"Possiamo evangelizzare solo se lasciamo evangelizzare noi stessi"

Intervista con il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna

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di Jan Bentz

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 30 ottobre 2012 (ZENIT.org) – Il cardinale arcivescovo di Vienna, in Austria, Christoph Schönborn, ha partecipato al Sinodo dei vescovi, che si è concluso domenica 28 ottobre a Roma. ZENIT ha incontrato il porporato e teologo, sabato 27 ottobre al termine della Congregazione generale con papa Benedetto XVI.

Eminenza, a quanti Sinodi ha partecipato finora? E in quale veste?

Card. Christoph Schönborn: È il terzo Sinodo a cui partecipo. Il primo fu nel 1985, quando ho aiutato come collaboratore teologico, nell’ultima fila in alto. Mi ricordo ancora molto bene il lavoro notturno, su quello che il Santo Padre aveva affrontato in precedenza. Sistemare le Propositiones, raggruppare i discorsi, selezionare i temi. Ci fu una sessione assai decisiva, nella quale fu chiesto al Santo Padre di redigere il Catechismo. Al primo Sinodo quindi ho potuto partecipare in quanto teologo. Il secondo Sinodo, a cui ho partecipato, fu quello sull’Europa nel 1999, come preparazione al Giubileo. Questo è stato dunque il terzo.

Che cosa l’ha colpita maggiormente durante questo Sinodo? E cosa porterà a casa?

Card. Christoph Schönborn: La prima e più importante cosa, che come un cantus firmus ha permeato molti interventi, è stato il tema “Dobbiamo iniziare con noi stessi”. Mi ha tanto colpito che molti vescovi hanno dichiarato che possiamo evangelizzare solo quando lasciamo evangelizzare noi stessi. È stata una puntualizzazione molto bella; non possiamo evangelizzare noi stessi, dobbiamo lasciarci evangelizzare, come ribadisce lo stesso Catechismo in un punto importante: nessuno può annunziare a se stesso il Vangelo. Lo dobbiamo ricevere. Comprende il tema della conversione, un tema molto frequente negli interventi dei vescovi. Mi fa sentire molto fiducioso che non stiamo parlando di quello che dovrebbero fare gli altri ma piuttosto – come ha detto Paolo VI nella Evangelii nuntiandi - che dobbiamo iniziare con noi stessi.

Il secondo elemento è la grandissima importanza delle piccole comunità cristiane. Questo comprende tutti i continenti e corrisponde pienamente alla primissima esperienza cristiana. Dobbiamo praticare in comunità. Benché la normale parrocchia sia il luogo più adatto, da sola essa non riesce ad offrire questa densità richiesta della testimonianza cristiana vissuta. Nella diocesi di Vienna, in una prospettiva a lungo termine, cerchiamo di sistemare delle parrocchie più grandi – ma non delle mega-parrocchie, siamo molto lontani da questo -  ma più grandi delle parrocchie di 200-300 persone. Ciò che esiste già da tempo nelle parrocchie - gruppi familiari, gruppi di lavoro - dovrebbe diventare delle vere comunità, che possano diventare portatori di evangelizzazione.

Un terzo punto è l’incoraggiamento. Il vento spesso ci soffia contro, ma anche il soffio dello Spirito Santo è percepibile. Il Santo Padre ci ha dato due esempi. Il primo è quello della Chiesa in Cambogia era stata quasi completamente distrutta durante il genocidio e che ora comincia nuovamente a fiorire, crescere e prosperare. Lì si sente la potenza del Signore Risorto, che ricostruisce con la sua forza. Il secondo esempio è stata la testimonianza del vescovo della Norvegia, un Paese molto secolarizzato, che ha raccontato delle cose molto sorprendenti su come sta rifiorendo la Chiesa locale. Alla fine ci ha rassicurati che possiamo fidarci dell’inaspettato. Questo è importante anche per me in Austria, accanto a tutte le difficoltà che abbiamo. Troppo spesso si ignora e non si comunica il bello. Dobbiamo essere sempre aperti all’inaspettato. Chi avrebbe pensato nel 1850 che a Lourdes sarebbe sgorgata una sorgente, che sarebbe diventata sorgente di speranza e di forza per milioni di persone?

Possiamo solo chiedere, ma alla fine non è nelle nostre mani. Come Maria nel Cenacolo, possiamo solo attendere ed aspettare Dio. Dobbiamo pregare molto ed avere molta fiducia.

Lei è domenicano. San Tommaso d’Aquino, il più noto teologo domenicano, cosa può dire oggi a noi in merito alla Nuova Evangelizzazione?

Card. Christoph Schönborn: San Tommaso è un maestro della Nuova Evangelizzazione, perché in modo del tutto ineguagliabile e direi, quasi in solitaria maestria, è paragonabile solo a pochi maestri dei nostri tempi, ai quali appartiene espressamente il nostro Santo Padre Benedetto XVI, ha la capacità di esporre le cose in tutta semplicità e chiarezza alla luce della ragione. Non si viene sopraffatti, ma la cosa comincia a splendere da sola. La verità risplende attraverso le cose, la parola che aiuta il maestro pensante e credente, che può esporre alla luce della verità e far risplendere. Non conosco nessuno – ed io stesso ho insegnato molti anni  - che abbia questo dono quanto il nostro Santo Padre. A suo tempo, in modo straordinario, lo aveva anche San Tommaso.

[Traduzione dal tedesco a cura di Paul De Maeyer]