Predicatore del Papa: Gesù ci spiega perché ci chiama… amici

Padre Cantalamessa commenta il Vangelo di questa domenica

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ROMA, domenica, 26 marzo 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento alle letture della liturgia eucaristica di questa domenica, IV di Quaresima, di padre Raniero Cantalamessa OFM Cap., predicatore della Casa Pontificia.



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IV Domenica di Quaresima B
(2 Cronache 36, 14-16. 19-23; Efesini 2, 4-10; Giovanni 3, 14-21)
Così Dio ha amato il mondo!




Nel Vangelo di questa Domenica troviamo una delle frasi, in assoluto, più belle e consolanti della Bibbia: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”.

Per parlarci del suo amore, Dio si è servito delle esperienze d’amore che l’uomo fa nell’ambito naturale. Dante dice che in Dio esiste, come rilegato in un unico volume, “ciò che per l’universo si squaderna”. Tutti gli amori umani – coniugale, paterno, materno, di amicizia – sono pagine di un quaderno, o faville di un incendio, che ha in Dio la sua sorgente e la sua pienezza.

Anzitutto Dio, nella Bibbia, ci parla del suo amore attraverso l’immagine dell’amore paterno. L’amore paterno è fatto di stimolo, di spinta. Il padre vuole far crescere il figlio, spingendolo a dare il meglio di sé. Per questo, difficilmente un papà loderà il figlio incondizionatamente in sua presenza. Ha paura che si creda arrivato e non si sforzi più. Un tratto dell’amore paterno è anche la correzione. Ma un vero padre è anche colui che dà libertà, sicurezza al figlio, che lo fa sentire protetto nella vita. Ecco perché Dio si presenta all’uomo, lungo tutta la rivelazione, come la sua “roccia e il suo baluardo”, “fortezza sempre vicina nelle angosce”.

Altre volte Dio ci parla con l’immagine dell’amore materno. Dice: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49, 15). L’amore della madre è fatto di accoglienza, di compassione e di tenerezza; è un amore “viscerale”. Le madri sono sempre un po’ complici dei figli e spesso devono difenderli e intercedere per loro presso il padre. Si parla sempre della potenza di Dio e della sua forza; ma la Bibbia ci parla anche di una debolezza di Dio, di una sua impotenza. È la “debolezza” materna.

L’uomo conosce per esperienza un altro tipo di amore, l’amore sponsale, di cui si dice che è “forte come la morte” e le cui vampe “sono vampe di fuoco” (cfr. Cant 8, 6). E anche a questo tipo di amore Dio ha fatto ricorso per convincerci del suo appassionato amore per noi. Tutti i termini tipici dell’amore tra uomo e donna, compreso il termine “seduzione”, si trovano usati nella Bibbia per descrivere l’amore di Dio per l’uomo.

Gesù ha portato a compimento tutte queste forme di amore, paterno, materno, sponsale (quante volte si è paragonato a uno sposo!); ma ne ha aggiunto un’altra: l’amore di amicizia. Diceva ai suoi discepoli: “Non vi chiamo più servi... ma vi ho chiamato amici, perché tutto quello che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15, 15).

Che cos’è l’amicizia? L’amicizia può costituire un vincolo più forte della stessa parentela. La parentela consiste nell’avere lo stesso sangue; l’amicizia nell’avere gli stessi gusti, ideali, interessi. Essa nasce dalla confidenza, cioè dal fatto che io confido a un altro quello che c’è di più intimo e personale nei miei pensieri ed esperienze.

Ora, Gesù spiega che ci chiama amici, perché tutto quello che lui sapeva dal Padre suo celeste, l’ha fatto conoscere a noi, ce lo ha confidato. Ci ha messi a parte dei segreti di famiglia della Trinità! Per esempio, del fatto che Dio predilige i piccoli e i poveri, che ci ama come un papà, che ci tiene preparato un posto. Gesù dà alla parola “amici” il suo senso più pieno.

Cosa dobbiamo fare dopo aver ricordato questo amore? Una cosa semplicissima: credere nell’amore di Dio, accoglierlo; ripetere commossi, con san Giovanni: “Noi abbiamo creduto all’amore che Dio ha per noi!” (1 Giovanni 4, 16).