Prima conferenza in Russia tra cattolici e musulmani

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MOSCA, domenica, 27 novembre 2005 (ZENIT.org).- La prima conferenza della storia tra rappresentanti della Chiesa cattolica e musulmani in Russia ha avuto luogo a Mosca il 24 novembre sul tema “Islam e cristianesimo: sulla via del dialogo”.



Realizzata in uno dei saloni della principale moschea della capitale russa, la conferenza ha commemorato il quarantesimo anniversario della dichiarazione “Nostra Aetate” del Concilio Vaticano II, sul rapporto tra la Chiesa cattolica e le religioni non cristiane.

Organizzata dal Consiglio Mufti della Russia, dalla Direzione Spirituale Musulmana per la parte europea della Russia, dall’Arcidiocesi cattolica della Madre di Dio di Mosca e dall’Istituto Teologico-Biblico “Sant’Andrea”, la conferenza ha rappresentato un importante passo avanti nei rapporti tra cattolici e musulmani in questo Paese, non solo in ambito sociale e culturale, ma anche negli atteggiamenti teologici.

Monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, Arcivescovo dell’Arcidiocesi della Madre di Dio di Mosca, ha segnalato che, “nel contesto che prevale attualmente tra le religioni del mondo, la conferenza acquista una rilevanza straordinaria quando non solo la nostra società locale, ma anche quella mondiale si trova a dover far fronte ad un periodo pericoloso”.

“Le varie religioni devono rispondere congiuntamente a questa situazione in modo degno ed adeguato. E’ nostro dovere morale e nostro dovere di cittadini”, ha affermato.

“E’ paradossale che, da un lato, il mondo moderno diventi sempre più secolarizzato e viva come se Dio non esistesse e dall’altro lato implori i leader religiosi: aiutateci, ogni nostra speranza è riposta in voi!”, ha proseguito monsignor Kondrusiewicz.

L’Arcivescovo ha poi affermato che, “anche se purtroppo la speranza che le religioni possano risolvere i problemi del mondo non ha dato i risultati sperati, abbiamo il dovere di insegnare al mondo, macchiato dalla disuguaglianza, dal relativismo morale, dalla xenofobia, dalla corruzione, dagli interminabili conflitti bellici e dal terrorismo, che il dialogo reciproco e la tolleranza tra credo diversi sono un modo per risolvere i problemi mondiali”.

E’ proprio in questo contesto di comprensione reciproca che la conferenza tra cattolici e musulmani in Russia ha deciso di celebrare i 40 anni della dichiarazione “Nostra Aetate”, promulgata al termine del Concilio Vaticano II (1962-1965).

Nel suo terzo capitolo, promuove per la prima volta una nuova e necessaria comprensione tra i cattolici e quanti professano l’islam, “che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente”. Vengono anche segnalati i dogmi comuni alle due religioni nate dalla tradizione di Abramo.

“Quarant’anni fa è iniziata l’epoca del dialogo e dell’unità tra le confessioni”, ha ricordato Ravil Gainutdin, Presidente del Consiglio Mutfi della Russia.

“Per la prima volta nella storia dei rapporti islamo-cristiani, la Chiesa ha visto nei musulmani non i nemici né gli eretici, ma i partecipanti con pari diritti alle relazioni tra l’umanità”, ha aggiunto.

Secondo lui, “la dichiarazione ‘Nostra Aetate’ ha gettato le basi per la cooperazione reciproca tra cattolici e musulmani su scala mondiale”.

Allo stesso modo, e ricordando il contributo del Papa precedente, Ravil Gainutdin ha osservato che “noi musulmani riconosciamo nella persona di Giovanni Paolo II un grande riformatore religioso, che ha influito profondamente sulla diffusione dell’idea del Concilio Vaticano II e sul dialogo tra le religioni”.

Da parte sua, padre Igor Byzhanov, Segretario per i Rapporti Religiosi del Patriarcato di Mosca, ha segnalato nel suo intervento alla conferenza che i principi della dichiarazione “Nostra Aetate” sono oggi più che mai attuali nella vita dell’Europa, dove le recenti manifestazioni di odio in Francia hanno messo in discussione l’esistenza della cultura musulmana e cristiana, anche in Russia.

“La Chiesa ortodossa russa può dare un buon esempio di dialogo pratico”, ha continuato padre Byzhanov, sostenendo che si tratta di “un dialogo ottimista e amichevole”.

“Se alla base dei rapporti tra le religioni c’è l’amore, allora non ci sarà posto per l’inimicizia, l’estremismo e il terrorismo”, ha aggiunto.

Non meno importante, all’interno della conferenza, è stata la dichiarazione congiunta che ha unito i partecipanti.

Il documento osserva testualmente che:
- “nella vita sociale si va ampliando uno spazio di attività incompatibile con le convinzioni religiose”;

- “i processi di globalizzazione, secolarismo e relativismo morale ignorano gli interessi e le esigenze delle organizzazioni religiose e dei credenti”;

- “il mondo non migliorerà risolvendo i suoi problemi solo nei limiti del secolarismo”.

I partecipanti si sono detti convinti che:

- “ogni uomo ha diritto alla libertà di coscienza e ad adorare in modo conforme alle sue credenze religiose”;

- “l’estremismo è estraneo al carattere religioso e il Dio Onnipotente non benedice la violenza e il terrorismo”;

- “l’intesa, il dialogo e la tolleranza tra vari credo sono una via per risolvere i problemi del mondo”;

- “le organizzazioni religiose hanno risorse sufficienti ad ottimizzare le attività delle persone a livello individuale e in comunità”;

- “le dottrine sociali cristiane e musulmane hanno punti in comune la cui conoscenza può smorzare le tensioni ed esortare allo studio di queste religioni mondiali ai fini di una collaborazione più fruttuosa”;

- “cristiani e musulmani devono fare tutto il possibile per rispondere congiuntamente alle esigenze dei tempi”.

Allo stesso modo, i partecipanti alla conferenza “Islam e cristianesimo: sulla via del dialogo” hanno considerato indispensabile lo scambio di documenti ed esperti tra le due religioni per approfondire la conoscenza di queste.