Prelato statunitense spera che i poveri non vengano trascurati dopo l’11 settembre

Il vescovo Gregory parla al “Congressional Black Caucus Forum”

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WASHINGTON, D.C., domenica, 12 settembre 2004 (ZENIT.org).- Il Presidente della Conferenza Episcopale Statunitense spera che una “nuova atmosfera di paura” nell’era post-11 settembre non faccia venir meno la preoccupazione pubblica per i poveri.



Il vescovo Wilton Gregory ha sottolineato questo ed altri aspetti durante la sua partecipazione al forum “Grandi Voci della Fede in un Periodo di Crisi”, svoltosi durante la 34ª “Annual Congressional Black Caucus Legislative Conference”.

Durante il suo intervento, il vescovo di Belleville, Illinois, ha affermato di essere “felice ed orgoglioso” di partecipare al forum come “un afro-americano che ha trovato la fede, la realizzazione e gli ideali in Cristo Gesù quando ho abbracciato il Cristianesimo da giovane a Chicago”.

Il vescovo Gregory ha detto che, “per sua natura, la Chiesa cattolica si preoccupa per il bene di ogni persona umana ed insegna che la dignità di ognuno proviene da Dio ed è inalienabile”.

Il prelato ha poi ricordato ai presenti le molte questioni sulle quali i gruppi di fede riuniti per i forum hanno lavorato insieme “per rendere le politiche sociali della nostra Nazione più umane”.

“Sulla scia dell’11 settembre – ha continuato – noi della comunità religiosa abbiamo il dovere speciale di unirci per essere portatori di speranza in una società improvvisamente e profondamente flagellata dalla paura”.

Il vescovo Gregory ha affermato che “sarebbe una sconfitta per la nostra Nazione se una nuova atmosfera di paura e di sfiducia dovesse togliere l’ossigeno all’impegno che ci proviene da Dio e in base al quale ognuno di noi deve occuparsi degli altri, soprattutto dei più poveri e sfortunati; un impegno che noi Cattolici chiamiamo ‘amore preferenziale di Cristo per i poveri’ ”.

Il vescovo Gregory ha anche rimarcato l’importanza di promuovere e rafforzare la famiglia come “strumento essenziale per combattere la povertà e molti altri mali sociali”.

Il prelato ha sottolineato che bisogna avere “una preoccupazione particolare per le lotte che i genitori single che portano avanti la famiglia devono affrontare ogni giorno per crescere una generazione di giovani responsabili, ben educati e pieni di speranza”.

Parlando di educazione, il vescovo Gregory ha quindi esortato gli Stati Uniti a “sostenere una buona educazione ovunque si possa trovare – sia a livello pubblico che privato – come già fanno molte Nazioni nel mondo”.

Sottolineando che gli Stati Uniti sono un Paese di immigrati, il vescovo Gregory ha affermato che “sarebbe particolarmente tragico se le necessarie misure di sicurezza tendenti ad allontanare i pochi che potrebbero nuocerci portassero ad escludere molti che potrebbero avere un’opportunità di vivere meglio e dare un contributo effettivo alla nostra società”.

Affermando che “ogni essere umano, dal momento del concepimento, quando inizia la vita umana, a quello della morte naturale è un essere dotato di diritti unici da Dio stesso”, il vescovo Gregory ha affermato che “come nel caso dei poveri, degli immigrati, dei malati o dei prigionieri, il fatto di non aver voce non vuol dire che coloro che non sono ancora nati non debbano avere un posto fra di noi e diritti da difendere”.

Il vescovo ha anche affermato che “come Nazione i cui leader hanno dichiarato guerra al terrorismo e che ha partecipato a due dure guerre in Afghanistan e in Iraq, gli Stati Uniti hanno bisogno di occuparsi profondamente e subito di questioni di guerra e di pace, del significato e degli obiettivi della guerra e della perdita di vite tra combattenti e non”.

Riferendosi particolarmente all’Iraq, il prelato ha sottolineato che i vescovi cattolici “hanno esortato i nostri leader non ad abbandonare semplicemente l’Iraq, ma ad aiutare il popolo iracheno a costruire un Iraq, stabile, pluralista, democratico e prospero in collaborazione con la comunità internazionale”.