Presentata a Grosseto la revisione approvata del Rito del Matrimonio cristiano

Gli adattamenti verranno introdotti nelle celebrazioni a partire dal prossimo 28 novembre

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GROSSETO, giovedì, 4 novembre 2004 (ZENIT.org).- Questo giovedì pomeriggio è stato presentato ufficialmente a Grosseto il testo del nuovo Rito per la celebrazione del Matrimonio cristiano.



L’occasione è stato il Convegno Nazionale dal titolo "Celebrare il mistero grande dell’amore" che vede la partecipazione di circa seicento delegati provenienti dalle 227 diocesi italiane, come da diverse associazioni e movimenti.

Nel suo saluto monsignor Giuseppe Betori,segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha definito “un momento importante per la Chiesa italiana", la consegna "al popolo di Dio" del nuovo Rito per la celebrazione del Matrimonio cristiano, da lui stesso annunciato sei mesi fa.

L'adattamento e la traduzione della seconda edizione latina del Rito del Matrimonio – la “editio typica altera” dell’Ordo celebrandi Matrimonium – pubblicata nel 1990 dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, approvati dalla stessa Congregazione il 29 aprile scorso, potranno quindi venire usati nelle celebrazioni a partire dalla prima domenica di Avvento, ovvero il 28 novembre prossimo.

Come spiegato in un comunicato diffuso dalla CEI, il rito inizia con la memoria del battesimo “per rimanere fedeli all'amore a cui siamo stati chiamati”.

Il consenso, poi, cioè il "sì" dell'uomo e della donna, “è collocato tra questa memoria, che è il sì di Dio agli uomini, e la benedizione sugli sposi che - un'altra novità rilevata da monsignor Walter Ruspi, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale - può essere anticipato dopo il consenso e lo scambio degli anelli, rispetto alla tradizionale collocazione dopo il Padre Nostro”.

Cambiate le diverse formule: il “Prendo te, N.” è stato sostituito con l’ “Accolgo te, N.” “per sottolineare la dimensione del dono”; presente anche un esplicito riferimento alla “grazia di Cristo”.

Nuova formula anche per la benedizione sugli sposi: “Il testo accentua la lode Trinitaria: al Padre Creatore, al Figlio che si dona senza chiedere nulla in cambio e allo Spirito Santo. Sviluppa inoltre la supplica, affinché gli sposi, ‘segnati con il fuoco dello Spirito, diventino Vangelo vivo tra gli uomini’”.

In realtà, si sottolinea ancora nel comunicato, il frutto del lavoro durato cinque anni che ha coinvolto la Commissione Episcopale per la Liturgia e la Commissione Episcopale per la famiglia e la Vita “non è un ‘nuovo rito del matrimonio’”, quanto “una revisione del rito esistente, per adattarlo alla situazione pastorale italiana”.

Nello spiegare l’esigenza di questo adattamento il segretario generale della CEI ha affermato nel suo discorso che essa è dettata dalla situazione attuale nella quale “la stessa identità antropologica del Matrimonio e ancor più quella sacramentale hanno bisogno di essere sostenute da parole e segni che ne esplicitino il senso rispettivamente cristiano e teologico”.

“La stessa formula del consenso, per esempio, aveva più un sapore di carattere giuridico, senza alcun riferimento a Cristo e al sacramento celebrato”, ha sottolineato don Domenico Falco, direttore dell’Ufficio liturgico nazionale della CEI.

La prima edizione del Rito per la celebrazione del Matrimonio, ha ricordato Betori, è stata pubblicata trentacinque anni fa dalla Sacra Congregazione dei Riti subito dopo la conclusione del Concilio Vaticano II.

Betori ha affermato che la CEI già nel 1993 ha pubblicato il “Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia”, che racchiude in sintesi il cammino della teologia e della pastorale su matrimonio e famiglia compiuto fino ad allora, e che favorisce questa comprensione “profondamente ecclesiale del sacramento”.

Nel capitolo IV, infatti, per mettere in luce che il Matrimonio è “dono di Cristo agli sposi” ma anche “dono per la comunità”, ha spiegato Betori, si raccomanda che la celebrazione del Matrimonio debba essere “evangelizzante ed ecclesiale” (n. 71), perché coinvolge “l’intera comunità ecclesiale nella quale gli sposi sono inseriti e alla cui vita e missione prendono parte” (n. 70).

Sempre nel comunicato si afferma che il nuovo Rito introduce anche l'aspetto escatologico: ““La profonda nostalgia” di Dio “fino al giorno in cui potranno, con i loro cari, lodare in eterno” il suo nome”.

Abbondanti i riferimenti biblici presenti da cui, secondo quanto afferma don Sergio Nicolli, direttore dell’Ufficio per la pastorale familiare, “è possibile ricavare una ricchezza teologica e spirituale che rende la celebrazione non un evento isolato ma il culmine di un cammino dei fidanzati e una sorgente continua che può arricchire la vita degli sposi nelle varie fasi del suo divenire”.

Don Paolo Giulietti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, ha poi espresso un giudizio circa le novità riguardanti anche il Lezionario, più esteso e che prevede 82 passi tratti dalla Sacra Scrittura contro i 40 di cui era composto prima.

Queste novità, ha affermato, serviranno “a immaginare percorsi per l’evangelizzazione dei fidanzati e per la catechesi sul matrimonio agli adolescenti e ai giovani”.

“Nel contesto culturale attuale, infatti, dell’una e dell’altra c’è estrema necessità, per evitare che il matrimonio venga colto come un adempimento burocratico e non come un evento di grazia che riempie di senso e di speranza la propria storia d’amore”, ha spiegato don Giulietti.

[Per poter leggere il programma del Convegno: http://www.chiesacattolica.it]