"Prima o poi Pio XII sarà Beato"

Ne è convinto padre Gumpel, postulatore della Causa di beatificazione di papa Pacelli, nonostante gli ostacoli che finora hanno rallentato il processo e impedito la firma del decreto

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 766 hits

“Al povero Pio XII è stato detto di tutto”. L’osservazione è di papa Francesco, rilasciata al giornale spagnolo La Vanguardia due settimane fa. Anche l’attuale Pontefice riconosce così che il suo predecessore che si trovò a sedere sul soglio di Pietro negli anni turbolenti della Seconda Guerra Mondiale e dell’occupazione di Roma, è vittima di un giudizio storico sommario e persino fallace. Ma a quali manovre vanno attribuite queste mistificazioni intorno alla figura di Pio XII? Soprattutto, si tratta di manovre che hanno rallentato il processo di Beatificazione del Papa che “in mezzo a San Lorenzo spalancò le ali”? E ora, a che punto si trova il processo? A queste e ad altre domande risponde nell’intervista che segue padre Peter Gumpel, gesuita, nominato nel 1983 relatore della Causa di Beatificazione di Pio XII.

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Padre Gumpel, secondo la vulgata, Pio XII fu un pontefice freddo, ieratico, distaccato dai fedeli. Lei che lo ha conosciuto di persona, cosa può dirci in proposito?

Padre Gumpel: Io ho conosciuto e incontrato varie volte in udienza privata Pio XII, fin da quando ero un giovanissimo insegnante di filosofia al Pontificio Collegio Germanico. Il primo incontro avvenne poiché fui convocato da lui, il quale voleva ringraziarmi di persona per un piccolo lavoro d’archivio che avevo svolto su sua richiesta. Fui accolto con una semplicità assoluta - senza tutti i formalismi che oggi vengono attribuiti a quell’epoca della Chiesa -, fui messo a mio agio sin da subito. Inoltre l’impressione che Pio XII trasmetteva era quella di una persona profondamente spirituale. Questo è ciò che posso dire facendo appello alla mia esperienza personale. Ma poi ci sono una serie di abitudini nel modo di relazionarsi con i fedeli da parte di Pio XII che confermano questa mia impressione. Per esempio lui usava svolgere udienze pubbliche in mezzo alla gente, in alcune grandi sale del Palazzo Apostolico che contenevano circa mille persone. Non faceva lunghi discorsi, piuttosto preferiva mischiarsi tra la folla e parlare con loro, accoglieva le richieste e confessava chi ne avesse bisogno. Come si può dire di un Papa del genere che fosse freddo, ieratico, distaccato? Si tratta di considerazioni costruite artificialmente, su basi ideologiche e lontane dalla realtà dei fatti.

Coloro che hanno costruito queste considerazioni sono forse gli stessi che considerano Pio XII espressione di una Chiesa arcaica, ultimo Papa pre-conciliare e dunque divergente dai suoi successori…

Padre Gumpel: Pio XII fu piuttosto un precursore del Concilio Vaticano II. Le cito a tal proposito un documento scritto per l’università di Marsiglia da padre Paolo Molinari (postulatore della Causa di beatificazione di Pio XII, ndr): Le presence de Pie XII au Concile Vatican II. Padre Molinari era membro della Commissione teologica del Concilio, pertanto poteva parlare di questo tema con grande competenza. Ebbene, egli confuta tutte le tesi circa la discontinuità tra Pio XII e Giovanni XXIII. Il lavoro di padre Molinari evidenzia che nei documenti del Concilio esistono 219 note con riferimenti alla dottrina di Pio XII: nessun autore è stato più citato di lui, né Sant’Agostino, né San Tommaso d’Aquino, nessun altro Padre della Chiesa. E non è tutto. Negli atti del Concilio sono presenti 1663 citazioni di Pio XII. Ciò che mi chiedo è: le persone che ritengono vi sia stata frattura dottrinale tra Pio XII e i suoi successori, hanno mai studiato questi documenti? Non credo, forse non hanno la conoscenza del latino e la competenza teologica per poterlo fare…

Il suo lavoro per la Causa di Beatificazione di Pio XII è finito da tempo. A suo avviso quanto c’è ancora da attendere prima che papa Pacelli sia iscritto nell’albo dei Beati?

Padre Gumpel: La Causa di Beatificazione per un “confessore” (colui che ha testimoniato la sua fede durante la vita terrena) segue una procedura molto meticolosa per documentare che il candidato abbia vissuto in modo esemplare e coerente al Vangelo. Procedura che si è svolta regolarmente nel caso di Pio XII. Abbiamo convocato e ascoltato 98 testimoni che l’hanno conosciuto in vari periodi della sua vita. Dopo di che io, che ero il relatore della Causa, ho raccolto e esaminato tutti i documenti presenti nell’Archivio vaticano. Successivamente, gli stessi documenti sono stati sottoposti a una commissione di storici che ha dovuto valutare, in mia presenza, se il materiale era esauriente, autentico, probativo. E ancora, la questione è passata poi a 9 teologi che hanno documentato che Pio XII ha esercitato tutte le virtù necessarie per la Beatificazione. A fine processo, come prassi, si è dovuta esprimere una commissione di 13 tra cardinali e vescovi di nazioni diverse, i quali hanno dato parere positivo su tutto l’iter di Beatificazione. Non solo, essi hanno pure espresso una raccomandazione al Papa, che era Benedetto XVI, affinché firmasse subito il decreto di approvazione. Firma che tuttavia non è avvenuta, non perché il Papa mettesse in dubbio le virtù di Pio XII, piuttosto - e ciò è comprensibile, in quanto tedesco - per non aver beghe con gli ebrei.

È giusto dunque attribuire all’intervento di alcuni settori del mondo ebraico il rallentamento della Causa?

Padre Gumpel: Anzitutto sottolineo che è molto opportuno parlare di alcuni settori e non della totalità degli ebrei. Come in tutti i grandi gruppi, si trovano persone eminenti, altre molto buone, altre mediocri e altre ancora che sono “mele marce”. Questo vale per gli ebrei e per qualunque altro gruppo. Fatta questa premessa, aggiungo che comprendo che gli ebrei avrebbero voluto una presa di posizione esplicita di Pio XII contro le deportazioni naziste. Ma a tal riguardo posso raccontare una mia personale esperienza. Io nel 1942 ero in Olanda, esiliato dalla Germania per motivi politici. Essendo un ragazzo cattolico, il 26 luglio 1942 andai alla Messa domenicale e con mia grande meraviglia ascoltai la lettera pastorale dell’unico Arcivescovo olandese, mons. De Jong, che attaccava duramente l’occupazione tedesca dell’Olanda. La mia reazione spontanea fu duplice: dapprima apprezzai il coraggio di questo presule, in un secondo momento tuttavia compresi che un simile gesto avrebbe provocato una risposta dei nazisti. Ebbene, pochi giorni dopo, il 2 agosto, la Germania attuò un’accelerazione della deportazione degli ebrei dall’Olanda, inserendo nella lista anche quegli ebrei battezzati, tra i quali si ricordano Edith Stein e sua sorella. Alla luce di questa esperienza possiamo affermare che una simile protesta non ha salvato la vita di un solo ebreo, anzi ha avuto un effetto controproducente. Pio XII ne era a conoscenza, perciò decise di agire prudentemente.

Prudenza che molti interpretano come una connivenza tra Pio XII e il Terzo Reich…

Padre Gumpel: Anni fa è stato pubblicato negli Stati Uniti un libro che raccoglie contributi di grandi professori, edito da Joseph Buttom, persona liberale, che non è sospettabile di simpatie filo-cattoliche. Il volume, che s’intitola The Pius War, afferma che i difensori di Pio XII hanno vinto ogni singola battaglia, sfatando ogni opposizione, però non hanno ancora vinto la guerra. E per vincere la guerra, aggiungo io, c’è bisogno dei mezzi d’informazione. Uno dei più grandi storici tedeschi, il prof. Konrad Repgen, mi scrisse in un’occasione che il lavoro meticoloso di noi storici è diffuso solo tra gli specialisti, mentre le masse “bevono” quanto gli viene propinato dai media, dove anche il primo idiota (come dice una citazione che mi è rimasta impressa) che racconta le più grosse stupidaggini, se le ripete più volte e attraverso canali a larga diffusione, diventa credibile alle orecchie della gente. A mio avviso l’opinione pubblica oggi è totalmente in mano a gruppi che sono ostili alla Chiesa, dunque anche a Pio XII.

È recentemente stato pubblicato un libro su un presunto progetto di Hitler per catturare Pio XII e deportarlo in Germania. Lei cosa sa di questa vicenda?

Padre Gumpel: Sono convinto che sia vero. Nell’ambiente tedesco a Roma, durante l’occupazione, circolava questa voce con una certa insistenza. Esiste la testimonianza di Nikolaus Kunkel, giovane tenente tedesco della sede del governatore militare di Roma, che rivela come si attendesse da un momento all’altro l’ordine di invadere il Vaticano. Non è la sola testimonianza da parte tedesca. C’è poi quella del generale Karl Wolff, Comandante supremo delle SS nel nord Italia, che ha rivelato direttamente a me e padre Molinari la questione. Sotto giuramento, affermò che ricevette personalmente da Hitler l’ordine di invadere il Vaticano e che riuscì però a sabotarlo. Molti pensano che lo disse per “lavarsi” la coscienza, ma a mio avviso invece fu una dichiarazione attendibile. In base a una mia esperienza personale, posso affermare che Wolff non era un criminale e nemmeno un bugiardo.

Nell’intervista rilasciata a La Vanguardia, papa Francesco si esprime espressamente a favore di Pio XII condannando le calunnie rivolte contro la sua figura. Come interpreta quest’atteggiamento?

Padre Gumpel: In un’altra intervista sullo stesso tema il Pontefice ha affermato che manca il miracolo per poter firmare il decreto per Pio XII. Affermazione che francamente mi lascia un po’ perplesso, in quanto l’attuale Papa ha sempre avuto grande devozione verso il primo sacerdote della Compagnia del Gesù, Pietro Favre, il cui processo di Beatificazione ha seguito una procedura anomala, ossia equipollente. Ciò vuol dire essenzialmente che esclude la necessità del miracolo. Di Beatificazioni avvenute senza miracolo ce ne sono del resto molte.

Crede che assisterà mai alla Beatificazione di Pio XII?

Padre Gumpel: Francamente non lo so, perché non sono un profeta… Personalmente sono però convinto che prima o poi si arriverà alla Beatificazione di Pio XII. Da storico posso constatare che spesso gli uomini di rilievo, subito dopo la loro morte, suscitano grandi reazioni negative. È solo nel corso del tempo, quando gli animi si raffreddano, che si compie una graduale rivalutazione.