Pregare con insistenza, fino a diventare inopportuni con il Signore

Nella Messa a Santa Marta, Papa Francesco spiega che pregare non è rivolgersi a Dio per chiedergli qualcosa, ma "negoziare" con Lui ripetutamente, con coraggio, fino a stancarsi

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 787 hits

Pregare, pregare, pregare. Con coraggio, con insistenza, “negoziando” con il Signore. L’esortazione di Papa Francesco nella Messa a Santa Marta di oggi è chiara: non bisogna rivolgersi a Dio con preghiere ‘usa e getta’, ma bisogna pregare fino a diventare inopportuni con Lui. La funzione di oggi è stata concelebrata da mons. Brian Farrell e dal cardinale Kurt Koch, accompagnato da un gruppo di sacerdoti e collaboratori del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani.

L’invito del Santo Padre prende spunto dalla prima Lettura della Genesi della Liturgia odierna (Gn 18, 16-33), che narra di Abramo che con coraggio e insistenza si rivolge a Dio per risparmiare Sòdoma dalla distruzione. “Abramo è un coraggioso e prega con coraggio” ha sottolineato il Pontefice; egli “si sente la forza di parlare faccia a faccia col Signore e cerca di difendere quella città”, anche con una certa ostinazione.

Ci sono diversi tipi di coraggio, ha infatti spiegato il Papa: “Quando noi parliamo di coraggio pensiamo sempre al coraggio apostolico, andare a predicare il Vangelo, queste cose… Ma c’è anche il coraggio davanti al Signore: quella parresia davanti al Signore, andare dal Signore coraggiosi per chiedere le cose”.

Forse, ha aggiunto il Santo Padre, è una cosa che “un po’ fa ridere”. Lo stesso Abramo, nella lettura di oggi, “parla col Signore in una maniera speciale”, ha osservato il Papa, tanto che non si capisce se si è “davanti a un uomo che prega o davanti a un ‘commercio fenicio’, perché lui tira sul prezzo, va, va… Insiste: da cinquanta è riuscito ad abbassare il prezzo a dieci”.

“Fa ridere” ha ribadito il Pontefice, ma “va bene” così, perché sottolinea quell’atteggiamento caparbio necessario nel dialogo con Dio. A volte, infatti, si va dal Signore a “chiedere una cosa per una persona”, poi se ne chiede un’altra, un’altra ancora e poi si va via. “Quella non è preghiera” ha affermato Papa Francesco, perché “se vuoi che il Signore dia una grazia, devi andare con coraggio e fare quello che ha fatto Abramo, con quell’insistenza”.

Gesù stesso insegna a pregare con questa insistenza, raccontando ed esaltando episodi come quello della vedova col giudice, del tale che va a bussare di notte alla porta dell’amico o della donna siro-fenicia che chiede ripetutamente la guarigione della figlia. Questa insistenza “è stancante davvero”, ha detto il Papa, eppure “questa è la preghiera, questo è prendere da Dio una grazia”. Anche Santa Teresa – ha aggiunto il Santo Padre - “parla della preghiera come un negoziare col Signore”. Una cosa possibile solo quando c’è la “familiarità col Signore”.

Pregare, quindi, “è negoziare col Signore, anche diventare inopportuno col Signore”, ha insistito Bergoglio: è “lodare il Signore nelle sue cose belle che ha e dirgli che queste cose belle, ce le mandi a noi. E se Lui è tanto misericordioso, tanto buono, che ci aiuti!”.

Infine, una personale e spontanea richiesta a conclusione dell’omelia: “Vorrei – ha detto Papa Francesco - che oggi, tutti noi, cinque minuti, non di più, durante la giornata prendessimo la Bibbia e lentamente dicessimo il Salmo 102: ‘Benedici il Signore anima mia, quanto è in me benedica il suo nome. Non dimenticare tutti i suoi benefici. Egli perdona tutte le colpe, guarisce tutte le infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e di misericordia…’”.

Recitando queste parole, ha spiegato il Santo Padre, “impareremo le cose che dobbiamo dire al Signore quando chiediamo una grazia: ‘Tu che sei misericordioso, Tu che perdoni, fammi questa grazia’, come aveva fatto Abramo e come aveva fatto Mosè”. Quindi, ha concluso, “andiamo avanti nella preghiera, coraggiosi, e con questi argomenti che vengono proprio dal cuore di Dio”.