Presentati al Papa i risultati delle indagini sulle lettere trafugate

La vicenda mette in evidenza la grande dedizione del Pontefice nel suo compito di Pastore

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di Sergio Mora

CITTA' DEL VATICANO, domenica, 17 giugno 2012 (ZENIT.org).- Ieri sera, sabato 16 giugno, i tre cardinali con l'incarico di ascoltare Paolo Gabriele, l’aiutante di camera trovato con le fotocopie delle corrispondenza privata del Pontefice, hanno presentato a Benedetto XVI il rapporto con i primi risultati delle indagini.

I tre porporati - lo slovacco Jozef Tomko, l'italiano Salvatore De Giorgi e lo spagnolo Julián Herranz - sono tutti di età superiore a quella richiesta per la partecipazione ad un futuro conclave, in modo che non ci sia ombra di dubbio sulla loro libertà nel ruolo di super partes.

Si tratta di cardinali che hanno ricoperto ruoli di grande responsabilità. In questa caso hanno avuto il permesso di convocare anche i capi dicastero con l'autorità necessaria per raccogliere più informazioni possibili.

Il Verbale raccoglie le confessioni di Paolo Gabriele, l'aiutante di camera del Papa, detenuto da 26 giorni e che sembra abbia collaborato ampiamente con le autorità vaticane.

Con discrezione sono state raccolte anche le testimonianze di alcuni cardinali, non come indagati ma come persone informate su quanto accade in Vaticano. Tra questi il cardinale Giovanni Battista Re, per la sua esperienza ventennale nella Curia, prima alla Segreteria di Stato e poi come prefetto della Congregazione dei Vescovi.

Le indagini disposte dai magistrati del Vaticano sono state affidate alla Gendarmeria, che hanno arrestato Gabriele, con la accusa di furto di documenti riservati dall'appartamento pontificio.

I documenti sottratti da Gabriele sono molti, come accertato dalla Gendarmeria nella perquisizione della sua casa dove abitava con la moglie e i tre figli. Alcuni di questi sono già stati pubblicati, per gli altri, secondo il portavoce Vaticano padre Federico Lombardi, ci si attende che vengano rivelati dai mass media.

Il quarantaseienne Paolo Gabriele è entrato in Vaticano da giovane, faceva le pulizie in Segreteria di Stato. La sua fortuna è stata quella di entrare a servizio del prefetto della Casa pontificia, monsignor James Harvey. Dopo tanti anni a servizio di Monsignor Harvey, nel 2006 è diventato l’aiutante di camera del pontefice Benedetto XVI.

Per il furto aggravata della corrispondenza del Papa rischia una pena pesante. Ma da quando ha iniziato a collaborare con gli inquirenti la sua posizione giudiziaria si è alleggerita. Se si mostrerà sincero e dirà tutto quello che sa, il Papa potrebbe pure graziarlo.

Innumerevoli sono le domande che le autorità vaticane stanno rivolgendo all’arrestato.

E’ evidente che l’aiutante di camera del Papa, abbia agito su ordine e indicazione di qualcuno di cui non si conosce ancora l’identità.

La stampa si è sbizzarrita sulle ipotesi di chi sia l’organizzazione o il gruppo di potere a cui il sig. Gabriele rispondeva.

Si presume che le indagini forniranno una risposta a questo interrogativo e a molti altri..

Indipendentemente dall’esito delle indagini nell'udienza generale del 30 maggio, il pontefice Benedetto XVI ha respinto le “illazioni gratuite” formulate dai mezzi di comunicazione di massa, ed ha riconfermato la fiducia ai suoi più stretti collaboratori. 

“Si sono moltiplicate – ha precisato il Papa – illazioni, amplificate da alcuni mezzi di comunicazione, del tutto gratuite e che sono andate ben oltre i fatti, offrendo un’immagine della Santa Sede che non risponde alla realtà”.

“Desidero per questo –ha concluso Benedetto XVI – rinnovare la mia fiducia, il mio incoraggiamento ai miei più stretti collaboratori e a tutti coloro che quotidianamente, con fedeltà, spirito di sacrificio e nel silenzio mi aiutano nell’adempimento del mio ministero”.

In un'intervista rilasciata a L’Osservatore Romano, il cardinale Angelo Sodano ha spiegato: ''L'insinuazione di manovre varie mi ha meravigliato, perché diversità di opinione non significa divisione. Quante volte ho votato in riunioni di cardinali, senza mai stupirmi che un confratello votasse a favore e l’altro contro. Amici eravamo e amici rimanevamo. Alla fine, alla luce dei vari voti, il Santo Padre poteva così decidere liberamente, con tutti gli elementi di giudizio che gli venivano offerti. Ciò succede pure nei concistori, ai quali sono invitati tutti i porporati del mondo”.

Concetto ribadito dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che ha indicato di vivere gli eventi delle ultime settimane ''in grande unione col Santo Padre, con un'adesione totale, come quella che come cardinale gli ho promesso il giorno che mi ha creato cardinale: essere con lui usque ad effusionem sanguinis (fino all'effusione del sangue)”.

La solenne formula è pronunciata dal Papa al momento della imposizione della berretta ai cardinali "accipite biretum rubrum (accettate la berretta rossa)" e dell'assegnazione del titolo o della diaconia.

Il grande polverone sollevato sembra evidentemente mirato ad indebolire, minacciare, spaventare e ricattare il Pontefice, il quale sta dando una grande prova di solidità, coraggio e trasparenza.

A tutti sono tornate in mente le parole che il cardinale Joseph Ratzinger pronunciò il Venerdì Santo nella Via Crucis del 2005, poco prima di entrare in Conclave e uscirne come Papa.

Disse il cardinale Ratzinger: “Quanta sporcizia c'è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!".

"Signore – disse l’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina delle Fede -, abbi pietà della tua Chiesa... Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare anche noi. Salva e santifica la tua Chiesa. Salva e santifica tutti noi".

Più volte in questi giorni abbiamo sentito prelati e officiali di Curia che hanno ribadito la frase del vangelo di Matteo in cui Gesù dice: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa..

“Non praevalebunt” è il motto che campeggia in prima pagina sotto la testata de L’Osservatore Romano.