Presentato nel Parlamento dello Sri Lanka il progetto di legge anticonversione

La Chiesa avverte che potrebbero essere a rischio molte attività caritatevoli e missionarie

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COLOMBO, venerdì, 11 giugno 2004 (ZENIT.org).- La Chiesa dello Sri Lanka ha accolto con sorpresa e preoccupazione il fatto che alcuni monaci buddisti – che nelle elezioni dell’aprile scorso hanno formato un partito politico ottenendo nove seggi al Parlamento – abbiano presentato ufficialmente all’Assemblea legislativa del paese una proposta di legge “anticonversione”.



Il “Documento anticonversione” prevede fino a sette anni di carcere per chi si macchi del delitto di “conversioni non etiche”.

La pubblicazione del testo sul Bollettino Ufficiale del Parlamento dello Sri Lanka ha sorpreso i Cattolici – come conferma “Fides” –, anche perché negli ultimi giorni i vescovi avevano cominciato, con incontri e contatti personali, a spiegare i motivi dell’opposizione della Chiesa a una misura di questo tipo.

I nove monaci buddisti che sono al Parlamento – dopo un’opzione di militanza politica che ha creato divisioni all’interno dello stesso contesto buddista – sono l’espressione di settori animati da un nazionalismo fondamentalista orientato a preservare l’identità buddista del Paese.

E’ per questo che il progetto di legge che è stato presentato dichiara apertamente la volontà di difendere il buddismo come religione dominante nello Sri Lanka e di voler arrestare le conversioni ottenute con mezzi fraudolenti – corruzione, assistenza sociale o benefici di qualunque genere.

“I monaci buddisti si sono ribellati ad alcune azioni di proselitismo portate a termine da sette protestanti – ha spiegato a “Fides” una fonte della Chiesa locale -, ma se questa legge sarà approvata ne pagherà il prezzo anche la comunità cattolica. Molte attività caritatevoli o missionarie potrebbero essere in serio pericolo”.

I monaci buddisti avevano già chiesto al Governo precedente di appoggiare questa misura, ma avevano ricevuto un rifiuto. Per questo hanno deciso di entrare in politica, creando dissensi in gran parte del mondo buddista, che si ispira a una filosofia di distacco dalle attività mondane.

Nel gennaio scorso, dopo alcune manifestazioni di fondamentalismo buddista che hanno portato alla distruzione di alcune chiese cristiane, i vescovi cattolici dello Sri Lanka hanno condannato in un comunicato ufficiale il proselitismo, difendendo il diritto di ogni persona di poter cambiare religione.

Hanno anche avvertito che la legge anticonversione “non farebbe altro che polarizzare la società in senso confessionale” e che “non risolverebbe il problema, perché anzi aumenterebbe l’odio tra comunità di religione diversa”.

La Chiesa chiede, invece, l’istituzione di una commissione congiunta, con rappresentanti del Governo e delle varie religioni, che affronti e risolva la questione, caso per caso.

Nel discorso rivolto all’ambasciatrice dello Sri Lanka presso la Santa Sede, la signora Sarala Manourie Fernando, in occasione dello scambio delle lettere credenziali (27 maggio 2004), Giovanni Paolo II aveva affermato: “La libertà religiosa, come espressione della dignità inviolabile della persona umana che ricerca la verità, è realmente il fondamento dei diritti umani”.

“Questa libertà, che, come voi avete notato, include anche il diritto di adottare a propria scelta una religione o un credo religioso, è stato riconosciuto da lungo tempo dalla comunità internazionale come un dritto umano fondamentale ed è custodito nella costituzione del vostro paese”, aveva poi asserito.

Chiarendo ancora che “è precisamente nel nome della libertà religiosa che la Chiesa cattolica, nel portare a compimento la sua missione, deplora fermamente tutti gli atti di violenza perpetrati a danno di terzi in nome della religione”.

“Così come rigetta ogni forma di proselitismo, inteso come tentativo di violare la libertà di coscienza di un’altra persona attraverso la coercizione morale e finanziaria”, aveva aggiunto infine il Santo Padre.

La Costituzione dello Sri Lanka attribuisce al buddismo una posizione privilegiata, ma garantisce ai fedeli di altre confessioni il diritto di praticare liberamente la propria fede. La popolazione del Paese, che è di quasi 20 milioni di abitanti, è per il 70% buddista, per il 15% induista, per l’8% cristiana (di cui il 6,7% è cattolica) e per il 7% musulmana.