Preoccupazione della Chiesa per la “Legge Sensenbrenner”, proposta di riforma migratoria statunitense

Viola diritti fondamentali degli immigrati

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LOS ANGELES/CITTA’ DEL MESSICO, mercoledì, 29 marzo 2006 (ZENIT.org).- Dopo un fine settimana caratterizzato da intense mobilitazioni di ispanici in numerose capitali degli Stati Uniti contro la cosiddetta “Legge Sensenbrenner” sull’immigrazione, alcuni rappresentanti della Chiesa cattolica messicana nel Paese e della Santa Sede hanno manifestato il proprio rifiuto per questa iniziativa, ritenendo che violi i diritti umani.



Le votazioni al Senato degli Stati Uniti per affrontare le modifiche della legge sull’immigrazione sono iniziate questo lunedì e si prevede che si protrarranno per tutta la settimana, almeno fino a giovedì, quando il Presidente statunitense George W. Bush e il Presidente messicano Vicente Fox si riuniranno a Cancún nell’ambito della conferenza trilaterale annuale, alla quale parteciperà anche il Canada.

Esistono tre opzioni sulle quali il Senato statunitense dovrà decidere. Una è quella repubblicana, o “Legge Sensenbrenner”, che implica la costruzione di un muro di frontiera con il Messico lungo circa mille chilometri e la criminalizzazione degli immigrati per il fatto di trovarsi in un Paese straniero in modo illegale.

La seconda è quella dell’amnistia moderata difesa dai democratici, guidati dai senatori Edward Kennedy e John McCain; la terza è l’opzione guidata dal Presidente Bush non di amnistia, ma di regolarizzazione lavorativa.

Nel frattempo, la Chiesa cattolica negli Stati Uniti sta esercitando apertamente pressioni affinché vengano rispettati i diritti umani degli immigrati e delle loro famiglie e a favore di una riforma migratoria integrale.

Questa domenica la Confederazione dei Vescovi Cattolici della California si è pronunciata a favore di una riforma migratoria completa, che includa la legalizzazione guadagnata dai lavoratori senza documenti con i loro sforzi, come hanno detto i Vescovi californiani in un comunicato dopo la marcia che sabato scorso ha riunito a Los Angeles più di 500.000 persone.

La riforma migratoria, secondo i presuli, deve essere concepita perseguendo un programma di lavoro temporaneo e una politica di ricongiungimento familiare.

Il presidente della Conferenza dell’Episcopato Messicano e Vescovo di León, José Guadalupe Martín Rábago, ha chiesto al Presidente messicano Fox di chiedere al presidente Bush il rispetto dei diritti umani dei Messicani che lavorano negli Stati Uniti.

Il presule ha affermato questa domenica nel corso di una conferenza stampa che non è questo il momento di “costruire muri, ma di tendere ponti che permettano l’integrazione di Paesi per lo sviluppo reciproco, a beneficio delle popolazioni dell’uno e dell’altro lato”.

Nello stesso senso si è pronunciato il cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il Vescovo argentino monsignor Marcelo Sánchez Orondo, in visita in Messico per partecipare al colloquio organizzato da questa Accademia e dalla Segreteria per gli Affari Esteri del Messico, colloquio sulle migrazioni internazionali intitolato “La Dimensione Umana della Globalizzazione”, conclusosi questo martedì nella capitale del Paese.

Monsignor Sánchez Orondo ha rivelato che esistono al mondo 400 milioni di migranti e ha difeso la loro libertà di spostarsi.

“L’uomo – ha detto – non nasce legato ad una terra: nasce con due gambe per camminare. Tutti gli uomini hanno sempre camminato, tutti i popoli sono stati migranti. Non si possono chiudere loro le porte. E’ contrario all’ordine naturale, contrario all’ordine cristiano, tanto più nel caso di quanti lavorano perché tutti abbiamo diritto al lavoro”, ha concluso il presule argentino dopo aver sottolineato che a Roma c’è seria preoccupazione per la “Legge Sensenbrenner”.

Questa legge prevede anche pene fino a cinque anni di prigione per le organizzazioni o le persone che assistono caritativamente i lavoratori illegali.

L’Arcivescovo di Morelia e vicepresidente della Conferenza dell’Episcopato Messicano, Alberto Suárez Inda, ha esortato alla “disobbedienza civile” i sacerdoti e le organizzazioni della Chiesa negli Stati Uniti che aiutano gli immigrati.

Nel corso di una conferenza stampa, ha affermato che “come gli apostoli, bisogna obbedire a Dio prima che alla legge degli uomini, alla coscienza, alla legge naturale”.

Questo martedì, la Conferenza Episcopale messicana ha emesso un comunicato in cui spiega che “cercare di fermare l’immigrazione con vari tipi di ‘barriere’ è impossibile, è necessario dialogare e cercare soluzioni di fondo, prendendo coscienza del contributo specifico che le migrazioni possono offrire alla pace mondiale”.

“Gli Stati Uniti hanno riconosciuto nella pratica di volere la manodopera messicana per il mantenimento di un’economia sana – aggiunge il documento –. Devono dunque compiere uno sforzo speciale per predisporre vie legali affinché i lavoratori messicani trovino nel Paese impieghi che assicurino loro una vita degna attraverso un salario degno, insieme alle giuste prestazioni e protezioni lavorative”.