Pregando con la stessa lingua di Gesù

Intervista a monsignor Petrus Yuosif, docente di liturgia caldea

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 9 gennaio 2006 (ZENIT.org).- La Chiesa caldea, il cui patriarcato ha sede a Baghdad, ha deciso una riforma liturgica a seguito del Sinodo speciale della Chiesa caldea svoltosi a Roma dall’8 al 12 novembre.



Per chiarirne la portata, ZENIT ha intervistato monsignor Petrus Yuosif, professore di patrologia siro-caldea e di liturgia caldea presso il Pontificio Istituto Orientale e l’Institut Catholique de Paris. È anche parroco della comunità caldea in Francia.

In questa intervista monsignor Yousif, consulente della Commissione Speciale per la Liturgia della Congregazione per le Chiese Orientali, spiega com’è la liturgia di questa Chiesa che mantiene la stessa lingua che parlava Gesù, l\'aramaico.

Iniziamo dal principio: cos’è il rito caldeo?

Monsignor Yuosif: Il rito caldeo è uno dei cinque riti orientali principali: ci sono l’antiocheno, l’alessandrino, il bizantino, l’armeno e il caldeo. I riti hanno la loro struttura e i testi propri. Il rito caldeo è usato dai caldei, dagli assiri e dai malabaresi.

A quando risale questo rito e cosa lo contraddistingue?

Monsignor Yuosif: Alcuni elementi risalgano al III secolo, come l’anafora di Addai e Mari. Il rito è nato in Mesopotamia. Fondamentalmente parliamo dall’inizio del VI secolo. E a metà del VII secolo è stato organizzato da Mar Ishoyab III.

Qual è la lingua usata?

Monsignor Yuosif: L’aramaico, pronunciato come Gesù lo pronunciava. È una lingua semitica. La Messa ha quattro letture bibliche: due dall’Antico Testamento e due dal Nuovo Testamento. Il rito è sobrio, il cantare molto in uso, il Lezionario in buona parte ha la sua origine a Gerusalemme. La preghiera liturgica distingue quella cattedrale (mattina e sera) e quella monastica (il resto delle ore).

Ci sono un rito caldeo cattolico e un altro ortodosso?

Monsignor Yuosif: Il rito è lo stesso sia per i caldei cattolici che per gli assiri chiamati impropriamente “nestoriani”.

Dove si trovano i caldei nel mondo?

Monsignor Yuosif: I caldei si trovano nei cinque continenti e praticano la loro liturgia con libertà usando la loro lingua e traducendo nelle lingue locali se c’è bisogno; sono cinque milioni nel mondo.

In cosa consiste la riforma liturgica approvata nel Sinodo caldeo a Roma?

Monsignor Yuosif: È stata approvata la riforma della Messa la quale alle volte risale alle origini e rende accessibile al nostro tempo questa venerata liturgia. Il testo è più chiaro e compatto e prende come principio il fatto di stare rivolti verso il popolo quando si parla al popolo mentre quando si parla a Dio si torna a guardare la croce perché Gesù che ha il volto del Padre.

In cosa differisce il rito caldeo cattolico dal rito romano cattolico?

Monsignor Yuosif: Ci sono varie differenze: alcune particolarità della Messa, come l’epiclesi, l’invocazione dello Spirito Santo che conclude l’anafora o la preghiera eucaristica, invocando lo spirito perché santifichi i donni del “pane e vino”.

E per la pace?

Monsignor Yuosif: Effettivamente è diverso anche lo scambio della pace. Si fa così: il sacerdote pone la mano sul calice e la porge al diacono che la riceve con entrambe le mani e il diacono la riporta ai fedeli che la scambiano nella stessa maniera. Essa provieni dell’altare, che è altare della riconciliazione.

La terza differenza è che il Padre nostro è recitato all’inizio e alla fine della Messa intercalando la sua prima parte con l’inno serafico di Isaia: Venga il tuo regno, santo santo santo…, ecc..

Inoltre, la preghiera liturgica è differente da quella latina nel senso che la preghiera cattedrale è distinta da quella monastica, cioè nel rito latino si recitano la terza, la sesta e la nona più i Vespri e le Lodi, invece nel caldeo il popolo partecipa solo al mattutino e ai Vespri (Sapra e Ramsha).

Qual è il ruolo dei diaconi e delle donne nel rito caldeo?

Monsignor Yuosif: Il diacono ha il ruolo di guidare la comunità per una buona partecipazione alla Messa.

Per la donna, il ruolo consiste nell’assistenza al sacerdote nel battesimo delle donne adulte, nella missione di educazione delle famiglie; si chiamano “diaconesse”, ma non vi è un’ordinazione diaconale propriamente detta cioè con il “dono dello Spirito Santo”, ma una consacrazione nella quale la diaconessa si impegna nel servizio della Chiesa.

Ci sono vocazioni nella vostra Chiesa?

Monsignor Yuosif: Nonostante la difficile situazione in Iraq abbiamo un buon numero di seminaristi, i fedeli sono attaccati alla loro fede. In caso di bisogno si possono ordinare sacerdoti laici sposati ben preparati, attualmente ce ne sono una decina (viri probati, ndr).

Quali sono gli aspetti peculiari del rito caldeo a Natale?

Monsignor Yuosif: Il Natale celebra la nascita salvifica di Gesù e la sua manifestazione ai gentili personalizzati nei Magi, i nostri antenati.

La liturgia canta “Re, figlio dei re, togliete i diademi dai nostri capi e adorate il figlio unigenito, il Santo che spunta come il sole dalla beata vergine Maria venerato per la salvezza del mondo”.

Il rito caldeo è dunque molto vivo…

Monsignor Yuosif: Certamente, e secondo il desiderio del Concilio Vaticano II è un bene che noi siamo attaccati al nostro rito e siamo chiamati a darne testimonianza per la sua antichità, originalità e ricchezza come un tesoro che fa parte della patrimonio della Chiesa universale e dell’umanità.