei dottorandi, poi, invitava sempre qualche insegnante non appartenente alla sua scuola. Era un teologo molto aperto, umile, brillante, che poneva al centro la fede, ciò cui la teologia deve dedicarsi.

Perché organizzare un simposio sul “Gesù di Nazaret” in Benin?

Mons. Barthélemy Adoukonou: Per dare alla gente la possibilità di un incontro con un grande maestro di teologia, ma anche con un pastore del suo livello, vescovo, poi Papa, ora Papa emerito. Vale la pena presentare il suo ultimo libro di teologia, che è il vertice della sua teologia.

A chi è rivolto il Simposio e quali scopi si prefigge?

Mons. Barthélemy Adoukonou: Intendiamo incontrare non soltanto gli universitari, i seminari maggiori, le facoltà di teologia, vari istituti, ma anche gente di cultura normale, tutti coloro che hanno voglia di un incontro con Cristo, che stanno vivendo l’Anno della Fede, nell’ambito delle celebrazioni del 50° del Concilio Vaticano II. Andiamo lì non soltanto per i dotti, ma anche per i pastori e per tutti coloro che cercano Cristo oggi. Io penso che noi andiamo a Cotonou per una meditazione interculturale sul messaggio e sulla figura di Gesù di Nazaret. E credo che Ratzinger – teologo europeo che ha potuto operare l’inculturazione della fede nella cultura moderna, mentre in Europa si registra un divorzio tra cultura e fede – ci fornisca un esempio per fare inculturazione, che è lo scopo delle Chiese non europee, al fine di veicolare il messaggio e la persona di Gesù nelle loro culture. Ratzinger ha svolto per cinquant’anni un immenso lavoro: è un bene comune per tutti noi, una teologia così feconda per la vita spirituale. Ratzinger sarà sempre più amato da noi. Un teologo, un Papa… Per me è un santo!

Che valenza assume, secondo lei, la trilogia su Gesù nel complesso della produzione di Ratzinger?

Mons. Barthélemy Adoukonou: A me pare che questa trilogia sia importante e bella. Il compianto cardinale Martini aveva sognato di scrivere una sintesi su Gesù di Nazaret, ma era molto felice che questo libro fosse già stato scritto da Ratzinger, augurando a tutti di provare la stessa gioia che ha sentito lui.

Per noi sarà molto importante la questione ermeneutica: adoperiamo tanto il metodo storico-critico, ma Ratzinger, per completarlo, ha utilizzato anche il metodo canonico, aperto sulla Tradizione. Per il Vaticano II la Scrittura deve diventare l’anima di tutta la teologia. Ratzinger applica con chiarezza una metodologia che mette sempre in relazione il contenuto della fede e la vita, e questo ha un peso incalcolabile. Noi in Africa abbiamo molto bisogno di questa ratio formationis, che dovrebbe essere pensata a fondo e inculturata, contestualizzata. Con Ratzinger non abbiamo soltanto i principi, i metodi: lui li ha messi in pratica, ottenendo un frutto così consistente del quale tutti vogliamo nutrirci. Credo che valga la pena di ispirarci a questo per creare la nostra ratio formationis per i seminari, le università, anche per la pastorale concreta. Sarà di un’immensa utilità.

Quali saranno i temi sostanziali che animeranno la riflessione del Simposio?

Mons. Barthélemy Adoukonou: Il Simposio si svolgerà in due tempi: per tre giorni la lettura della trilogia, alla quale si attendono circa quaranta partecipanti, poi altri tre giorni un Simposio di teologia su vari argomenti, nel quale supereremo le cento presenze, con persone provenienti non solo dal Benin.

Tra gli argomenti che saranno affrontati: la questione ermeneutica, la preghiera di Gesù e la cristologia di Ratzinger, la sua spiritualità cristocentrica, la sua ecclesiologia, che lo rende così vicino agli africani. La Chiesa africana è entrata nel campo teologico tramite l’ecclesiologia, perché al primo Sinodo per l’Africa ha fatto la scelta di edificarsi e di aiutare la Chiesa intera a edificarsi come famiglia di Dio. Questa famiglia di Dio suppone il corpo fraterno di Cristo, quello che è nato dalla risurrezione. Questo corpo è il luogo dove si è manifestata, a mio parere, la tipica ecclesiologia ratzingeriana: sostituzione e comunione. Gesù è il discendente di Abramo, con cui Dio ha stretto l’alleanza (Genesi, 22). Dio ha dato un figlio, un discendente, che è Cristo: è l’unica alleanza che fa la sintesi di tutte le altre alleanze, e in Gesù c’è veramente quella sostituzione del figlio di Dio, il suo unigenito, al figlio di Abramo, Isacco. È lui che accetterà di allargare l’umanità e di redimerla. Penso che l’ecclesiologia di Ratzinger sia molto importante, perché con il concetto di famiglia, di corpo di Cristo, siamo molto vicini a lui.

Ci occuperemo anche di teologia e politica, a partire dal suo discorso al Bundestag di Berlino, di teologia ed economia, cioè ciò che costituisce il centro della Caritas in veritate, la gratuità: come si può fare un’economia fondata sulla gratuità? Ma parleremo anche della teologia della pastorale.

(La seconda e ultima parte segue domani, domenica 15 settembre)