Preservare la pratica del digiuno

Lo ha affermato l'arcivescovo di Sydney, intervenendo al Sinodo

| 830 hits

del card. George Pell

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 18 ottobre 2012 (ZENIT.org) – Riportiamo di seguito l’intervento di S. Em. R. Card. George Pell, Arcivescovo di Sydney, alla quindicesima Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi (17 ottobre 2012).

***
L’anno prossimo si celebrerà il 1700° anniversario dell’editto di Milano, con il quale l’imperatore Costantino promulgò la libertà di religione nell’Impero Romano.

In alcuni paesi europei e anglofoni le libertà religiose cristiane vengono limitate da tribunali, da norme, talvolta dai parlamenti. Ancora più gravi sono le persecuzioni violente dei cattolici in Medio Oriente, in Africa e in alcune parti dell’Asia.

La libertà di religione come diritto umano fondamentale per tutti i credenti rispettosi della legge dovrebbe essere un tema del messaggio finale e del dibattito dei circoli minori.

Di recente ho organizzato una cena per celebrare la fine del digiuno del Ramadam. Il mufti sunnita era seduto alla mia sinistra, il capo degli sciiti alla mia destra, con accanto rappresentanti ebraici. Il digiuno e la penitenza sono diventati l’argomento di conversazione della serata.

Ben presto è emerso che l’unico gruppo che digiuna meno della nostra Chiesa latina è quello costituito da alcuni protestanti. Sarebbe una rottura con la tradizione ebraica e cristiana se questa antica pratica scomparisse.

Ho elogiato i vescovi inglesi per aver reintrodotto la tradizionale astinenza del venerdì. Mi pare che occorrano un’analisi e un dibattito molto più ampi sulle conseguenze che la presenza islamica nel mondo occidentale ha sulla Chiesa e sulla nuova evangelizzazione. Se non altro devono essere portati avanti e intensificati gli sforzi per sviluppare dialoghi e amicizie interreligiosi a livello locale e nazionale.