Predicatore del Papa: “Dio vuole salvare i ricchi dalla loro ricchezza”

Commento di padre Cantalamessa alla liturgia di domenica prossima

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ROMA, venerdì, 28 settembre 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. – predicatore della Casa Pontificia –, alla liturgia di domenica prossima, XXVI del tempo ordinario.



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XXVI Domenica del tempo ordinario [C]
Amos 6, 1. 4-7; I Timoteo 6, 11-16; Luca 16, 19-31

UN UOMO RICCO VESTIVA DI PORPORA E BISSO


La cosa principale da mettere in luce, a proposito della parabola del ricco epulone che si legge nel vangelo di questa domenica, è la sua attualità, come, cioè, la vicenda si ripete oggi, in mezzo a noi, sia a livello mondiale che a livello locale. A livello mondiale i due personaggi stanno addirittura per due emisferi: il ricco epulone rappresenta l'emisfero nord (Europa occidentale, America, Giappone), il povero Lazzaro, con poche eccezioni, l'emisfero sud. Due personaggi, due mondi: il primo mondo e il "terzo mondo". Due mondi di diseguale grandezza: quello che chiamiamo "terzo mondo" rappresenta infatti i "due terzi del mondo". Si sta affermando l'uso di chiamarlo proprio cosi: non "terzo mondo" (third world), ma "due terzi del mondo" (two-third world).

Lo stesso contrasto tra il ricco epulone e il povero Lazzaro si ripete all'interno di ognuno dei due raggruppamenti. Ci sono ricchi epuloni che vivono gomito a gomito con poveri Lazzari nei paesi del terzo mondo (qui, anzi, il loro lusso solitario risulta ancora più stridente, in mezzo alla generale miseria delle masse) e ci sono poveri Lazzari che vivono gomito a gomito con i ricchi epuloni nei paesi del primo mondo. In tutte le società chiamate "del benessere", alcune persone dello spettacolo, dello sport, della finanza, dell'industria, del commercio, contano le loro entrate e i loro contratti di lavoro solo a miliardi (oggi a milioni di Euro), e tutto questo davanti allo sguardo di milioni di persone che non sanno come arrivare, con il magro stipendio o sussidio di disoccupazione, a pagare l'affitto, i medicinali, gli studi per i loro figli.

La cosa più odiosa, nella storia narrata da Gesù, è l'ostentazione del ricco, il fare sfoggio della sua ricchezza, senza ritegno verso il povero. Il suo lusso si manifestava soprattutto in due ambiti, nel mangiare e nel vestire: il ricco banchettava lautamente e vestiva di porpora e bisso che erano, in quel tempo, stoffe da re. Il contrasto non è solo tra chi scoppia di cibo e chi muore di fame, ma anche tra chi cambia un vestito al giorno e chi non ha uno straccio da mettersi addosso. Da noi, a una sfilata di moda, fu presentato una volta un vestito tutto lamine d'oro zecchino, prezzo oltre un miliardo di vecchie lire. Dobbiamo dirlo senza reticenze: il successo mondiale della moda italiana e il business che determina ci hanno dato alla testa; non badiamo più a niente. Tutto quello che si fa in questo settore, anche gli eccessi più palesi, godono di una specie di trattamento speciale. Le sfilate di moda che in certi periodi riempiono i telegiornali serali a spese di notizie ben più importanti, sono come delle rappresentazioni sceniche della parabola del ricco epulone.

Ma fin qui non c'è, in fondo, niente di nuovo. La novità e unicità della denuncia evangelica dipende tutta dal punto di osservazione della vicenda. Tutto, nella parabola del ricco epulone, è visto come retrospettivamente, dall'epilogo della storia: "Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto". Volendo portare la storia sugli schermi, si potrebbe benissimo partire (come si fa spesso nei film) da questo finale nell'oltretomba e far rivedere l'intera vicenda in flashback.

Molte denunce simili della ricchezza e del lusso sono state fatte lungo i secoli, ma oggi suonano tutte o retoriche e velleitarie, o pietistiche e anacronistiche. Questa denuncia, dopo duemila anni, conserva intatta la sua carica dirompente. Il motivo di ciò è che a pronunciarla non è un uomo di parte che sta o per i ricchi o per i poveri, ma uno che sta al di sopra delle parti e si preoccupa sia dei ricchi che dei poveri, anzi forse più dei primi che dei secondi (questi li sa meno esposti al pericolo!). La parabola del ricco epulone non è suggerita da astio verso i ricchi o da desiderio di prendere il loro posto, come tante denuncie umane, ma da preoccupazione sincera della loro salvezza. Dio vuole salvare i ricchi dalla loro ricchezza.